Luca Fraioli su Repubblica invita a ‘dare ascolto alle Cassandre sul clima’: “Un ‘ambientalismo non ideologico’.
Osservando i laghi che spariscono nella riarsa Sicilia, o le fiamme che minacciano i turisti in Puglia, o ancora l’Adriatico che ribolle toccando temperature mai raggiunte prima – scrive l’editorialista – torna in mente lo slogan usato dai leader del centrodestra italiano per attaccare la Commissione Ue uscente.
E dopo il voto europeo, la richiesta di un “ambientalismo non ideologico” (vale a dire lo smantellamento del Green Deal europeo) è stata la condizione posta dalla premier Giorgia Meloni per dire sì alla riconferma di Ursula von der Leyen.
Si isolano i singoli eventi (dal Po in secca alla Romagna sott’acqua, dall’invasione del granchio blu al crollo di produttività di vigneti e uliveti) e li si classifica come emergenze separate, indipendenti.
Un goffo tentativo di tappare una falla, e poi un’altra e poi la successiva, non sapendo (o facendo finta di non sapere) che è l’intera diga che rischia di cedere se non si rimuovono le cause del problema.
Da decenni i climatologi – ricorda Fraioli – hanno previsto ciò che sarebbe accaduto, anche alla nostra Italia, con la Penisola divisa in due: un Nord colpito da precipitazioni sempre più estreme, un Sud assetato per la siccità.
Ma gli scienziati del clima sono stati spesso considerati delle Cassandre, degli uccelli del malaugurio.
Meglio non sapere.
La scarsa lungimiranza di chi è al governo si sposa con quella di parte importante del mondo imprenditoriale, anche di quel settore agricolo che pure sta già pagando un prezzo altissimo ai cambiamenti climatici.
E allora dovremmo essere grati alle istituzioni europee che, sfidando l’impopolarità, i trattori e il letame nelle vie di Bruxelles, si fanno carico di ciò che molti esecutivi nazionali, a cominciare dal nostro, non hanno la competenza o la forza di fare: trainarci verso una transizione ecologica che permetta a noi e alle future generazioni di gestire l’inevitabile (siccità e alluvioni ormai all’ordine del giorno) ed evitare l’ingestibile (quel che potrebbe accadere se le temperature globali sfondassero il tetto dei 3 gradi in più).
Aiuterebbe se la premier Meloni – conclude – avesse d’ora in poi un approccio non ideologico alle questioni ambientali”.








