Nell’anno della pandemia da Covid-19, quello del food è stato uno dei settori più colpiti. Ma per alcuni player, la reazione ha già dato i suoi frutti. Tra essi spicca Newlat Food, che nonostante una perdita di capitalizzazione del -8,77% (+1,27% nel 2021) è riuscita a chiudere il terzo trimestre con un utile netto di 4,1 milioni, in crescita annua del +85% e superiore al consenso (2,9 milioni). MF-Milano Finanza ne ha parlato con Angelo Mastrolia, Presidente, e Fabio Fazzari, Group Financial Director della società.
Qual è stata la ricetta del successo? «La ricetta è innanzitutto aver creato un gruppo di dimensioni competitive, soprattutto per quanto riguarda i settori del latte e della pasta. La quotazione in borsa (avvenuta nel 2019, ndr) ci ha dato ulteriori risorse». La crescita delle dimensioni, spiegano Mastrolia e Fazzari, ha comportato diversi vantaggi: «ad esempio nel milk & dairy, avere un posizionamento di leadership nelle più importanti regioni italiane ci ha permesso di siglare accordi di medio termine, fissando il prezzo della materia prima ed eliminando un importante fattore di volatilità per i nostri margini».
In che modo avete gestito l’impatto della crisi? «Abbiamo aggiunto alla nostra offerta alcuni prodotti che alzassero l’asticella della qualità e della salute, ad esempio le paste senza glutine e il latte A1 con proteine altamente digeribili». Parliamo di m&a. Avevate in progetto l’acquisizione dello storico brand britannico Hovis (bakery), ma poi avete rinunciato. Qual è la ragione? «La vicenda Hovis rispecchia il nostro continuo interesse su mercati come Regno Unito, Germania, Francia, dove i brand italiani hanno un valore molto riconosciuto. D’altro canto, però, abbiamo una rigida disciplina interna per quanto riguarda la creazione di valore, e i prezzi che siamo disposti a pagare nelle operazioni di m&a devono tenerne conto».
Sul piano della crescita dimensionale, affermano i due manager, i progetti stanno andando avanti: «già dall’ipo abbiamo dichiarato di voler raggiungere 1 miliardo di fatturato attraverso la crescita per linee esterne, diversificando prodotti e aree geografiche. Stiamo partecipando a tavoli di negoziazione molto interessanti e cercheremo di cogliere le migliori opportunità, soprattutto a livello internazionale». Considerate anche la possibilità di accedere nuovamente al mercato dei capitali? «Senz’altro. Dopo la quotazione, stiamo valutando l’opportunità di diversificare le fonti di finanziamento guardando al mercato obbligazionario: in questa finestra favorevole in termini di costo del debito, un’emissione potrebbe essere utile per avere la necessaria flessibilità di fronte a grandi operazioni di m&a».
Tra i vostri cavalli di battaglia c’è il comparto dei cibi per bambini e il tema della sostenibilità. «Investiamo sempre più in ricerca e sviluppo per il baby food e abbiamo un know how esclusivo, grazie al quale è stato possibile siglare in estate un importante contratto con una multinazionale per i latti speciali e per bambini intolleranti. Riguardo il packaging in Toscana abbiamo lanciato confezioni vegetali e totalmente riciclabili. Lo stesso vale per la pasta Pezzullo. L’ecosostenibilità è un obiettivo importante».








