Un pezzo del Pnrr alle imprese, per provare a tirare i fondi europei fuori dal pantano.
Quattro miliardi, sotto forma di crediti d’imposta, da girare sugli investimenti green.
È la bozza del Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), che Repubblica ha avuto modo di consultare, a svelare la mossa del governo.
Che si affida al soccorso esterno, perché i ministeri, le Regioni e i Comuni fanno fatica a spendere i soldi del Piano di ripresa e resilienza.
Al contrario – è il ragionamento alla base del tentativo – le imprese sono pronte a utilizzare gli incentivi: lo stanno già facendo con il Piano transizione 4.0, investendo in attrezzature, macchinari e piattaforme, per spingere gli investimenti che hanno a che fare con l’innovazione tecnologica.
E ora, riporta un passaggio del Pniec, spazio al “paradigma 5.0, in un’ottica strettamente orientata verso la transizione ecologica”.
C’è anche un’altra ragione che spinge l’Esecutivo a impiegare 4 miliardi per i crediti d’imposta, una delle tre voci, insieme ai progetti delle partecipate di Stato e alle filiere verdi, di RepowerEu, il capitolo aggiuntivo del Pnrr che andrà chiuso entro la fine di agosto.
E la ragione è che gli incentivi garantiscono un impiego automatico; insomma i soldi non rischiano di perdersi tra bandi, procedure e assegnazioni, come sta avvenendo per gli asili nido, le strutture sportive e le colonnine elettriche.
Una scelta tutt’altro che inedita, fatta già dal governo guidato da Mario Draghi, e che ora viene ampliata, a fronte di una spesa che è inchiodata.
Sullo sfondo, infatti, ci sono i dati contenuti nella relazione semestrale sul Pnrr: nei primi due mesi dell’anno è stato impiegato poco più di un miliardo.
Ecco allora che la destra al governo guarda, con atteggiamento speranzoso, ad altri numeri, sempre relativi alla spesa: 5,5 dei 25,7 miliardi messi a terra fino a fine febbraio, da quando sono iniziati ad arrivare i soldi del Pnrr, fanno riferimento ai crediti d’imposta 4.0.
Aggiungendo quelli assorbiti dall’Ecobonus e dal Sismabonus, per l’efficienza energetica e la messa in sicurezza degli edifici, il valore delle somme messe sotto garanzia scavalla i 14 miliardi, più della metà di tutti i soldi spesi.
Alle imprese potrebbero andare anche più di 4 miliardi perché il nuovo capitolo del Pnrr è ancora sul tavolo della trattativa con Bruxelles.
Per questo fonti di governo precisano che l’importo fissato nel Pniec è “una proposta del ministero dell’Ambiente”.
Intanto lo schema è pronto: i crediti d’imposta andranno alle imprese residenti in Italia e a quelle straniere che qui hanno una sede operativa, a prescindere dalla dimensione e dal settore.
La concessione del beneficio, invece, sarà legata al valore complessivo degli investimenti e dei costi sostenuti per riconvertire l’attività in un’ottica green.








