Lucio Caracciolo su Repubblica indica i due principali ostacoli all’attuazione del piano di pace di Trump per il Medio Oriente: le parti in causa. Anzitutto Hamas.
Chi ha diritto di parlare per l’organizzazione che ha scatenato il massacro del 7 ottobre?
Non si hanno notizie sulla salute dei suoi capi scampati alla morte nel raid israeliano, dopo che i predecessori sono stati fatti fuori.
Per convincere le milizie ancora annidate nei tunnel e fra le macerie della Striscia che operano di fatto in autonomia ci vorrebbe un leader riconosciuto da tutti.
Sufficientemente carismatico.
Non c’è o se c’è non si fa vedere.
Né basterebbe un comunicato ufficiale di generica accettazione del “Piano” da parte di qualcuno che pretenda di parlare per Hamas.
Decisiva sarà forse la battaglia politica già in pieno corso nello Stato ebraico.
Mai come oggi i poteri sono divisi, a partire dall’intelligence.
E il capo dell’Idf aveva da tempo fatto conoscere a Netanyahu e al mondo la sua avversione per l’attacco a Gaza City, troppo rischioso e non dirimente.
La guerriglia dei tunnel può continuare per anni via sortite mordi e fuggi.
Certo i soldati israeliani non amano fare i poliziotti a vita. E viceversa.
Il piano americano raccoglie la linea dei vertici dell’Idf e smentisce Netanyahu.
Per quale motivo Bibi dovrebbe rinunciare a sabotarlo e continuare la guerra che non vuole finire, comunque non a queste condizioni?
Intanto Smotrich e Ben Gvir, ministri dell’ultradestra teocratica, sparano a zero sul piano Trump.
L’opposizione si riorganizza e punta a elezioni entro febbraio.
Secondo alcuni sondaggi potrebbe farcela.
Infine, l’incognita strategica.
Netanyahu continua a lasciarsi aperta l’opzione di un nuovo attacco all’Iran per distruggere i 450 chili di uranio nascosti dal regime in un luogo che lui afferma di conoscere.
Se ci riuscisse, otterrebbe di liquidare in un colpo il programma atomico iraniano, forse far saltare il regime, quindi lo Stato, per portare a termine il mai abbandonato sogno del Grande Israele, di cui Gaza sarebbe periferia.
Il bottino vero è la Cisgiordania, ovvero Giudea e Samaria, dove i coloni avanzano con l’appoggio di Smotrich.








