Coca-Cola intende tagliare 2.200 posti di lavoro in tutto il mondo, di cui 1.200 negli Stati Uniti. Il colosso delle bevande di Atlanta, che all’inizio del 2020 contava su 86.000 dipendenti, a seguito delle chiusure di ristoranti, bar, cinema e stadi che vendevano le sue bevande in tutto il mondo, ha dovuto provvedere al taglio delle spese e delle linee di prodotto. Si tratta di una vera e propria ristrutturazione delle attività, accelerata dalla pandemia di Coronavirus.
Gli attuali licenziamenti riguardano circa il 12% della forza lavoro dell’azienda negli Stati Uniti. I tagli previsti non interesseranno le operazioni di imbottigliamento, per lo più autonome, che contano su centinaia di migliaia di lavoratori dipendenti in tutto il mondo.
Nel complesso, secondo un portavoce, saranno attuati con una combinazione di buonuscite e licenziamenti. Già ad agosto, la società aveva offerto pacchetti di liquidazione a circa 4.000 dipendenti negli Usa e in Canada. Non ha tuttavia poi riferito quante persone vi abbiano aderito.
La divisione nordamericana sarà riorganizzata seguendo il modello di altre unità nel mondo. Finora, in Nord America, il business dei prodotti alla spina, delle lattine e del marchio Minute Maid avevano ciascuna il loro team di marketing e di comunicazione con i rivenditori, e si coordinavano in modo indipendente con gli imbottigliatori. Quelle squadre saranno consolidate.
La società si aspetta che i tagli del personale la aiuteranno a risparmiare tra i 350 e i 550 milioni di dollari. Oltre ai licenziamenti, Coca-Cola dimezzerà anche i suoi 430 marchi principali, portandoli a 200. In questo modo, restringerà il suo portafoglio di bevande ai prodotti redditizi e in grado di raggiungere una vasta scala. Tra i marchi in fase di ritiro anche Soda Tab e l’acqua di cocco Zico. Già all’inizio di quest’anno, è stata chiusa invece la produzione di succhi e frullati Odwalla.
La ristrutturazione consentirà all’azienda di funzionare più come una rete che necessita di «meno processo decisionale, meno burocrazia e, in ultima analisi, di meno personale», ha affermato il Finance Chief John Murphy in un’intervista rilasciata a novembre.
Quando un’azienda affronta un’interruzione così improvvisa delle vendite, «sei costretto davvero a rivalutare tutto con un occhio più meticoloso», ha commentato, riferendosi al colpo subito dall’azienda a causa della pandemia.
Nel trimestre concluso al 25 settembre, Coca-Cola ha registrato un fatturato di 8,65 miliardi di dollari, cioè un calo del 9% su base annua. Una situazione comunque in lieve miglioramento rispetto ai tre mesi precedenti, quando i ricavi erano diminuiti del 28%. L’utile del trimestre si è invece ridotto di un terzo rispetto allo scorso anno, con un risultato di 1,74 miliardi di dollari. Al contrario di Coca-Cola, le grandi rivali PepsiCo e Keurig Dr Pepper non hanno annunciato licenziamenti di massa.








