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Bisogna restituire a Roma quel che è di Roma | L’analisi di Guido Boffo

“L’approvazione dell’autonomia differenziata incardina la stagione delle riforme del governo Meloni, dopo il primo passaggio al Senato del premierato e il via libera in Cdm della separazione delle carriere dei magistrati”. Lo scrive Guido Boffo sul Messaggero: “Tutte e tre si tengono, rappresentando la constituency dei partiti di maggioranza. L’autonomia, in particolare, realizza la missione fondante della Lega e chiude un cerchio. È una buona riforma? Che impatto avrà sulla coesione del Paese, in materie delicatissime come la Sanità e l’Istruzione? Al di là delle risse politiche, la risposta deve essere fattuale: dipende dal grado di attuazione, se i servizi essenziali saranno finanziati in tutte le Regioni, quali ammortizzatori saranno previsti per i territori più svantaggiati.

C’è un tema, in particolare, che il governo è chiamato ad affrontare. Perché l’autonomia differenziata non è affatto a saldo zero per Roma, promettendo di spostare dal centro alla periferia funzioni, uffici, personale, fondi. Se dobbiamo augurarci che il progetto di Salvini migliori l’efficienza dello Stato, come ci viene promesso, non possiamo ignorare che siamo di fronte a un ineluttabile processo di impoverimento della Capitale di quello stesso Stato. Un percorso – sottolinea – che parte da lontano, dallo smantellamento delle grandi imprese pubbliche con esiti spesso infausti (si pensi alle traversie di Alitalia e Telecom) al trasloco nel Nord Italia dei gangli finanziari, che pure a Roma avevano trovato terreno fertile di sviluppo.

La deviazione delle risorse da Roma ad altre aree del Paese, prevalentemente il Settentrione, impone a questo punto uno strumento di compensazione, per evitare che l’impoverimento e lo spopolamento trasformino questa città in pura testimonianza di sé stessa. Intendiamo una compensazione finanziaria, l’unica in grado di restituire mezzi e dignità alla Capitale, riconoscendone il ruolo e le funzioni che esulano da quelle di una metropoli ordinaria.

La mera attribuzione di uno statuto speciale, e in definitiva di poteri equiparati a quelli di una Regione, che nelle intenzioni del governo presto dovrebbe concretizzarsi in disegno di legge, non basterà a riequilibrare gli effetti della decentralizzazione, a restituire a Cesare quel che è di Cesare. O dovrebbe essere. O è stato. Va ripristinato il flusso dei capitali, il tessuto economico, va sostenuta una visione che non può restare per sempre ancorata alle vestigia dell’Urbe, creando l’ambiente ideale per innovazione e ricerca. Occorre stimolare – conclude – investimenti pubblici nel segno della modernizzazione”.

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