Immaginiamo – scrive Vittorio Sabadin sul Messaggero – che il 6 novembre l’Europa si svegli con la notizia che Donald Trump è il nuovo presidente americano.
Il suo primo mandato, dal 2016 al 2020, era stato considerato un’aberrazione della storia, ma il secondo?
Bisognerà prenderlo molto più seriamente, perché con Trump di nuovo alla Casa Bianca l’Unione Europea rischia di compromettere la sua stessa sopravvivenza.
Nel 2016 non c’erano due guerre in corso, non c’era una crisi economica non ancora risolta, i gasdotti russi erano in piena attività, e il mondo sembrava felice.
Si poteva ridere dei capelli di Trump e pensare che l’America, dopo averlo conosciuto, se ne sarebbe liberata.
Ma oggi?
La prima cosa che l’Europa dovrà fare è evitare di credere che nel frattempo Trump sia diventato più ragionevole e più moderato.
Per tornare alla Casa Bianca sarà passato attraverso due tentativi di impeachment e quattro processi penali e due civili, che l’avranno reso più forte e più spocchioso di prima.
Nelle cancellerie europee si studia il problema, con gran- de discrezione, già da molte settimane.
Quello che pensa Trump dell’Europa, del conflitto in Ucraina e della Nato è noto.
Gli stati che aderiscono all’Alleanza Atlantica la considerano a suo giudizio un comodo ombrello e non pagano il dovuto per sostenerne i costi, in gran parte a carico degli Stati Uniti.
Ora basta, ha detto Trump: se non paghi te la vedi da solo.
L’Ucraina è un problema europeo, noi abbiamo un oceano di mezzo.
Basta dunque con i soldi, con le armi, con l’aiuto a Zelensky.
E pure con la Nato, che potrebbe essere fortemente ridimensionata: Trump potrebbe non partecipare ai vertici, non mandare le truppe alle esercitazioni e ridurre i finanziamenti.
Sarà un bel problema per l’Europa.
L’Unione, come annotava Sergio Fabbrini, uno dei massimi esperti di politica internazionale italiani, dovrà trasformarsi da Atene in Sparta.
Bisogna armarsi, ripristinare la leva obbligatoria (come ha già proposto di fare il premier uscente della Gran Bretagna Rishi Sunak se vincerà le elezioni), dare a Zelensky i soldi e gli aiuti che gli servono.
E preparare l’opinione pubblica a una guerra lunga, forse permanente, perché senza l’America sarà molto difficile ricacciare i russi oltre i confini dell’Ucraina.
L’Europa dovrà dunque fare da sola.








