La “drastica incertezza” sulle prospettive di crescita, determinata dallo scoppio della guerra in Ucraina, impone al governo di muoversi con la massima prudenza, soprattutto sul fronte dei conti pubblici. Finora l’esecutivo guidato da Mario Draghi ha già stanziato oltre 30 miliardi per aiutare le famiglie in difficoltà e le imprese energivore ad affrontare l’impennata delle bollette energetiche.
Quattro decreti senza scostamento di bilancio
Sono stati varati quattro decreti senza ricorrere allo scostamento di bilancio. Un’operazione certosina fortemente voluta dal premier che ha resistito alle continue sirene dei partiti della sua maggioranza che da mesi vorrebbero spingerlo a fare nuovo deficit per varare altri sostegni. A tendere la mano al presidente al Consiglio ci ha pensato oggi il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ha detto no a nuovi scostamenti di bilancio tranne che per “reali emergenze”. Il timore di Visco, che e’ poi quello di Draghi e della Commissione Ue, e’ che per sostenere imprese e famiglie l’Italia torni a far impennare il debito pubblico, dopo il miglioramento del 2021 determinato dalla sostenuta ripresa economica.
I richiami di Visco
Tanti i richiami di Visco alla necessità di tenere sotto controllo il bilancio dello Stato. “L’elevato debito pubblico espone la nostra economia ad ampi rischi, inclusi quelli connessi con la volatilità dei mercati”. Per questo “va evitato” il ricorso al debito per finanziare nuovi programmi pubblici, tranne per quanto necessario per fare fronte a situazioni di “reale emergenza”, e’ stato il monito del governatore che ha sottolineato come l’aumento dello spread a oltre 200 bp, nelle scorse settimane, conferma che il debito pubblico resta un elemento di “forte vulnerabilita’” e “ci rammenta, se mai fosse necessario, la necessita’ di non abbassare la guardia, mirando, nel medio termine, a un avanzo al netto della spesa per interessi e puntando a uno stabile incremento della capacita’ di crescita dell’economia”.
Il debito secondo Draghi
Nel pomeriggio è stato Draghi a parlare di debito, quasi a fare da eco alla dichiarazione del governatore. “La richiesta di uno scostamento e’ partita all’inizio dell’anno, un po’ per l’abitudine agli scostamenti dell’anno scorso, che e’ stato abbastanza eccezionale e gli scostamenti avevano un fondamento logico nel fatto che man mano che si andava avanti si scopriva la grandezza del bisogno di aiuto che il sistema economico italiano aveva. Oggi”, ha messo in evidenza il premier, “le cose sono cambiate: piu’ che chiedere uno scostamento bisognerebbe guardare le cose che occorre fare e una volta che si decide trovare i soldi per farle. Finora siamo stati abbastanza bravi a trovarli nel bilancio, spero di continuare a essere bravo come prima”.
Un altro assist per il premier e’ arrivato sulla necessita’ di non innescare una spirale negativa con una rincorsa tra prezzi e salari. Il compito della politica monetaria, ha ricordato Visco, e’ assicurare la stabilita’ dei prezzi nel medio termine, “preservando l’ancoraggio delle aspettative d’inflazione e contrastando vane rincorse tra prezzi e salari”. Il tema dell’aumento dei salari per ridurre la perdita di potere d’acquisto delle famiglie a seguito dell’impennata dell’inflazione vede contrapposti associazioni datoriali e sindacati.
Le istanze di Confindustria e dei sindacati
Confindustria si è espressa più volte contro questa ipotesi e ha chiesto al governo il taglio del cuneo fiscale. Le organizzazioni sindacali insistono sulla necessita’ di proteggere le fasce di lavoratori piu’ esposti all’aumento dei prezzi. Draghi ha cercato una sintesi tra le diverse istanze sottolineando come sia “un momento difficile che va gestito tutti insieme. Sindacati, imprese e Governo devono lavorare insieme, non c’e’ spazio per avere un ruolo di una parte sola che ignora le altre due, questo non andrebbe bene per il Paese”.
Il governatore ha ricordato poi come il Pnrr sia “cruciale” per le prospettive di crescita del Paese e ha sottolineato il “notevole impegno” richiesto per mantenere le scadenze concordate con la Commissione Ue per avere accesso alle risorse europee. Un invito implicito ai partiti politici a non ostacolare la strada delle riforme, a partire da quella dei contratti pubblici da completare entro il primo semestre fino alla legge sulla concorrenza da portare a termine entro la fine dell’anno. In mezzo la digitalizzazione della PA, la riforma del fisco e l’accelerazione sulle fonti rinnovabili, fondamentale nella strategia green fortemente voluta da Bruxelles.








