“Noi paghiamo scelte sbagliate durate decenni e che si riassumono in un energy mix che nei fatti è sostanzialmente monocromatico. Abbiamo un solo vettore di energia, una sola sorgente: il gas. Poi sì, abbiamo fatto crescere le fonti rinnovabili, c’è stato un impulso negli anni Duemila e ora stiamo accelerando tantissimo la decarbonizzazione, però nei fatti siamo dipendenti dal gas. E oltre all’energy mix con troppa poca scelta c’è un errore nell’errore, cioè aver diminuito la produzione di gas nazionale”.
Ad affermarlo è il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani in una lunga intervista a ‘Il Foglio’ firmata dal direttore Claudio Cerasa.
“Sta venendo a galla la nostra eccessiva dipendenza da paesi stranieri, una dipendenza che, sommata alla singolarità del nostro energy mix, ci rende particolarmente deboli. – aggiunge – Tant’è vero che mentre si parla di sanzioni alla Russia, noi abbiamo avuto il problema di aderirvi sapendo che potremmo avere un contraccolpo più duro rispetto ad altri paesi. Se per caso ci tagliassero il gas, e il 47 per cento lo importiamo dalla Russia, saremmo in grande difficoltà”, ammette.
“Certo, abbiamo compensato differenziando i fornitori, però resta sempre un piatto monocromatico. – spiega Cingolani – Credo che su questi errori vada fatta una riflessione. C’è stata mancanza di lungimiranza. Non abbiamo capito in tempi non sospetti, non emergenziali, quanto sia importante per un paese avanzato, uno dei primi dieci al mondo, avere un minimo di autonomia energetica. Dal 1973 a oggi abbiamo avuto crisi petrolifere e crisi del gas, ma non abbiamo imparato la lezione”.
Infatti, argomenta il ministro solo “l’11 per cento dell’energia che produciamo è rinnovabile, tutto il resto dell’energia, elettrica e non elettrica, è gas o carbone o petrolio, tutto importato”.








