Nei pressi di Verona sorge un monolito. Un blocco di pietra tronco, su cui sono incisi i simboli della cristianità. Negli anni della Seconda Guerra mondiale, uno studioso notò una caratteristica strana. Tracciando una retta, si collegavano parallelamente molti luoghi caratteristici della città, il tutto in concomitanza con i solstizi. È uno dei misteri di Verona, le cui origini cittadine sono ancora incerte.
Essa comunque viene rifondata dai Romani nella metà del primo secolo, sull’ansa dell’Adige. E in quattro decenni vennero costruiti: il Foro, la Curia, il Capitolium, la Basilica, le terme, il teatro e altri importanti edifici pubblici. Il tutto racchiuso in poderose mura. Fuori di queste sorgeva un anfiteatro, che arriverà ai nostri tempi, con tutto il suo fascino e maestosità. È l’Arena di Verona, il più grande teatro della lirica del mondo a cielo aperto.
Le sue origini, come per quelle della città, non hanno certezze. Ma l’ipotesi più accreditata, la fanno risalire al primo secolo d.C. Quindi è precedente al Colosseo, anche se faceva parte della stessa politica di monumentalizzazione, voluta dai Romani.
Nel 265 l’imperatore Gallieno, per costruire fortificazioni atte a difendere la città dai barbari, fece erigere ampie cinta murarie e l’anfiteatro fu incluso nella città.
L’Arena venne utilizzata agli albori per spettacoli ludici. Come i combattimenti tra gladiatori. Ma il luogo è stato attivo nei secoli a venire, indi è stato soggetto a varie destinazioni.
Ma vi fu un giorno antico in cui l’edificio subì una deturpazione. Avvenne quando nel regno romano-germanico di Teodorico il Grande, si avvinse una pietra per usarla nella costruzione di nuove mura. E poi una seconda, una terza e così via. Eseguendo una demolizione parziale dell’edificio. L’anello esterno scomparve, ma ciò non precluse la struttura nel suo utilizzo e gli spettacoli perdurarono.
Ma questo non fu l’unico danno. L’inondazione dell’Adige del 589, tre terremoti nel dodicesimo secolo e le invasioni degli Ungari, misero a dura prova la struttura.
Bisogna attendere il Medioevo per avere i primi lavori di restauro. Ma è con il Rinascimento che l’Arena inizia la sua “riscossa”. Infatti divenne oggetto di studi e molti artisti s’impegnarono per la sua conservazione e rivalutazione.
Così l’anfiteatro pose le basi per divenire luogo dell’identità cittadina.
Vi furono poi nuovi interventi di ristrutturazione a tutto il 1600, per poi dare vita a degli scavi archeologici, per riportare alla luce la parte costruita durante l’impero romano. L’interesse in tal senso divenne crescente, assumendo consistenza nel diciottesimo secolo.
Nel 1805 Napoleone Bonaparte volle visitare la rinomata opera. Seguirono altri interventi che volgevano tutti a far riesumare l’antica bellezza e maestosità dell’Arena. Per consegnarla a noi così com’è tutt’ora.
Guardando la sua architettura, essa è costruito con blocchi di marmo ben squadrati, ha vari ordini di gradinate e il perimetro della platea attuale è di 391 metri quadrati e con l’ala, arriviamo a 435. La forma è ellittica. Quello che vediamo oggi, come si evince da quanto sopra scritto, non corrisponde alla struttura originaria. Questa era composta da tre ordini di arcate sovrapposte, per creare un effetto di slancio verso l’alto. Tali arcate erano 72 e l’altezza dell’edificio, doveva essere di 31 metri. Vi era un grande numero di ingressi e l’Arena poteva contenere 30.000 persone. Queste erano sistemate in 44 gradoni, con in cima una galleria, dove gli spettatori stazionavano in piedi.
Viaggiando tra passato e presente, l’anfiteatro oggi può contenere la metà delle presenze. E se vi entriamo, ci troviamo davanti a gallerie che consegnano, dopo averle percorse, agli spalti. A guardare da tale posizione, l’impatto emotivo è considerevole.
L’anfiteatro da oltre un secolo è un palcoscenico della grande lirica, con un’acustica di notevole qualità. Ma lo è anche per la danza classica, il teatro, i concerti di musica pop.
Il primo spettacolo fu la “Santa Alleanza” di Gioacchino Rossini. Nel 1913 avvenne la prima rappresentazione, con l’Aida di Giuseppe Verdi. Accorsero a vederla da tutto il mondo, perché era nata la più grande stagione lirica all’aperto. Ed in questo luogo si sono esibiti, nel tempo, i più grandi maestri. Nel 1942 fece comparsa una giovane cantante greca, che diverrà una delle voci più importanti di sempre: Maria Callas.
Fino all’inizio della pandemia, l’Arena ospitava 400.000 visitatori all’anno. Ora vi è una web tv ed i canali social, con cui si continuano a proporre gli spettacoli, in attesa di porre in atto l’apertura, quando la situazione sanitaria darà garanzie.
L’Arena di Verona, per le sue caratteristiche, vive dunque una doppia solitudine, come vestigia del passato e come teatro.








