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L’Italia sta per perdere i soldi Ue, ecco perché | L’analisi

Secondo quanto emerge da un’analisi degli ultimi dati pubblicati dalla Commissione europea sul portale Cohesion Data, a giugno 2023, l’andamento delle allocazioni dell’Italia si attestava solo al 67%. L’impiego dei fondi di coesione stenta ancora una volta a rispettare le scadenze. E con l’avvicinarsi della deadline del 31 dicembre 2023, ovvero la data entro la quale Roma dovrà aver speso e rendicontato tutti i 64 miliardi di euro – tra fondi Ue e cofinanziamento nazionale – provenienti dal ciclo di programmazione 2014-2020, la corsa contro il tempo si fa sempre più pressante. E i rischi di disimpegno ventilati a ogni fine di programmazione questa volta potrebbero concretizzarsi.

Un quadro che si affianca al lavoro costante del governo sul Pnrr che prosegue con interlocuzioni “positive” tra Palazzo Chigi e Palazzo Berlaymont e con una nuova cabina di regia convocata per lunedì dal ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto alla presenza della premier Giorgia Meloni. All’indomani dell’ultimo passo avanti sul Piano registrato con il via libera Ue alle modifiche degli obiettivi per la quarta rata, a Bruxelles i fari sono puntati sulla spesa dei fondi di coesione.

A preoccupare sono le risorse destinate alla Sicilia: su un totale di quasi 5 miliardi, tra Fondo di sviluppo regionale (Fesr) e Fondo sociale europeo (Fse), fin qui ne è stato speso circa il 63%, con il rischio di dover restituire a fine anno 1,6 miliardi. Una “sfida” per il governatore Renato Schifani che nei mesi scorsi ha avanzato la proposta di «una manovra correttiva da 823 milioni di euro» ora al vaglio di Bruxelles e tesa a ridurre al minimo le possibilità di perdere risorse.

Quella della Sicilia risulta tuttavia una delle performance peggiori tra le Regioni italiane, che invece nel complesso registrano un andamento medio di spesa dell’80%. Un dato positivo, nella visione di Palazzo Berlaymont, dove circola comunque fiducia nel colpo di coda finale delle amministrazioni, che tradizionalmente salva i fondi strutturali dal disimpegno, permettendo all’Italia di centrare gli obiettivi. A rimanere indietro in questa corsa contro il tempo ci sono però anche i programmi nazionali. Il loro andamento a giugno si fermava al 53%, complice anche l’aggiunta delle risorse straordinarie arrivate con ReactEu, il programma nato insieme al Recovery fund, che hanno aggiunto pressione alle amministrazioni già in difficoltà.

E le spese delle risorse della coesione si intrecciano a quelle del nuovo Pnrr messo a punto dal governo Meloni e ora al vaglio di Bruxelles. Gli emendamenti prevedono il dirottamento di alcuni progetti verso i fondi Ue del settennato 2021-2027. Il tutto, ha assicurato Fitto, senza che si verifichi alcun “definanziamento” del Piano. Al contrario, ha ribadito il ministro, in questo modo «si evita la perdita del finanziamento» del Pnrr «in corso d’opera» grazie alle scadenze più dilatate del nuovo ciclo di programmazione Ue rispetto alla rigida deadline del 2026 del Recovery.

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