La nuova Ilva produrrà acciaio in modo sostenibile, garantendo l’occupazione. Ne è certo Domenico Arcuri, Commissario straordinario per l’emergenza Covid e AD di Invitalia, intervistato sul Corriere della Sera da Federico Fubini.
Quella che si prospetta adesso, afferma Arcuri, è una nuova fase: «L’Italsider ha scritto pagine importanti dell’industria italiana. E’ stata una fase irripetibile, in cui i governi disegnavano interventi diretti nell’economia preoccupandosi dello sviluppo e dell’occupazione. Quella stagione è finita. Ma oggi è il momento di riaccelerare, siamo in uscita dall’emergenza più grave del dopoguerra».
«Un Paese senza industria né innovazione non ha futuro ed è per questo che stavolta sarà diverso. Lo Stato assicurerà una rapida transizione della produzione di acciaio verso livelli di sostenibilità ambientale e sociale: un terzo della produzione sarà ‘verde’, ci sarà un forno elettrico e due impianti per il preridotto. A partire dal Sud, si può produrre un acciaio verde ed ecosostenibile».
Sulla data di uscita della presenza pubblica dal progetto dichiara: «c’è l’idea di entrare, mettere in atto un progetto e poi trovare le modalità di uscita. Ma sarebbe ingeneroso dire ora quando. Non è prevedibile». Arcuri si dice inoltre tranquillo sull’accettazione da parte di Bruxelles della nazionalizzazione: «abbiamo già presentato le richieste di autorizzazione a Bruxelles. Abbiamo fiducia che non ci saranno problemi».
A proposito della richiesta del governatore della Puglia e del sindaco di Taranto di chiudere l’area a caldo, cioè il cuore della produzione d’acciaio, mantenendo i livelli di occupazione infine spiega: «abbiamo trovato un equilibrio ragionevole tra la decarbonizzazione e la tutela del lavoro. Serve un po’ di tempo, ma queste variabili si possono conciliare. Non è vero che l’area a caldo possa assicurare occupazione solo a danno della salute. Con le migliori tecnologie e il ricorso ai forni elettrici si può essere competitivi e avere cura della salute e dei posti di lavoro».








