Il German Economic Institute (Iw) stima tra 120 e 150 miliardi di euro il costo complessivo per la sola Germania dell’eventuale introduzione di nuove tariffe da parte di Trump.
Quello di Berlino con Washington, del resto, è il filo più teso delle relazioni atlantiche.
Dalla crisi del 2008, la cui uscita sarebbe stata ostacolata dalle politiche di austerity promosse dalla Germania e dall’Ue, passando per quella greca, fino ad arrivare alle dispute su Dieselgate e North Stream 2, il deterioramento dei rapporti tra i due Paesi è stato costante.
Il vero e proprio deragliamento è coinciso tuttavia con l’ingresso di Trump alla Casa Bianca, con Berlino, divenuta uno dei principali target dei dazi Usa, che unitamente alle principali cancellerie europee tentava di resistere alle pressioni di Washington per estromettere gli operatori cinesi dalle infrastrutture 5G, né giovava ai rapporti la condotta dell’ambasciatore americano in Germania, Richard Grenell, che trascendeva il decoro diplomatico provocando una richiesta bipartisan di ritirarne le credenziali.
L’indisponibilità di Angela Merkel a presenziare nel maggio 2020, nel pieno cioè della pandemia, al vertice G7 di Camp David e il ritiro ordinato da Donald Trump di circa 10.000 soldati statunitensi dalla Germania, furono le cosiddette campane a morto delle relazioni bilaterali.
Presagendo probabilmente il ritorno dei democratici alla Casa Bianca spettò a Kramp-Karrenbauer, titolare della difesa nel secondo scorcio del governo Merkel IV, riaffermare le consonanze atlantiche di fronte alle sirene terziste di Emmanuel Macron in prossimità del voto americano.
Un calcolo, quello sul ripristino di una condotta commerciale fair grazie all’avvento di Joe Biden, rivelatosi tuttavia errato.
Il colpo di grazia per la Germania arrivava però con la guerra di aggressione russa all’Ucraina.
Il governo tedesco, si era nel frattempo insediato Olaf Scholz, finiva improvvisamente sul banco degli imputati.
La funzione di diaframma economico-commerciale delle relazioni est-ovest, le stigmate della politica di appeasement verso Vladimir Putin, rinfocolavano i propositi di sanzionare Berlino.
Gli episodi di bullismo, il danneggiamento dell’infrastruttura North Stream 2 nel settembre 2022 e quello più recente dei cavi sottomarini in fibra ottica per comunicazioni, non impedivano alla Germania di divenire il più grande sostenitore economico e militare dell’Ucraina in Europa, con la prospettiva di esserne il principale garante nel prossimo futuro.
Al netto delle forme, il deterioramento dei rapporti tra Stati Uniti e Germania è profondo.
Più di ogni altro pesa il fattore Cina.
A dispetto del proposito tedesco di ridurre la dipendenza dal gigante asiatico, formalizzato in un documento federale del luglio ’23, gli investimenti diretti esteri in quel Paese continuano a crescere come certifica la Bundesbank.
Dimensioni del mercato, forniture specializzate, qualità e costi delle maestranze, rendono la Cina un partner difficile da sostituire.
Un dato che informa il punto di vista dei grandi operatori economici tedeschi, preoccupati dagli sviluppi dello scenario internazionale.
Un discreto affidamento sulla possibilità di migliorare le relazioni con gli Stati Uniti, assecondando le relative richieste in materia di difesa e contenimento cinese, sembra riporsi oggi su Friedrich Merz, il leader cristiano-democratico che dovrebbe succedere a Scholz alla guida del governo federale.
All’appuntamento con Trump la Germania giunge in ogni caso fiaccata: da una parte, il peculiare indirizzo mercantilista, fuori tempo massimo già quindici anni fa e che oggi, in tempi di chiusura dei mercati e protezionismo, rappresenta una vera e propria zavorra; dall’altra, il ritardo nei settori industriali tecnologicamente più avanzati.
Gli sviluppi della guerra in Ucraina, l’esposizione alla Cina, la crisi dell’asse con Parigi, la recessione economica, l’incidenza domestica delle formazioni politiche estreme, nel quadro internazionale di una nuova stagione protezionista a guida americana, rappresentano le principali incognite del futuro corso politico tedesco.








