Alessandro De Angelis si sofferma sullo stop della Consulta al referendum sull’Autonomia e parla di “sollievo per Meloni”: “La Corte – scrive l’editorialista – non ammette il referendum sull’Autonomia, ed è una scelta che, innanzitutto, fa chiarezza. Perché, dopo la sentenza (sempre della Corte) che lo scorso dicembre aveva sostanzialmente demolito la legge Calderoli, l’oggetto del contendere appariva quantomeno confuso: gli elettori, se fosse stato ammesso il quesito, avrebbero dovuto votare solo sul «titolo» di una riforma monca. La Corte, dunque, ha evitato il pasticcio. Politicamente, gli effetti sono tre, per nulla banali.
Il primo è che toglie la bandiera leghista dalla discussione pubblica, riportandola in Parlamento, dove andrà ricucito il suo buco sui punti chiave. Di certo, questa decisione toglie un problema a Giorgia Meloni e Antonio Tajani. La mina è disinnescata: nell’immediato evitano l’imbarazzo di dover mettere la faccia nella campagna referendaria su una riforma che fa perdere voti al Sud; nel medio periodo, possono confidare nella discussione del Parlamento per dilatare i tempi di approvazione.
A Salvini invece – prosegue De Angelis – viene meno il vessillo, sia pur simbolico. E questo avviene nel momento di più acuta tensione col suo partito nel Nord, amplificata dalla vicenda del terzo mandato. Se possibile, dentro la Lega, sarà ancora di più «sotto processo» e fragile nel rapporto con gli alleati.
Il secondo effetto riguarda le opposizioni, che avevano affidato alla mobilitazione referendaria la loro «campagna di primavera». Sia chiaro: sarebbe stato comunque complicato raggiungere il quorum sul pacchetto dei referendum, in un Paese ormai piuttosto disincantato verso questo tipo di consultazioni.
Senza l’Autonomia invece, il tema più sentito, restano il quesito sulla cittadinanza, non proprio popolare di questi tempi, e quello sul Jobs act, che peraltro è il più divisivo.
Di conseguenza, il terzo effetto è una certa «de-polarizzazione» del clima politico. Non ci sono le urne del referendum sul tavolo, le regionali poi si svolgeranno in autunno o nella primavera del prossimo anno: per diversi mesi, la politica italiana, piuttosto avvezza alla campagna elettorale permanente, sarà priva del suo gioco preferito. E senza diversivi – conclude – proseguirà l’ordinaria grande bonaccia di un governo senza ostacoli e di un’opposizione con pochi elementi unitari”.








