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Così le banche UE si preparano al passaggio al report di sostenibilità | L’analisi

Il sistema bancario è alla vigilia di una nuova fase che porterà nei prossimi anni a un incremento significativo della qualità e della conoscenza del set informativo in ambito Esg da porre a disposizione degli stakeholder, potendo per questa via contribuire al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità alla base delle più avanzate politiche economiche.

Ciò richiede nell’attualità un notevole impegno da parte di manager e consulenti e un conseguente consistente investimento in risorse umane, metodi e processi per la definizione del nuovo impianto, che cambierà le modalità di pianificazione, rendicontazione e comunicazione dell’informativa non finanziaria.

Da tempo le grandi imprese hanno cominciato a divulgare informazioni di natura non finanziaria legate all’impatto delle operazioni aziendali sull’ambiente e sulla società.

La svolta si è avuta con il dlgs 254/2016, che ha recepito la Direttiva 2014/95/EU Non Financial Reporting Directive (Nfrd), destinata agli enti di interesse pubblico (banche, assicurazioni, società quotate e che operano sul mercato dei capitali) di grandi dimensioni, introducendo l’obbligo di predisporre la Dichiarazione Non Finanziaria (Dnf) per integrare i fattori Esg (Environmental, Social and Governance) all’interno della rendicontazione finanziaria tradizionale.

Nonostante il nuovo adempimento abbia rappresentato inizialmente una sfida, da allora le banche, specialmente quelle più rilevanti, hanno proceduto a redigere dichiarazioni accurate e a rendicontare su un esteso ambito di dati e informazioni (fra gli altri: l’integrazione dei fattori Esg nei modelli di business; le attività per la transizione energetica; l’ammontare dei finanziamenti ambientali, dei prodotti di investimento Esg, delle obbligazioni sostenibili e della finanza sociale).

Si tratta di un processo che, se da un lato ha consentito di prendere più ampia consapevolezza e conoscenza della tematica, dall’altro ha richiesto, dopo un primo periodo di applicazione, un’opera di riordino e sistemazione.

Per questa ragione il 16 dicembre 2022 è stata pubblicata la Direttiva Ue 2022/2464 Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd) sulla rendicontazione societaria di sostenibilità, che modifica la direttiva Nfrd con la finalità di rafforzarne e standardizzarne gli obblighi e di limitare il fenomeno del greenwashing.

In sintesi, la Csrd: (i) amplia il perimetro di applicazione includendo progressivamente anche le grandi imprese non quotate, le altre banche e le pmi quotate; (ii) colloca la pubblicazione delle informazioni di sostenibilità in una sezione dedicata della Relazione sulla gestione; (iii) introduce il concetto di doppia materialità, ovvero la valutazione dell’Impact Materiality (prospettiva inside-out), e cioè gli impatti prodotti dall’azienda su ambiente e persone, e della Financial Materiality (prospettiva outside-in), e cioè i rischi e le opportunità di sostenibilità sul valore dell’impresa; (iv) prevede l’obbligo di una attestazione di revisione indipendente.

L’informativa di sostenibilità prevista dalla Csrd dovrà essere redatta, nei linguaggi Xhtml e Xbrl, secondo gli standard obbligatori fissati dall’European Financial Reporting Advisory Group (Efrag) e contenere le informazioni previste dalla c.d.

Tassonomia Ambientale introdotta dal regolamento Ue 852/2020.Sotto il primo profilo, a novembre 2022 l’Efrag ha presentato alla Commissione Europea, che li ha adottati a luglio 2023, un primo set di dodici European Sustainability Reporting Standards (Esrs), di cui due di carattere generale, cinque su clima e ambiente, quattro sugli aspetti sociali e uno sulla governance, replicando nella sostanza i principi già internalizzati nell’acronimo Esg.

Un secondo set di standard europei, inclusi quelli settoriali e per le pmi, sarà pronto per giugno 2024.

Circa le informazioni di natura ambientale, la Tassonomia Ue, all’interno dei sei obiettivi di sostenibilità identificati, considera un’attività economica come ecosostenibile se contribuisce in modo sostanziale al raggiungimento di uno o più di questi obiettivi ed è svolta nel rispetto di definite garanzie minime di salvaguardia e di puntuali criteri di vaglio tecnico, dovendosi in proposito misurare alcuni parametri di riferimento, quali il fatturato, la spesa in conto capitale e la spesa operativa, a essa associabili.

Il report di sostenibilità elaborato secondo lo schema previsto dalla Csrd dovrà confrontarsi, nel caso delle banche, anche con gli obblighi di disclosure richiesti dal Regolamento Ue 2019/2088 Sustainability Finance Disclosure Regulation (Sfdr), entrato in vigore a marzo 2021, che stabilisce specifiche regole di trasparenza in tema di sostenibilità a livello sia di soggetto o attività (entity level) che di prodotto (product level).

Per le imprese già soggette alla Nfrd, e fra questi le banche più grandi, le nuove disposizioni entreranno in vigore nel 2025 con riferimento all’anno finanziario 2024.

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