L’emergenza legata alla pandemia di COVID-19 sta mostrando quotidianamente e in tutte le sue allarmanti implicazioni, quali siano le estreme fragilità dei sistemi economici e sociali e come si renda urgente l’adozione di un approccio strategico capace di ragionare, in primis, sui problemi per riuscire a individuare, conseguentemente, gli strumenti maggiormente attuabili, flessibili ed efficaci nell’ambito della programmazione e della progettazione europea.
La crisi attuale, che rischia di ripercuotersi con dolorose conseguenze già nell’immediato futuro, interviene in un momento estremamente delicato e sensibile, andando a porsi, ed inevitabilmente a incidere, a cavallo tra due fasi di programmazione economica.
Anzitutto, poiché l’Europa era alle soglie della valutazione dei benefìci conseguiti nell’ambito di un ciclo decennale (c.d. “Strategia Europa 2020”, varata dalla Commissione Europea nel 2010) che aveva inteso pianificare investimenti e strategie politiche miranti a creare le condizioni favorevoli per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, finalizzate al conseguimento di cinque ambiziosi obiettivi quantitativi specifici da raggiungere, appunto entro la fine del 2020, in materia di occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale, clima ed energia.
L’obiettivo generale, coerentemente declinato anche nei diversi interventi discendenti dalla Politica di Coesione del settennato 2014-2020 era quello di trovare soluzioni e impiegare risorse utili ad uscire dalla crisi economica e finanziaria e rilanciare la crescita e l’occupazione.
Risulta oltremodo evidente quanto l’emergenza sanitaria e le ripercussioni economiche e sociali da essa causate rischino di comprimere, se non annullare, gran parte di quei risultati ancor prima che possano essere recepiti appieno ed eventualmente consolidati.
Ma la vera sfida sarà combattuta nell’ambito del nuovo settennato di programmazione 2021-2027 che intenderà, come da accordi maturati in seno ai tavoli partenariali, concentrare le proprie risorse su 5 obiettivi strategici:
- una Europa più intelligente, mediante l’innovazione, la digitalizzazione, la trasformazione economica e il sostegno alle piccole imprese
- una Europa più verde e priva di emissioni di carbonio, grazie agli investimenti nella transizione energetica, nelle energie rinnovabili e nella lotta contro i cambiamenti climatici;
- una Europa più connessa, dotata di reti di trasporto e digitali strategiche
- una Europa più sociale, che sostenga l’occupazione di qualità, l’istruzione, le competenze professionali, l’inclusione sociale e un equo accesso alla sanità
- una Europa più vicina ai cittadini, che sostenga strategie di sviluppo gestite a livello locale e uno sviluppo urbano sostenibile in tutta l’UE.
Il tema degli strumenti per la ripartenza del sistema produttivo, della ricerca, dell’innovazione, così come delle misure che favoriscano lavoro, formazione e coesione sociale, è ovviamente balzato al centro dell’agenda territoriale, nazionale e europea nei negoziati per la riprogrammazione 2021-2027.
Congiuntamente all’immediata attivazione di strumenti finanziari e regolamentari per la ripartenza economica e sociale post emergenza, prontamente varati e resi attuativi dalla Commissione Europea (vedasi l’Iniziativa di investimento in risposta al coronavirus c.d. “Corona Response Investment Initiative – CRII” unitamente ad un secondo pacchetto di misure, il c.d. “CRII+” , o lo strumento di solidarietà denominato SURE), molto dovrà essere necessariamente combattuto su tre fronti più strettamente legati alla progettazione europea.
Anzitutto, sul fronte della Cooperazione Territoriale Europea, per l’implementazione di progetti partenariali fra i vari Paesi, nelle sottodeclinazioni trasfrontaliere, transnazionali e interregionali, che vedranno una valutazione, da parte delle molteplici Autorità di Gestione, basata sulla più stringente rispondenza a quelle tematiche che siano volte a favorire interventi attuativi specificamente addentellati all’emergenza di rilancio dei territori dal punto di vista sociale ed economico.
Sul fronte della Progettazione Diretta, ovvero mediante la Progettazione gestita direttamente dalle Direzioni Generali della Commissione europea su tematiche specifiche, potendo immaginare forti ripercussioni, integrazioni e modifiche in corso d’opera, ad esempio, sui Programmi specificamente dedicati: alla Ricerca e innovazione (HORIZON); alla Competitività delle imprese e delle PMI (COSME), alla salute pubblica (HEALTH), o alla partecipazione democratica (EUROPE FOR CITIZENS), etc..
Ma soprattutto, sul fronte della Programmazione Indiretta, in ragione dei fondi gestiti attraverso un sistema di “responsabilità condivisa” tra Commissione europea e autorità degli Stati Membri (i Fondi strutturali e d’Investimento europei, cosiddetti “Fondi SIE”), che rappresentano circa l’80% del bilancio dell’UE e per i quali i Ministeri e le Regioni hanno il compito di programmare gli interventi, stilare e applicare le procedure di selezione e i criteri di sovvenzionabilità, occuparsi della gestione finanziaria e delle attività di controllo sui programmi.
In tale ambito diventa indispensabile l’adozione di criteri di flessibilità atti a: reindirizzare fondi strutturali già assegnati verso nuove priorità dettate dalla crisi; semplificare le procedure e smobilitare celermente quelle risorse che finanzino, in particolare, gli interventi “emergenziali” miranti a supportare garanzie di sostegno al credito, a finanziare progetti di imprese in riconversione, ad erogare contributi a fondo perduto e a favorire il lavoro agile nelle aziende private (le Regioni Emilia-Romagna e Toscana ci stanno proponendo già virtuosi esempi in merito).
Ancor più che nel passato, in sintesi, la vera sfida è quella di saper cogliere le direzioni della nuova programmazione, le indicazioni regolamentari e operative; massimizzare la diffusione delle informazioni e delle conoscenze utili ad intercettare i bandi e, quindi, le risorse finanziarie europee destinate ai nostri territori ai fini del rilancio delle economie regionali.
Ciò dovrebbe avvenire potendo auspicare il coinvolgimento, in maniera più strategica ed efficiente, tanto del territorio (attraverso un percorso di consultazione pubblica che preveda un approccio bottom-up utile ad individuare le criticità, i possibili strumenti e le condizioni di fattibilità degli interventi), quanto delle esperienze professionali di centri di progettazione specializzati nell’assistenza, che sappiano fornire alle amministrazioni locali (spesso congestionate o impreparate a gestire l’intero ciclo di vita progettuale) un valido supporto nelle fasi di programmazione e progettazione e un orientamento costante nel guidare l’operato amministrativo a maggior beneficio dell’intera comunità.








