Stefano Folli su Repubblica osserva: “Due temi hanno rimesso la politica estera al centro della scena. Si può obiettare che la crisi internazionale non ha mai lasciato il palcoscenico, eppure il quadro cambia di continuo: dall’Ucraina al Venezuela”.
Lo scrive ricordando che “dei due aspetti, il primo è al centro della riunione del Consiglio supremo di Difesa, sotto la presidenza di Sergio Mattarella. È servito a ribadire la posizione italiana di sostegno a Kiev contro l’invasione russa, forse mai così violenta come negli ultimi giorni: quell’invasione che una volta di più ha suscitato la condanna del capo dello Stato nel suo recente discorso al Parlamento tedesco.”
In pratica, tuttavia, l’Italia sconta tutte le indecisioni e le contraddizioni europee rispetto all’Ucraina.
Appoggio politico, sì, senza dubbio. Appoggio materiale con invio di armi decisive, non c’è un’intesa generale.
Per una serie di ragioni domestiche che si riflettono sul piano delle relazioni all’interno dell’Unione.
A Giorgia Meloni va riconosciuto il merito di aver tenuto una linea chiara a sostegno degli ucraini aggrediti.
Nella maggioranza, gli argomenti del Cremlino sono difesi con antica coerenza da Salvini e dai suoi fedeli.
Quanto all’opposizione, i distinguo sulla politica estera sono evidenti nelle posizioni dei Cinque Stelle e del binomio Avs, mentre il Pd è abbastanza tiepido, diciamo così, in alcuni settori.
In particolare, tra Salvini e Conte la linea è speculare, con l’ovvia differenza che all’opposizione non si hanno responsabilità e quindi è più facile il gioco di dire e poi smentire.
C’è poi un secondo tema internazionale che si è fatto strada in modo perentorio.
Riguarda il cooperante Alberto Trentini, prigioniero da un anno nel Venezuela di Maduro senza che siano mai stati chiariti i motivi dell’arresto.
L’italiano potrebbe esser diventato la pedina inconsapevole di un possibile ricatto.
Di fatto si è creato un intreccio fra questo caso e la pressione militare messa in atto da Trump contro il regime di Caracas.
Il che non è di sicuro una buona notizia per Roma.
Maduro potrebbe collegare la liberazione del recluso a un gesto del nostro governo, ossia a una presa di distanza dall’operazione americana.
“Forse non sarà così – conclude – ma l’ipotesi non è campata in aria”.








