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Debito pubblico: nel 2025 da rinnovare 350 miliardi. La prudenza del governo nella legge di Bilancio è apprezzabile | L’analisi di Unimpresa

Quasi 350 miliardi di euro di debito pubblico da rinnovare entro il 2025.

Lo rilevano gli analisti di Unimpresa in una nota.

Fino al termine della legislatura i bot, i btp e i cct in scadenza valgono, complessivamente, 839 miliardi.

Secondo il Centro studi di Unimpresa, nei prossimi 10 anni, scadono titoli pubblici della Repubblica italiana per un totale di 1.900,9 miliardi, pari al 77,9% del totale complessivo di 2.439,2 miliardi, mentre il periodo successivo, ben più ampio, dal 2035 al 2072, presenta scadenze per 538,3 miliardi, corrispondenti al 22,1% del totale.

“La prudenza mostrata dal governo con la legge di bilancio del 2025 è apprezzabile. Il quadro macroeconomico non consente azzardi di alcun tipo.

Le emissioni si intrecciano con il dibattito sulla politica economica nazionale, in cui il governo è chiamato a sostenere una crescita ancora fragile attraverso misure che richiedono risorse ingenti”, ha detto il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

“Dalle riforme strutturali legate al Pnrr alla gestione dell’inflazione, il quadro economico interno richiede un mix di stabilità e flessibilità.

In questo scenario, la gestione del debito pubblico e delle relative emissioni diventa non solo una questione tecnica, ma anche un banco di prova politico per la credibilità dell’esecutivo sul piano economico e finanziario.

A livello internazionale, inoltre, l’incertezza derivante dalle politiche monetarie della Federal Reserve americana e della Bce, incide profondamente sulle strategie di emissione.

L’aumento dei rendimenti obbligazionari, soprattutto nei titoli a lungo termine, impone una riflessione sulla distribuzione temporale delle emissioni, con una possibile preferenza per titoli a breve e medio termine per contenere i costi complessivi del servizio del debito”.

“In questo quadro non possiamo ignorare le responsabilità dell’Europa.

La reintroduzione delle regole fiscali, annunciata come una panacea, rischia di strangolare ulteriormente un Paese che, per quanto criticabile, sta cercando di restare a galla.

La Commissione europea ci guarda come un genitore severo, pronto a infliggere punizioni ma restio a offrire soluzioni concrete”, ha aggiunto Ferrara.

“E noi siamo costretti a camminare su una corda tesa, con un piede nel burrone della recessione e l’altro nella palude dell’instabilità politica.

Il vero nodo – ha aggiunto il presidente di Unimpresa – è la credibilità.

Il governo deve dimostrare di essere in grado di gestire il debito non solo con numeri e tabelle, ma con una visione di lungo periodo.

Le emissioni di bond, la gestione dei tassi, le riforme strutturali: tutto questo va inserito in un contesto di crescita reale, non di promesse da campagna elettorale.

Il rischio è che, senza un cambio di passo, il debito diventi non solo una questione economica, ma un problema di democrazia.

Perché un Paese che vive sotto il peso del debito è un Paese meno libero, meno autonomo, e sempre più alla mercé degli umori dei mercati”.

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