“Superbonus, inflazione in calo e incognita sulla crescita.
Ecco i tre elementi che rendono alquanto complesso mantenere un profilo decrescente del debito e avvicinano il ricorso a una manovra correttiva”.
Lo scrive Dino Pesole sul Sole 24 Ore spiegando che la manovra sarà “da varare con ogni probabilità a fine giugno, in coincidenza con l’assestamento di bilancio anche per dare un segnale alla Commissione europea che proprio in quei giorni aprirà una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo.
E comunque sia dopo l’atteso appuntamento elettorale delle europee.
Si parte dal risultato del 2023 quando il rapporto debito/Pil si è attestato al 137,3%, al di sotto del livello stimato dalla Nadef dello scorso settembre (140,2%).
Per il 2024 con l’inflazione in calo il debito potrebbe risultare di nuovo in aumento rispetto allo schema definito nella Nadef: con il deflatore del Pil al 2,9% e un Pil nominale al 4,1% era prevista una modesta discesa del rapporto debito/Pil al 140,1%.
L’incognita – spiega Pesole – riguarda la nuova asticella del Pil, che il Governo fissa attorno all’1% (due decimali in meno rispetto alla stima della Nadef) ma che potrebbe ridursi fino allo 0,7% previsto dal Fmi (1,1% nel 2025) e dalla Commissione europea (in autunno era lo 0,9 per cento).
Dell’attuale contesto geopolitico si darà conto nel Def, e l’incertezza la fa da padrone.
Del resto l’eredità del 2023, con il deficit esploso a quota 7,2% a causa del superbonus (ma il conto finale sarà anche più salato), evidenzia quasi due punti in più rispetto al 5,3% previsto dal Governo.
Per l’anno in corso si va nei dintorni del 4,5% ma non sarà facile centrare l’obiettivo.
In questo contesto si collocano i prossimi passaggi previsti in sede europea, che vedranno un primo step, una volta celebrate le elezioni per il nuovo Parlamento, attorno al 21 giugno nella definizione della ‘traiettoria tecnica’ prevista dalle nuove regole del Patto di stabilità per i paesi con un debito/Pil che supera il 60% e con un deficit che ecceda il 3 per cento.
Sulla base della traiettoria di riferimento – conclude – gli Stati membri incorporano quindi il percorso di aggiustamento fiscale nei loro piani strutturali fiscali nazionali a medio termine da presentare nel prossimo mese di settembre”.








