“Come in un festival dei numeri si susseguono dati, per fortuna incoraggianti, sulle condizioni sociali del nostro paese. Ultimo in ordine di apparizione la crescita del reddito disponibile delle famiglie nel terzo trimestre 2023. Tuttavia, purtroppo, nei tre mesi precedenti l’Italia a differenza di altri paesi aveva registrato una diminuzione. È giusto dare rilievo alle buone notizie per far crescere un clima di fiducia e motivare gli italiani a pensare positivo, ma senza rivendicazioni e trionfalismi perché la pubblica opinione è attenta soprattutto a cogliere le tendenze di più di lunga gittata e diffidente rispetto all’altalena dei microdati congiunturali”.
È questa l’analisi di Giuseppe Roma su Inpiù.net, magazine digitale.
“È bene ricordare che l’Italia resta ancora sotto la media dei paesi Ocse quanto a reddito disponibile pro-capite. In molti se ne accorgono o perché hanno un figlio all’estero o per averlo percepito in un qualche viaggio a Parigi o Berlino. Inequivocabile è il costante aumento degli occupati, un’altra ottima notizia. A partire dal secondo trimestre 2022 stiamo assistendo a una vera impennata dell’occupazione che non ha precedenti. C’è da sperare che la tendenza si consolidi. L’apporto dato dal turismo è forse quello con le più solide basi, essendo generato da una crescente domanda internazionale.
Per quanto riguarda l’edilizia e i settori manifatturieri dei materiali per le costruzioni, il significativo aumento di occupati è in evidente relazione con la voragine di spesa pubblica prodotta dal superbonus 110%. Fra il secondo trimestre 2022 e fine 2023 i dati Enea certificano opere realizzate per oltre 67 miliardi, cui vanno aggiunti i 25 miliardi per opere realizzate nel periodo precedente. È una spesa che si esaurisce una volta chiuso il cantiere, a differenza degli investimenti del PNRR che dovrebbero avere un effetto propulsivo. Ma in questo caso la spesa effettiva, a oggi, ha superato di poco i 20 miliardi, di cui appena 2,5 nel 2023.
Infine, sotto il profilo sociale, questa ripresa “assistita” non ha purtroppo riequilibrato le storture del mercato del lavoro. Il differenziale fra il tasso d’occupazione maschile e quello femminile, nell’ultimo anno, si è ampliato anche se di poco (dal 17,8 al 18,1%). Inoltre, il 79,4% dell’incremento di occupati ha riguardato gli ultracinquantenni e ha una qualche relazione con la maggiore età necessaria per il pensionamento. In controtendenza è la critica situazione dei quarantenni, visto che nello stesso periodo la fascia intermedia fra i 35 e i 49 anni ha visto addirittura una contrazione di 129mila occupati. Adelante, ma con giudizio, evitando esagerazioni e improbabili attribuzioni di meriti” conclude Roma.








