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Dietro la vittoria di Trump cominciano a spuntare i primi ostacoli | L’analisi di Lucio Caracciolo

Lucio Caracciolo su Repubblica parla degli ‘ostacoli dietro la vittoria’: “Donald Trump – scrive l’editorialista – è il presidente, non il padrone degli Stati Uniti.

Tantomeno l’imperatore del mondo.

La scena americana e quella planetaria sono in fase di accelerata mutazione, come sempre accade nelle transizioni egemoniche.

Il sole a stelle e strisce sta tramontando senza che nessuno sia in grado di prenderne il posto.

Ne deriva anarchia geopolitica ed economica, eccitata dal panico di chi abituato a orientarsi sulla stella fissa è senza riferimenti.

Vale per amici e nemici del numero uno in panne.

Per chi come noi è parte dell’ecumene occidentale in contrazione e per i suoi avversari sempre più numerosi e disinibiti.

Tre osservazioni invitano a considerare gli ostacoli contro cui Trump rischia di inciampare.

La prima riguarda i rapporti di forza nel sistema americano in decomposizione.

Il presidente è stato eletto per causa di questa crisi, ma ora dovrà gestirla.

Anzitutto, la frattura scomposta e incomponibile fra popolo ed élite, ovvero fra deplorevoli bifolchi e arroganti senza patria, stando alle invettive reciproche.

Due nazioni. O almeno due modi opposti e incompatibili di sentirsi americani.

Democratici e repubblicani non si sopportano.

La seconda nota – sottolinea Caracciolo – riguarda le resistenze dei burocrati e dello Stato profondo.

Trump conta su Congresso, Corte Suprema e Casa Bianca.

Vedremo fino a che punto.

Ma le tecnocrazie che dovrebbero eseguire i suoi decreti ribollono di dirigenti e funzionari che lo detestano. E che considerano dovere patriottico ostacolarlo.

La misura del suo potere l’avremo fra qualche mese, ad amministrazione insediata.

Dai malanni interni deriva infine il ripido declino dell’impegno dunque dell’influenza americana nel mondo.

Fin qui i dati. Poi ci sono le incognite. E le sorprese.

Una è in agguato dove Trump meno se l’aspetta (o forse sì, ma allora recita bene).

Si chiama Elon Musk.

‘È nata una stella’, ha proclamato il presidente nel giorno del trionfo.

Una stella, appunto, non un pianeta.

Musk – conclude – non riflette la luce del sole Trump perché emette la sua.

Ed è abituato a muoversi per conto proprio”.

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