Circa tre settimane fa ho pubblicato un intervento riguardante la nota e difficile situazione (per usare un eufemismo) nella quale si trova Chiara Ferragni a seguito delle inchieste che la riguardano. Mi sembra che quanto sta attualmente avvenendo confermi la validità dell’indicazione fornita a suo tempo e ogni giorno che passa rimarrà sempre più difficile rimettere insieme almeno i cocci di quello che veniva considerato “l’impero Ferragni”.
Il tema non è quello di salvaguardare la ricchezza dell’interessata (credo abbia accumulato risorse per vivere bene le prossime 10 generazioni senza fare più niente) ma l’attività nel suo complesso, per il cui salvataggio la Ferragini potrebbe anche perdere la proprietà, che vuol dire soprattutto posti di lavoro e opportunità per tutti gli stakeholders della sua galassia.
Riprendo quindi quanto scritto in precedenza con alcuni aggiornamenti:
La gestione del caos e/o delle controversie che coinvolgono personaggi pubblici, come nel caso della Ferragni, è una cosa decisamente complessa e richiede diverse competenze. Nessuno può pensare di risolvere il problema nel breve periodo anche chiedendo l’assistenza di una qualificata agenzia di comunicazione o di un importante studio legale. Occorre trasformare le attività dell’interessata in una impresa credibile basata su chiari valori che facciano riferimento ad un modello etico prima ancora che strategico e che quindi non siano solo il frutto di dichiarazioni o attività di circostanza ma che possano realmente convincere l’opinione pubblica di un reale cambiamento di passo.
Occorre pertanto identificare, in via prioritaria, un manager con una reputazione solida ed una esperienza consolidata che ci metta la faccia e che ami salvaguardare, consolidare e sviluppare quanto finora costruito piuttosto che rincorrere le luci della ribalta. Naturalmente dovrebbe essere lui a gestire il coordinamento e la complementarità con le attività legali e di comunicazione. In questa fase la signora Ferragni dovrebbe fare un passo indietro “accontentandosi” di un ruolo da azionista che le consenta di avallare certamente le azioni fondamentali del processo di riorganizzazione ma mantenendo da un punto di vista operativo il solo ruolo di Direttrice Creativa magari iniziando a pensare che potrebbe anche cedere la proprietà delle sue aziende.
Alcune considerazioni su cosa, a mio avviso, andrebbe fatto:
Realizzare innanzitutto una pianificazione di medio/lungo termine
Una strategia di medio/lungo termine è essenziale. Un manager dovrebbe essere in grado di sviluppare piani e strategie che vanno oltre la risoluzione immediata delle controversie, mirando a costruire una reputazione robusta e duratura nel tempo. Provo a sintetizzare le mie idee in 10 punti:
- Analisi approfondita della situazione: Comprendere appieno la natura delle controversie (al di là da quanto riportato dai media) e identificare le cause profonde che hanno scosso l’opinione pubblica è essenziale per sviluppare una strategia efficace. Come abbiamo visto nel caso dell’hotel di Champoluc mentre un tempo tutto ciò che la Ferragni toccava diventava oro oggi rischia di accumulare solo montagne di cenere
- Definizione degli obiettivi di medio/lungo termine: Stabilire chiaramente gli obiettivi che si vogliono raggiungere nel corso del tempo che includano il ripristino della reputazione, la ricostruzione della fiducia del pubblico e la creazione di una immagine positiva. A tal fine è fondamentale:
- una analisi di tutte le attività esistenti
- una verifica dei relativi contratti sottoscritti anche in relazione alle modalità di remunerazione previste
- calcolare la quantità di persone che lavorano nella galassia “Ferragni” (direttamente o indirettamente) salvaguardando il loro posto di lavoro e magari offrendo loro nuove opportunità quali/quantitative. Se, per esempio, la Balocco fosse costretta a chiudere per la sciagurata ipotesi di mancanza di vendite 500 persone rimarrebbero senza lavoro.
- la selezione di eventuali attività da abbandonare spontaneamente
- l’identificazione del modello organizzativo più adeguato al riguardo con definizioni di ruoli e responsabilità
- la redazione di un codice etico di comportamento con particolare riferimento alla gestione delle attività “fatte per beneficenza” prendendo spunto da quanto già legiferato in materia
- un coinvolgimento del personale immaginando di motivarlo e fidelizzarlo anche facendolo partecipare economicamente ai successi dell’azienda
- Coinvolgimento costante della comunicazione: L’agenzia di comunicazione dovrebbe aiutare a mantenere un flusso costante di comunicazione con il pubblico spiegando chiaramente il cambiamento di rotta. È un aspetto estremamente importante e può/deve includere aggiornamenti regolari, condivisione di storie positive e coinvolgimento attivo sui social media. Un manager competente dovrebbe avere abilità di comunicazione eccezionali per gestire la narrazione e rispondere alle critiche in modo professionale. La trasparenza e la coerenza dei comportamenti sono fondamentali e vanno comunicati in modo altrettanto trasparente e coerente.
- Gestione delle relazioni pubbliche: La gestione della reputazione è cruciale. Un manager con esperienza nella gestione delle relazioni pubbliche che possa vantare esperienza e reputazione adeguate può aiutare a mitigare i danni all’immagine e a costruire una strategia di ripristino della reputazione.
- Costruzione di relazioni positive: Investire nel costruire relazioni positive con i vari stakeholder, inclusi clienti, dipendenti, partner commerciali e media spiegando che talvolta gli errori, per quanto deprecabili, possono aiutare a costruire organizzazioni migliori. Lo sviluppo di nuove relazioni solide e trasparenti può essere una base importante per la ripresa a lungo termine. E’ chiaro che non è facile ma si dovrebbe arrivare ad averli come partners nella ricostruzione di un patrimonio non a favore, come già detto, dell’interessata ma della comunità in quanto tale.
- Sviluppo di iniziative di responsabilità sociale: Coinvolgersi in iniziative di responsabilità sociale può contribuire a mostrare un impegno per la comunità e a costruire un’immagine positiva. Questo può includere la partecipazione a progetti di beneficenza, la sostenibilità ambientale e altre attività socialmente responsabili ma con chiare e definite regole di ingaggio certificate da un qualificato ente terzo.
- Monitoraggio costante della reputazione online: Utilizzare strumenti di monitoraggio per seguire l’andamento della reputazione online per intervenire tempestivamente in caso di nuove sfide o critiche. Essere flessibili e pronti a modificare la strategia in base all’evoluzione della situazione e dei feedback del pubblico.
- Investimento in formazione e nel miglioramento continuo: Dimostrare un impegno continuo nell’apprendimento e nell’ampliamento delle competenze può contribuire a dimostrare una crescita e un miglioramento costanti.
- Valutazione periodica delle strategie: Periodicamente, valutare l’efficacia delle strategie adottate e apportare eventuali correzioni o modifiche in base all’andamento e ai risultati ottenuti
- Risorse legali: È naturalmente importante avere accesso a una consulenza legale competente per affrontare eventuali questioni legali connesse alla controversia. Uno studio legale competente può fornire un reale supporto strategico senza però illudersi che possa risolvere il problema da solo.
In definitiva, secondo la mia opinione, la Ferragni non può immaginare di uscire dallo tsunami nella quale si è cacciata facendo più o meno quello che faceva prima o dicendo “mi sono sbagliata, non lo faccio più” o anche solo difendendo giuridicamente i contratti che ormai con cadenza regolare le vengono disdetti. Deve partire dal presupposto che oggi la sua credibilità è fortemente compromessa e pertanto niente di quello che può dire sarà creduto.
Deve proporre un piano nel quale l’aspetto fondamentale sia una “disruption” rispetto al ruolo che aveva in precedenza e questo può farlo solo affidandosi ad un manager competente, credibile e che non sia affascinato dalle luci della ribalta ma solo dalla volontà di salvare quanto di buono è stato fatto finora a difesa, come ho già accennato, dei posti di lavoro e alla possibilità di crearne di nuovi. In conclusione, non voglio naturalmente affermare che il coinvolgimento di un manager risolva automaticamente la situazione.
Fare però un passo indietro dando “le chiavi di casa” ad un manager di profilo adeguato assistito da professionisti di diverse aree, come legali, esperti in comunicazione e gestione della reputazione, può essere però la sola via per cercare di affrontare con successo questa immensa sfida.
E magari, chissà, impegnarsi ad uscire di scena qualora l’operazione riesca.
Ricordo che chi di dovere sta analizzando anche la qualifica di PMI innovativa di Fenice srl di cui la Ferragni è CEO. Che la stessa è indagata e con i modelli 231 e in base ai codici Etici delle grandi aziende rischia di vedersi preclusa la possibilità di entrare in una azienda anche per un meeting.
Stigmatizzare Pigna che ha interrotto la collaborazione con Fenice srl dichiarando “Decisione illegittima e strumentale, agiremo nelle sedi opportune” non è certamente la strada che porta in paradiso.








