Utile netto di 3,1 mld, oltre le aspettative del 2020. Intesa Sanpaolo ha archiviato i primi 9 mesi del 2020 con un bilancio molto positivo. La banca guidata dal ceo Carlo Messina ha registrato un utile netto di 3,112 mld, escludendo il goodwill negativo originato dall’acquisizione di Ubi Banca da allocare nel quarto trimestre a oneri di integrazione, miglioramento dell’efficienza e accelerazione della riduzione del profilo di rischio.
L’importo del goodwill negativo (pari a 3,264 mld di euro, dopo la deduzione della parte allocata al ramo d’azienda da cedere a Bper Banca) sarà rideterminato in occasione del Bilancio 2020 a seguito della finalizzazione del processo di Purchase Price Allocation, tramite il calcolo puntuale alla data di acquisizione dei fair value delle attività identificabili acquisite e delle passività assunte del Gruppo Ubi Banca.
«Il nostro ruolo di motore al servizio di una crescita sostenibile è reso possibile dalla capacità della banca di mantenere nel tempo una redditività resiliente, accompagnata da crescenti livelli di efficienza, unitamente a una solidità patrimoniale tra le più elevate del settore bancario europeo. Nei primi nove mesi dell’anno, a fronte di un contesto molto impegnativo, abbiamo conseguito un utile netto pari a 3,1 miliardi di euro. Ciò significa che nei soli primi nove mesi dell’anno abbiamo superato l’impegno previsto per il 2020, ovvero quello di un utile netto di almeno 3 miliardi».
L’utile netto, escludendo anche i due mesi di apporto di Ubi Banca, è pari a 3,073 mld, rispetto a 3,310 mld dei primi nove mesi del 2019. Superiore ai circa 3 miliardi di euro di utile netto minimo previsto per l’esercizio 2020 e che risulterebbe pari a 3,956 mld, escludendo le rettifiche di valore su crediti pari a 1.312 milioni per i futuri impatti di Covid-19.
«Il nostro ruolo a sostegno dell’economia – afferma Messina – si sta manifestando con evidenze significative: il supporto all’economia del Paese è reso concreto dai 60 miliardi di credito a disposizione di famiglie e imprese, con la conseguente tutela dell’occupazione e il mantenimento dei flussi di liquidità tra comparti produttivi».
I costi operativi sono di 2,196 mld di euro (escludendo l’apporto di 360 milioni di Ubi Banca), minore dell’1,5% rispetto ai 2,230 mld del secondo trimestre 2020, a seguito di un calo dell’1,6% per le spese del personale e del 2,2% per le spese amministrative e di un aumento degli ammortamenti dello 0,4%. Le rettifiche di valore nette su crediti sono pari a 853 milioni di euro (senza considerare l’apporto di 85 milioni di Ubi Banca) e includono 430 milioni per i futuri impatti di Covid-19, rispetto ai 1,398 mld del secondo trimestre 2020, che includevano 882 milioni per i futuri impatti di Coronavirus, e ai 473 milioni del terzo trimestre 2019.
«Queste misure – conclude il ceo di Intesa Sanpaolo – comprendono anche uno strumento innovativo come quello dei prestiti d’impatto a favore della coesione di tessuti imprenditoriali attivi sul territorio. Per primi abbiamo promosso le moratorie e nel corso di questi mesi ne abbiamo concesse per un valore complessivo pari a 66 miliardi. Inoltre, abbiamo erogato prestiti assistiti da garanzia statale per un totale di circa 24 miliardi».








