In base ai risultati di uno studio pubblicato su prestigiose riviste scientifiche internazionali, le scosse Campi Flegrei potrebbero aumentare sia per numero che per intensità.
Lo studio si chiama The Campi Flegrei caldera unrest: discriminating magma intrusions from hydrothermal effects and implications for possible evolution.
A firmarlo un pool internazionale di vulcanologi: Giuseppe De Natale, Claudia Troise, Roberto Schiavone, Renato Somma, Roberto Moretti (Ingv – Università Vanvitelli – Istituto di Fisica e vulcanologia di Parigi).
Nel 2017 analoghi risultati erano stati pubblicati da Nature Communications.
“La sismicità – secondo lo studio – dovrebbe aumentare (in numero e magnitudo) all’aumentare del sollevamento del suolo”.
Quindi è la sismicità e non la possibile eruzione il vero punto di attenzione secondo lo studio.
“L’evoluzione della sismicità nell’ultimo decennio conferma già un trend in aumento, più accentuato negli ultimi anni” si legge ancora nella ricerca.
Anche Carlo Doglioni, Presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV), ha fatto il punto sulla situazione sismica dell’area dei Campi Flegrei dopo la scossa di magnitudo 4.2, avvenuta alle ore 3.35 di due notti fa e avvertita sia nell’area flegrea che distintamente a Napoli.
“Previsioni certe non siamo in grado di farne – ha tenuto a precisare – E’ in corso una sequenza sismica che non finisce oggi e quindi possiamo aspettarci ancora nuovi eventi e anche una crescita in termine di magnitudo. I terremoti stanno, infatti, aumentando sia in termini di energia che di numero. Solo nell’ultima settimana ne abbiamo avuti oltre 250, quindi stiamo parlando di un fenomeno molto attivo, legato al bradisismo del vulcano dei Campi Flegrei il cui magma ad alcuni km di profondità genera una spinta verso l’alto e il conseguente sollevamento in superficie di circa un centimetro e mezzo al mese, determinando la sismicità”.
La scossa è stato solo uno degli eventi sismici di una sequenza che si sta protraendo da diversi mesi e che per uno studio pubblicato a giugno su “Communications Earth & Environment” a cura di ricercatori dell’ University College London e dell’INGV, ha causato un progressivo indebolimento nella crosta della caldera dei Campi Flegrei.
Dalla ricerca risulta che la crosta della caldera flegrea starebbe attraversando un progressivo passaggio da una fase “elastica” a una “inelastica”, passaggio che potrebbe avere esito in una rottura della caldera dei Campi Flegrei.
Sul punto Doglioni ha dichiarato: “Al momento non ci sono indicazioni in tal senso, perché se ci fosse una evoluzione di questo tipo dovremmo vedere un aumento significativo dei gas emessi in superficie, cosa che al momento non osserviamo, però è chiaro che la possibilità rimane aperta, e nulla viene escluso. L’evoluzione delle prossime settimane sarà importante per capire lo sviluppo della crisi bradisismica”.
Quanto a una possibile eruzione Doglioni ha precisato: “Noi non abbiamo indicazioni che ci sia magma vicino alla superficie. Non sappiamo se dalla profondità della camera magmatica siano iniziati a risalire dei fusi magmatici. Sicuramente sono risaliti dei fluidi, come l’acqua della quale è imbevuta la crosta che viene riscaldata e quindi tende a salire verso la superficie. Il tutto determina una pressione verso l’alto, l’inarcamento del suolo e la sismicità”.
A fronte di un quadro in evoluzione e ancora non definito l’attenzione è estremamente elevata e la collaborazione dell’INGV con le autorità preposte a gestire le emergenze è continua.
“Da quanto è a nostra conoscenza – ha concluso Doglioni – i comuni coinvolti si sono attivati a tempo debito e hanno dei piani adeguati. La nostra collaborazione con la Protezione Civile è massima”.
La Pec
Ma non è tutto. Nei giorni scorsi il professore Giuseppe De Natale, dirigente di ricerca dell’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, già direttore dell’Osservatorio Vesuviano ha inviato una accorata richiesta che è stata trasmessa al prefetto di Napoli con una Pec il 18 settembre scorso.
Secondo De Natale sarebbe necessaria un’azione di mitigazione del rischio sismico con una verifica a tappeto della vulnerabilità degli edifici in un’area di 20 chilometri, a partire dagli edifici strategici (scuole, ospedali, uffici pubblici).
Con l’opzione concreta di allontanare dalle loro case migliaia di persone tra l’area di Pisciarelli e quella della Solfatara.
La Prefettura di Napoli ha trasferito la segnalazione alle autorità competenti in materia. Il viceprefetto Simonetta Calcaterra, dirigente dell’Area III Bis che si occupa della Protezione civile, ha precisato che “la segnalazione trattando temi scientifici suscettibili di approfondimento, è stata inviata alla Protezione Civile nazionale, all’Ingv e alla Regione Campania. La Prefettura” ha aggiunto Calcaterra “nell’ambito delle proprie competenze sul piano operativo e di pianificazione, collabora con le autorità nazionali preposte”.
Secondo il vulcanologo se il sollevamento del suolo continuerà, aumenterà anche la potenza dei terremoti che già nell’84 fece misurare scosse di magnitudo 4 Ritcher.
“Quindi – sostiene nella sua lettera De Natale – è alta la probabilità che avvengano scosse anche più forti del periodo ‘83-’84”.








