Stefano Folli, su Repubblica, descrive la crisi ucraina e le crepe politiche in Italia: Gli aspetti da verificare sono numerosi, con alcuni punti fermi. In primo luogo, l’Italia ha rifiutato di allinearsi alla nuova retorica trumpiana, in sé grottesca: non ha di sicuro accreditato la tesi che l’aggressore, l’iniziatore della guerra, sia Kiev e non Mosca.
Come è logico, si tratta di un elemento essenziale per rovesciare il racconto della guerra. Lo accetta il regime di Budapest, per fortuna lo respinge il governo italiano. Quanto meno nella persona della premier, perché invece il suo vice, Matteo Salvini, aderisce con entusiasmo infantile al trumpismo ammiccante al Cremlino.
L’altro punto fermo, osserva Folli, consiste nell’aderire con convinzione alla linea della Nato, definita dal segretario Mark Rutte. È all’Alleanza che l’Italia meloniana assegna il compito di riproporre quel che resta dello spirito euro-atlantico. Il che rischia di essere una mera illusione, ma è pur sempre l’unica strada realistica.
Nella Nato si possono risolvere i problemi aperti: dall’aumento sostanzioso delle spese per la difesa comune, alla necessità di dare maggior forza alla gamba europea, all’eventuale dispiegamento dei soldati in Ucraina. Quest’ultimo è tema per ora prematuro, ma da considerare in un futuro forse non troppo lontano.
E veniamo al nodo che alimenta da tempo il dibattito interno. In sostanza, le intemerate filo-Trump (e filo-Putin) del leghista Salvini non sono viste come minaccia alla stabilità del governo. E si capisce. Non solo riguardano meno di un terzo dei parlamentari di maggioranza, ma non sono prese sul serio in mancanza di una strategia che non sia solo velleitaria.
In un momento in cui gli imprenditori del Nord-Est temono per i dazi, l’ultima cosa che possono augurarsi è una crisi dell’esecutivo e un lungo vuoto di potere. Per cui le contraddizioni ci sono e anche gravi, ma si ritiene che la premier sia in grado di gestirle.
Del resto, le stesse fratture si riproducono nell’area della sinistra, finendo in modo paradossale per rinforzare il governo. Strano ma vero. Per un Pd — atteso in piazza il 15 marzo — che tiene una linea europeista senza colpi d’ala e comunque sperimentata, ci sono i 5 Stelle di Giuseppe Conte, che continuano a chiedere il disarmo dell’Ucraina. Come si può alimentare, conclude, “un’ipotesi di alternativa alla destra su queste basi?








