Davanti alla minaccia dei dazi al 30% da parte degli Usa dal 1° agosto, i produttori di vino e Prosecco italiani non si fanno scoraggiare e anzi preparano le loro contromisure.
Secondo l’imprenditore veneto Sandro Bottega a capo di Bottega SpA, tra i produttori più prestigiosi di Prosecco, “gli americani saranno i primi a pagarne le conseguenze, anzitutto con un aumento dei prezzi, con una contrazione delle attività delle loro società di importazione e soprattutto con una riduzione della loro qualità di vita, visto che i prezzi dei prodotti di importazione avranno costi proibitivi”.
E aggiunge: “La speranza è che almeno tutto questo attragga più turisti americani in Europa e in Italia in particolare. Quanto invece ai prodotti americani, ovviamente, la risposta degli europei difficilmente sarà positiva perché, al di là dell’economia, ci sarà una reazione culturale”.
I produttori del rinomato vino Chianti italiano hanno chiesto una nuova strategia di esportazione sostenuta dall’UE e mirata a mercati come il Sud America, l’Asia e l’Africa.
“Non ha senso piangersi addosso. Dovremmo considerarla un’opportunità per accelerare una nuova strategia di esportazione, concentrandoci su mercati alternativi e più stabili”, ha affermato Giovanni Busi, presidente del Consorzio Vino Chianti, un’associazione che riunisce i produttori di vino Chianti della Toscana, secondo quanto riferisce Reuters.
Lo scorso anno, secondo Federvini, il Belpaese ha esportato negli Stati Uniti vini, liquori e aceti per un valore di 2 miliardi di euro (2,3 miliardi di dollari), pari a un quarto delle sue vendite globali.
Busi ha identificato il Sud America, l’Asia e l’Africa come mercati fondamentali per il vino italiano, citando Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay come regioni con un significativo potenziale di crescita.
Ha inoltre sottolineato l’aumento della domanda nei mercati asiatici, tra cui Cina, Giappone, Vietnam e Taiwan, sottolineando la necessità di strategie di promozione e distribuzione mirate.
“Anche l’Africa e l’India sono aree in cui il consumo di vino sta iniziando a diffondersi”, ha aggiunto, incoraggiando sforzi strutturati per penetrare questi mercati.
Matteo Lunelli, amministratore delegato del Gruppo Lunelli, produttore di spumante, parlando con Repubblica, ha sposato questa linea: “Gli Stati Uniti sono stati il nostro primo Paese, ora dobbiamo prestare maggiore attenzione ad altre aree”.
I produttori di Prosecco vendono circa 130 milioni di bottiglie all’anno agli Stati Uniti, circa il 30% delle loro esportazioni totali, per un valore di quasi 500 milioni di euro.“L’incertezza prolungata pesa sulle scelte strategiche delle aziende, speriamo in una decisione definitiva e ragionevole”, ha dichiarato in un comunicato il presidente del Consorzio Prosecco Giancarlo Guidolin.








