È ormai fortemente avvertita l’esigenza che l’Unione Europea sappia finalmente dotarsi di una politica economica robusta, che superi sia la miopia attendista e conservatrice che rischia ancora una volta di bloccare l’iniziativa comunitaria, sia il rivendicazionismo semplificatorio che rischia di portarla a imboccare la strada di un irreversibile declino. Miopia e rivendicazionismo emblematici di una debolezza di fondo del confronto politico, inerente agli approcci con cui, da versanti opposti, le forze politiche europee hanno affrontato e affrontano i temi dell’intervento pubblico nell’economia.
Se la fiducia nelle virtù autoregolatorie del mercato propria del conservatorismo liberale classico era già stata incrinata dall’insorgere della crisi del 2007-8, la sua versione moderata e attendista prevalente in Europa è stata spiazzata dal susseguirsi della crisi pandemica e della rottura del quadro internazionale con la guerra in Ucraina e la crisi mediorientale.
A destra risultano oggi prevalenti posizioni politiche che rincorrono le più disparate pulsioni populiste, innescate dalla crisi, attraverso la richiesta o, quando al governo, l’attuazione di un interventismo senza bussola, caratterizzato dal sovrapporsi disorganico di misure parziali e sconnesse e accompagnato spesso dalla rivendicazione ingenua e insofferente del primato della politica sull’economia.
Mentre a sinistra riprendono spazio posizioni dirigiste, nel senso di modalità di intervento nell’economia che operano una “rimozione” delle possibili risposte che il mercato e i soggetti che vi operano daranno all’azione dei poteri pubblici, finendo per riproporre ricette già sperimentate in passato senza successo o per sostenere fughe in avanti che trascurano i nodi difficili da sciogliere qui e ora.
Una debolezza del confronto politico allarmante in raffronto alla complessità dei problemi che ci stanno di fronte e che richiedono capacità inedite di direzione da parte della politica economica. E’ urgente perciò ritrovare il bandolo della matassa dell’intervento pubblico nel mercato, facendo tesoro delle lezioni che ereditiamo dalla complessa elaborazione di teoria e politica economica che ha accompagnato l’evoluzione delle economie avanzate negli ultimi settant’anni.
Ed è proprio al tentativo di distillare una simile lezione di teoria e politica economica che è dedicato il libro di Claudio De Vincenti – Per un governo che ami il mercato. Una certa idea di intervento pubblico – che sarà presentato a Bologna il 12 dicembre prossimo presso la Biblioteca del Mulino, dove alle 18 ne discuteranno con l’autore Stefano Bonaccini, Silvia Giannini e Anna Soci.








