Secondo la Commissione Ue «il blocco dei licenziamenti è “superfluo”», in quanto la misura «tende a influenzare la composizione, ma non la portata dell’aggiustamento del mercato del lavoro».
Di fatto, la Commissione ha bocciato il provvedimento che in questi giorni sta creando non poche discussioni all’interno della maggioranza guidata da Mario Draghi. Lo strumento, secondo l’Ue «più a lungo è in vigore e più rischia di essere controproducente perché ostacola il necessario adeguamento della forza lavoro alle esigenze aziendali».
Più in generale, il messaggio mandato dalla Commissione con le raccomandazioni contenute nel “pacchetto di primavera” del semestre europeo dice che l’Italia deve iniziare a tagliare la spesa corrente, mantenere quella per gli investimenti e sfruttare al meglio i fondi del Recovery per spingere la crescita. In sintesi: da qui al 2022 è necessario tornare a politiche “prudenti” per prepararsi al 2023, quando è previsto il ritorno del Patto di Stabilità.
A fine anno inizierà la discussione sulla revisione del Patto, ma non sarà una passeggiata. Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni e il vicepresidente Valdis Dombrovskis, pur usando toni e accenti diversi tra di loro, hanno fornito chiare indicazioni sulle politiche di bilancio. E cioè che è certamente necessario continuare con il sostegno pubblico all’economia per garantire un’uscita dalla crisi senza intoppi, ma il 2022 sarà l’anno della “differenziazione”: chi può spendere avrà l’obbligo di farlo, ma chi ha un debito pubblico troppo elevato (e l’Italia è tra questi Paesi) dovrà muoversi all’interno di quel sentiero stretto che impone di tenere in considerazione il risanamento dei conti pubblici.
Il pacchetto approvato ieri dalla Commissione ha riportato l’attenzione sulle numerose vulnerabilità: nell’Ue ci sono 12 Paesi che presentano “squilibri economici” e nel gruppo de peggiori, insieme con Grecia e Cipro, figura anche l’Italia. Debito troppo alto e scarsa produttività dovuta alle fragilità del mercato del lavoro e del settore bancario sono come sempre le ragioni degli squilibri. Insomma, i tecnici di Bruxelles puntano il dito contro il blocco dei licenziamenti che sta creando non pochi problemi alla maggioranza guidata da Mario Draghi. Come è noto, Pd e M5S sono allineati alla battaglia dei sindacati che vogliono la proroga dello stop dei licenziamenti.
La posizione del leader della Lega, invece, è poco chiara. All’inizio era d’accordo con lo stop al blocco deciso da Draghi, poi ha cambiato idea mostrandosi disponibile alla proroga, ma dopo l’incontro con il leader degli industriali, Carlo Bonomi, non è chiaro quale sia la sua posizione. Intanto, i sindacati promettono battaglia. «Sul blocco dei licenziamenti, sulle riforme del fisco e degli ammortizzatori sociali, sul tema della sicurezza sul lavoro siamo pronti a combattere, come sempre», ha detto in un’intervista a La Stampa il segretario generale della Uil, Pierpaolo Bombardieri, aggiungendo che «le pressioni fatte da Cgil, Cisl e Uil hanno costretto il quadro politico a ridiscutere quella impostazione. Vedremo cosa succederò nei prossimi giorni, perché da lunedì incontreremo i gruppi parlamentari e i segretari dei partiti».








