Con una recente sentenza del Tar del Lazio, su ricorso presentato dall’Anev, sono state cancellate alcune norme del decreto del 2024 che definisce i criteri per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili.
L’ampia discrezionalità nella definizione dei siti idonei per le rinnovabili attribuita alle Regioni, invece di semplificare, aveva complicato notevolmente, allungato i tempi per le autorizzazioni e dato nuove argomentazioni all’emergere di contenziosi.
Le Regioni avevano 180 giorni per legiferare, ma solo 7 a inizio maggio hanno approvato leggi che nel complesso risultano molto restrittive, sulla scia della prima legge della Sardegna, ancora in discussione.
In 3 Regioni l’iter è corso, mentre nelle restanti 11 l’iter non è stato nemmeno avviato.
La sentenza del Tar ora stabilisce che le Regioni non potranno più introdurre restrizioni ulteriori rispetto a quanto previsto a livello nazionale: le fasce di rispetto previste dalla normativa statale già rispondono infatti a specifiche esigenze di tutela ambientale, rendendo ingiustificata l’introduzione di ulteriori limitazioni, e chiede al ministero di riformulare la norma entro 60 giorni.
Il Ministro, al recente Forum PA, ha assicurato che ciò sarà fatto rispettando anche le esigenze delle Regioni.
A sette anni dalla Direttiva UE RED e a quattro dal suo recepimento, si ricomincia da capo.
Chissà se entro i termini richiesti si vedrà una fine costruttiva.
Per superare le supposte opposizioni locali (alla base delle interpretazioni restrittive delle normative regionali per motivi elettorali), insieme alla ridefinizione burocratica dei confini delle rispettive competenze, è indispensabile che il processo autorizzativo preveda il coinvolgimento non solo formale dei residenti dei siti candidati a ospitare nuove infrastrutture.
La maggioranza della popolazione è a favore della transizione non solo teoricamente ed è disposta a spendere per la sua realizzazione (vedi InPiù 6/05/25) purché possa controllare il processo ed essere fiduciosa dei risultati.
Esiste un’ampia letteratura sulle problematiche da affrontare ed esempi di buone pratiche da cui partire sia nella fase progettuale che nella distribuzione dei benefici, se si vogliono fare passi avanti e superare le opposizioni corporative di chi fa la voce grossa, ma non rappresenta la maggioranza: bisogna che le nuove norme partano da lì.








