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[L’intervento] Tony Blair (ex premier britannico): «Putin è impazzito? Non lo tratteremo come Hitler. Ma le sanzioni andavano fatte prima della guerra»

«Putin ha sbagliato malamente i suoi calcoli», ma le sanzioni sarebbero dovute arrivare prima del conflitto. A dirlo è Tony Blair, nell’intervento rilasciato al suo think tank inglese. «Il parallelo con la storia russa da cui avrebbe dovuto trarre insegnamento è la difesa della propria terra che misero in atto i russi contro le invasioni prima di Napoleone e dopo di Hitler. Gli ucraini ora stanno combattendo per la loro terra con un coraggio, una determinazione e un’abilità che ha giustamente acceso l’immaginazione di gran parte del mondo. L’Occidente, dopo un inizio esitante, ha mostrato un’impressionante unità, mettendo insieme un vasto arsenale di sanzioni che col tempo porteranno al tracollo l’economia russa»

Putin rischia di cadere

«Anche se Putin dovesse riuscire a soggiogare l’Ucraina con la forza bruta, cosa che al momento non è scontata, non potrebbe sperare di mantenerla sottomessa per lungo tempo. Sono sicuro che l’Ucraina emergerà da questa prova come una nazione forte e indipendente. E alla fine, questa aggressione potrebbe perfino preannunciare la caduta di Putin. La domanda è: quanto a lungo durerà l’agonia, quanto si estenderà l’arena del conflitto, quanta parte del mondo Putin tirerà giù con sé mentre nella sua discesa nell’abisso? Dal 2007 in poi sono stato in Ucraina almeno una volta l’anno e il mio istituto ha in piedi un progetto di lunga durata in quel Paese». 

La nuova Ucraina combatterà fino alla fine

«Chiunque conosca gli ucraini, in particolare i giovani quadri che guardano all’Europa e rappresentano il futuro del Paese, e sono una parte sempre più rilevante l’ossatura del suo Governo, sa quanto sia assurdo pensare che possano essere disposti a vivere sotto il tallone della Russia putiniana. Dicono che combatteranno fino all’ultima goccia di sangue, e sono determinati a farlo». 

Putin è impazzito?

«La domanda di cui nessuno conosce la risposta è: fino a che punto Putin è ancora minimamente in grado di condurre una politica razionale? C’è metodo in quella che a molti sembra pazzia? Ha lanciato questa guerra per strappare concessioni sul futuro dell’Ucraina o del suo territorio o pensa veramente di poter governare una nazione di 45 milioni di persone contro la loro volontà, quando perfino a Kharkiv ha incontrato una feroce resistenza e ha perso in quattro settimane fra un terzo e un quarto dei soldati che l’Unione Sovietica perse in dieci annidi occupazione dell’Afghanistan?».

Non tratteremo Putin come Hitler

«È facile fare paragoni con la Seconda guerra mondiale: se provassimo a visualizzare in bianco e nero le immagini della televisione, potremmo credere di essere negli anni 40. Ma le differenze sono più importanti. Hitler era alla guida di un movimento fascista che abbracciava tutto il continente. La guerra di Putin è la missione di un uomo solo. Cosa più importante, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti usarono la forza militare per distruggere Hitler, cosa che non abbiamo fatto con Putin. Anzi, abbiamo fatto di tutto per evitarlo. A combattere saranno gli ucraini». 

Sanzioni meglio prima della guerra. Ora effetto punitivo

«E se l’esercito russo — sicuramente poco efficiente e come si sta vedendo anche male addestrato — userà tutta la sua forza militare, sarà difficile per l’Ucraina avere la meglio nel breve periodo, almeno non senza perdite spaventose in termini di vite umane. L’Occidente ha quindi bisogno di una duplice strategia: da un lato, aumentare sempre di più la pressione; dall’altro, premere per un negoziato. La pressione dev’essere chiara ed esplicita. Sapevamo da mesi che si stava preparando questa aggressione».

«Prima dell’invasione, ero favorevole a una conferenza della Nato nell’Europa orientale con i leader presenti di persona, guidata dal presidente degli Stati Uniti, per indicare nel dettaglio tutte le misure che avremmo preso se l’invasione fosse avvenuta. Forse nulla sarebbe bastato a scoraggiare Putin, ma le misure più severe sono arrivate dopo l’invasione e hanno avuto quindi un effetto punitivo, ma non deterrente».

«Ora dovremmo dichiarare senza mezzi termini quali saranno le ulteriori misure che adotteremo in caso di escalation, e queste dovrebbero includere: — ulteriori sanzioni economiche e un completo ostracismo verso la Russia da parte della comunità finanziaria internazionale; — una correzione del nostro mix energetico che consenta, in modo credibile, di liberare in tempi più rapidi l’Europa dalla dipendenza dal gas e dal petrolio russi e ci lasci liberi di vietare o tassare pesantemente le esportazioni russe; — un avvertimento alla Bielorussia, dove il popolo non sostiene le azioni di Putin, che pagherà un prezzo pesante se entrerà in guerra; — soprattutto, la fornitura di armi all’Ucraina, in particolare per incrementare le sue capacità in termini di missili terra-aria, e l’impegno a mantenere le forniture di armi costanti e a coprire interamente la gamma delle sue necessità». 

Putin si fa forte della nostra debolezza 

«Capisco e accetto il fatto che non ci sia sostegno politico alla prospettiva di un confronto militare diretto della Nato con la Russia. Ma dobbiamo avere un’idea chiara di quello che sta facendo Putin. Sta usando il nostro giusto desiderio di non provocare un’escalation, insieme alla sua volontà di escalation, come moneta di scambio contro di noi. Io accetto il ragionamento che sta alla base della nostra posizione».

«Ma supponiamo che usi le armi chimiche o un’arma nucleare tattica, o che cerchi di distruggere Kiev come ha fatto con Aleppo in Siria, senza alcun riguardo per la perdita di vite umane tra i civili: è logico dirgli in anticipo che qualunque cosa farà sul piano militare noi escludiamo ogni forma di risposta militare? Questo atteggiamento sottolinea l’importanza dell’altro elemento della strategia: una pressione concertata e strutturata per un accordo negoziato. Ci saranno quelli che diranno, giustamente, che l’unica cosa che merita Putin è una sconfitta totale. Ma il peso di questa lotta lo stanno sopportando gli ucraini, non noi. Le prossime due settimane potrebbero essere l’ultima occasione per raggiungere un accordo negoziato». 

Un altro conflitto congelato

«E non dobbiamo sottovalutare il prezzo economico reale che il mondo pagherà per un proseguimento del conflitto, con forti aumenti dei prezzi dei carburanti e dei prodotti alimentari, dei commerci mondiali e dell’inflazione, che come sempre colpirà in modo più grave i più poveri all’interno delle nostre società. I rappresentanti di Ucraina e Russia si stanno incontrando. Israele e Turchia hanno cercato di mediare. Gli Stati Uniti e la Cina si stanno parlando. Il cancelliere Scholz e il presidente Macron cercano un confronto diretto con Putin».

«Ma sembra tutto molto improvvisato. La decisione finale, in qualsiasi negoziato, spetta all’Ucraina. E non dobbiamo lasciare che finisca per diventare un altro conflitto congelato sfruttabile da Putin, come è successo dopo il 2014. L’Ucraina avrà anche bisogno di una ricostruzione in stile Piano Marshall. Tutte le iniziative per la pace devono essere coordinate, con l’Europa e gli Stati Uniti schierati con l’Ucraina in un negoziato strutturato che prosegua fino a quando un accordo non sarà raggiunto o non diventerà chiaro che non c’è nessuna possibilità di raggiungerlo». 

La NATO ha ritrovato la sua ragion d’essere

«In ultima analisi, l’Europa e gli Stati Uniti dovranno ragionare su un nuovo approccio alla sicurezza per l’Europa, la regione e con la Russia, come succedeva con l’Unione Sovietica. Ma questo dovrebbe far parte di un ripensamento più generale della politica occidentale. L’Occidente ha reagito all’attacco all’Ucraina con una risolutezza che ha sorpreso molti. La tradizionale alleanza transatlantica ha ripreso slancio. La Nato ha ritrovato una sua ragion d’essere. La Germania si è liberata delle restrizioni che si era imposta dopo la Seconda guerra mondiale. Il presidente Biden ha unito le forze concretamente con l’Europa e con la Gran Bretagna. Ciononostante, la crisi dev’essere il punto di partenza per una ricostruzione generale della forza e dell’unità dell’Occidente». 

L’Europa si deve armare

«La capacità difensiva dev’essere ripensata, trovando, attraverso la cooperazione, modi per moltiplicare l’efficacia, anche dal punto di vista delle capacità di combattimento. Questo richiedere aumenti della spesa militare. L’alleanza transatlantica fra Stati Uniti ed Europa dev’essere rilanciata fino in fondo. Il Regno Unito, nonostante la Brexit, deve creare gli strumenti per una cooperazione europea in materia di difesa e politica estera».

«Infine, e tuttavia, va detto che per resettare la politica estera occidentale bisognerà partire dall’idea che la causa della sua disfunzionalità è la disfunzionalità della politica occidentale. Uno spazio centrale forte, dove la politica, almeno per quanto riguarda la politica estera e di difesa, seguiva tendenzialmente, il più delle volte, un percorso ragionevole di consenso, oggi è venuto meno, lasciando spazio a un populismo aggressivo, sia a sinistra che a destra».

«Non è un caso che i due esponenti politici più importanti, nel Regno Unito, che hanno cercato di addossare alla Nato la responsabilità per l’aggressione di Putin siano stati Farage e Corbyn. Elementi simili sono in gioco nella scena politica americana, con il risultato di una politica estera incoerente, imprevedibile, disorientante per gli alleati e incoraggiante per gli avversari. Lo stesso vale per gran parte dell’Europa». 

Ci siamo svegliati dal populismo

«Molti populisti hanno espresso apertamente ammirazione per Putin e il modello dell’“uomo forte”. Il tutto esacerbato dai social media e dalla frammentazione dei media convenzionali. Non credo che l’Occidente potrà recuperare fino in fondo la fiducia nei suoi mezzi finché la sua politica non la recupererà. I politici di tutti gli schieramenti devono unire le forze, come sta facendo (e va elogiato per questo) Keir Starmer nel Regno Unito, in modo che l’Occidente possa seguire una linea coerente, chiara e realistica».

«Dobbiamo riscoprire la convinzione nei nostri valori democratici e nel modo di vivere che rappresentano. Dobbiamo smetterla di demonizzare le nostre istituzioni o la nostra storia. Accettare i nostri limiti e correggerli, ma non permettere che vengano usati per insinuare che non esiste differenza tra i valori che rappresentiamo e quelli di dittature ostili. La tragedia dell’Ucraina è stata una scossa per noi. Ci siamo svegliati. Ora dobbiamo agire».

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