Massimo Adinolfi su Repubblica parla di inizio e fine democrazia in relazione al presidente Usa:
“Trump: di che cosa è il nome? Porre la questione in questi termini significa scartare subito da qualunque considerazione riguardi solo l’individuo che porta quel nome: l’immobiliarista, il personaggio televisivo, il miliardario”.
“Ma Trump – osserva l’editorialista – è forse il nome anche di qualcos’altro che si viene vistosamente consumando sotto i nostri occhi. Della dilapidazione di un capitale che non va semplicemente in fumo come i titoli in Borsa, perché non basterà un annuncio per ricostituirlo.
Mettiamola come la metteva un vecchio filosofo del diritto italiano, Alessandro Passerin d’Entrèves, nelle sue più celebri lezioni. Lo Stato, diceva Passerin d’Entrèves, può essere inteso anzitutto come una forza e allora c’è poco da fare e pure da ragionare: conta solo la potenza effettiva, e il modo in cui essa si impone senza altra giustificazione che non sia appunto l’esercizio di quella forza.
Ma lo Stato può essere tenuto in considerazione anche come un potere, cioè come una forza qualificata dal diritto il cui dominio può giustificarsi solo nei limiti della legge, della validità giuridica. Infine lo Stato si può presentare con un altro volto ancora: non con quello della forza e nemmeno con quello del potere, ma con il volto dell’autorità morale, di un’autorevolezza che non si fonda sulla forza e nemmeno sulla legge ma che anzi fornisce a essa un supplemento di decenza, legittimità e dignità.
La prima è una grandezza puramente fisica, la seconda una grandezza politico-giuridica, l’ultima una grandezza morale. Della prima si ha semplicemente paura, alla seconda si porta doveroso rispetto, nella terza, alfine, ci si riconosce. Di che cosa, insomma, è il nome Trump? Di un possibile collasso delle istituzioni democratiche dello Stato e della fine dei discorsi che ne dovrebbero considerare tutti i volti.
Nessuno infatti è così ingenuo da pensare che la forza non conti, ma nessuno dovrebbe rassegnarsi a pensare che solo essa conti. Nessuno è così cinico dal rinunciare a qualunque sostanza etica, ma tutti sanno che va assorbita a piccole dosi, se non si vuole finire dalle parti dello Stato autoritario. E nessuno – conclude – può pensare di fare l’una cosa e l’altra senza compromettere lo spazio intermedio della legge che i moderni hanno inventato per garantire libertà e diritti individuali.”








