In tempi in cui anche prevedere cosa accadrà tra nove giorni è complicato, pensare all’Italia sportiva del 2032, quando ospiterà gli Europei di calcio in ticket con la Turchia, diventa arte divinatoria.
Conoscendo le difficoltà del nostro paese nell’organizzare per tempo le cose, è giusto sentire l’opinione di chi oggi ha la responsabilità di coordinare la messa a terra dei progetti.
Per questo Milano Finanza ha intervistato Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, un recente passato come manager e presidente del Credito Sportivo.
“Euro 2032 assegnato anche all’Italia rappresenta una grande opportunità che dovrà generare eredità positive ben prima di quell’appuntamento, e non solo nelle città direttamente coinvolte nell’evento”.
Ministro Abodi, lei ha due cruciali competenze, lo sport e i giovani. Spieghi come le sta esercitando e con quali obiettivi.
Stiamo disegnando un nuovo modello del sistema sportivo italiano e le nuove strategie delle politiche giovanili, anche per saldare questi due fondamentali settori alla “catena del valore” sociale ed economico.
Abbiamo adottato un metodo di lavoro che segue uno schema semplice, nel quale credo profondamente: andare, incontrare, ascoltare, dialogare, studiare, elaborare, condividere, agire.
I nostri obiettivi per lo Sport partono dalla base.
Quale?
Migliorare le infrastrutture e l’offerta nei territori, a partire dai luoghi e nei contesti del disagio sociale; favorire la pratica sportiva in tutte le sue forme, iniziando dalla scuola; rafforzare la relazione tra lo sport e la salute, contribuendo a migliorare gli stili di vita, contrastando la sedentarietà, con i suoi danni e i suoi costi.
Al tempo stesso aiutare lo sport competitivo, al più alto livello, nella sua dimensione industriale, a raggiungere gli obiettivi sportivi, sociali ed economici, anche in un’ottica di sussidiarietà di sistema.
E per i giovani che progetti concreti?
Per i giovani, tre macro-obiettivi:
1. Valorizzare le opportunità, in un’ottica di interdisciplinarietà, riferite a formazione, orientamento al lavoro, imprenditorialità, accesso al credito, casa, famiglia e genitorialità;
2. Rafforzare il ruolo e la funzione di Erasmus + Sport e Giovani, i Corpi Civili di Pace e il Servizio Civile Universale, anche nelle sue articolazioni: digitale, ambientale, turistico e agricolo;
3. Attivare politiche e strumenti che contrastino e contengano gli impatti del disagio, delle dipendenze vecchie e nuove, e delle varie forme di devianze.
Lo sport, soprattutto dopo il Covid, sta diventando un’attività di massa in Italia, in alcuni casi si sostituisce al ruolo che dovrebbe avere la scuola. Cosa state facendo per educare all’attività fisica gli italiani?
Lo sport non può sostituire la scuola, ma deve diventare uno dei suoi principali alleati, migliorando sensibilmente la relazione, a partire dai programmi didattici e i luoghi dell’apprendimento dedicati alla pratica sportiva, da affidare al “capitale docente”, sempre più specializzato e qualificato.
Il Pnrr ha destinato alle palestre scolastiche lo 0,14%, trecento milioni di euro, poco, troppo poco, dobbiamo fare di più e meglio se non vogliamo più essere una nazione nella quale una scuola su due non ha una palestra.
Cosa comporta questa scarsità di impianti?
Siamo ancora una nazione con troppi “sedentari”, al quarto, quinto posto tra i Paesi Ocse e con un impatto finanziario della sedentarietà di circa quattro miliardi di euro l’anno, quasi dieci volte il finanziamento pubblico allo sport.
La “bussola” è il comma dell’articolo 33 della Costituzione che da qualche giorno riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme.
In sintesi, il valore – da far evolvere in diritto – dello sport per tutti e di tutti.
Se miglioreremo quali-qualitativamente la presenza dello sport a scuola, sarà più facile farlo nella società.
Gli impianti sportivi, soprattutto nelle periferie urbane e nei piccoli centri, hanno bisogno di sostegni, investimenti e manutenzione. Quante risorse può mettere il governo a disposizione di questi obiettivi?
Pur essendo un ministro senza portafoglio, quest’anno abbiamo destinato allo sport, tra legge finanziaria, singoli provvedimenti e contributo pubblico agli organismi sportivi 800 milioni di euro, ai quali si aggiungono le risorse delle Regioni, ricordando che lo sport è materia concorrente, quindi terreno di stretta collaborazione, nel rispetto di ruoli e competenze.
Mi auguro che nel 2024 si aggiungano anche nuove risorse, attraverso la rimodulazione di fondi Pnrr e il Fondo Sviluppo e Coesione 2021-27, obiettivo per il quale sto lavorando, in grande sintonia, con i colleghi Fitto e Giorgetti.
Altre risorse?
Preziosi anche i 200 milioni di euro di finanziamenti concessi dall’Istituto per il Credito Sportivo, con il bando “Sport missione Comune” e le altre opportunità dedicate alle infrastrutture dello sport, incentivati dai fondi pubblici per contributi in conto interessi e garanzie.
Di uguale importanza l’opera dalla nostra società Sport e Salute, con significative risorse finanziarie messe a disposizione attraverso bandi dedicati allo sport sociale, e servizi tecnici attraverso la piattaforma che elabora progetti infrastrutturali e svolge in ruolo di stazione appaltante per gli enti locali.
Che notizie ha invece degli stadi di Inter e Milan a Milano e di quello della Roma nella Capitale? Avremo finalmente stadi moderni in Italia? Con sostegno pubblico o spetterà solo ai privati? Saranno fondamentali per gli Europei del 2032.
Abbiamo bisogno di stadi contemporanei, sicuri, accessibili, tecnologici ed energeticamente almeno a saldo zero, auspicabilmente “comunità energetiche”.
A Milano e a Roma sono fiducioso che si realizzi almeno un nuovo stadio.
Ma ci auguriamo che nei prossimi mesi ci sia un’accelerazione a Bologna, Cagliari, Verona, Parma e Palermo, solo per citare i progetti già in cammino, in alcuni casi da molti, troppi anni.
Ma è il sistema professionistico nel suo complesso che deve evolversi.
Come?
Comprendendo l’esigenza di pianificare gli interventi e sviluppare le infrastrutture, ben oltre Euro 2032 che co-organizzeremo e ben prima di quell’orizzonte temporale.
Con l’art. 3 del decreto legislativo 120 del 2023 abbiamo previsto ulteriori semplificazioni dell’iter amministrativo per dare maggiore certezza ai promotori di progetti di sviluppo degli impianti sportivi, a partire proprio dagli stadi, ma è necessaria più collaborazione pubblico-privata.
Sembra facile, ma non lo è.
Va incentivata la valutazione dei Comuni per la vendita dell’asset-stadio ai club, come a Bergamo, e promossa la costituzione di un fondo immobiliare ad apporto, articolato in comparti, nell’ambito della valorizzazione del patrimonio pubblico e di progetti di rigenerazione urbana.
C’è bisogno di un set di strumenti, in una cornice strategica di sistema, che produca effetti concreti, visibili e diffusi, in una tempistica più internazionale.
C’è molto lavoro da fare e non c’è più tempo per le parole.
L’Italia riuscirà a organizzare in tempo e con successo le Olimpiadi e Paralimpiadi del 2026? Quanti investimenti si prevedono e che impatto sul pil?
In un anno di lavoro con gli organizzatori della Fondazione Milano Cortina 2026, con i rispettivi soci, e la società a capitale pubblico Infrastrutture Milano Cortina 2026 che si occupa delle opere pubbliche, anche sportive, abbiamo ricreato la necessaria armonia, ripristinato l’indispensabile collaborazione e recuperato quasi tutti i ritardi accumulati negli anni precedenti.
Riusciremo nell’intento di organizzare Giochi meravigliosi e, nonostante le oggettive e limitate difficoltà sulle quali ci stiamo impegnando tutti, a garantire un adeguato rendimento ai 3,5 miliardi di euro che il Governo ha destinato al miglioramento delle infrastrutture di collegamento, su gomma e su ferro, e, per un 10%, alle infrastrutture sportive.
E i privati ci saranno?
Agli investimenti pubblici vanno aggiunti difficoltà 500 milioni di euro di investimenti privati che si stanno consolidando a Milano, con il Villaggio Olimpico a Porta Romana, che diventerà tre mesi dopo i Giochi uno studentato per 1.700 universitari, e il palazzo del ghiaccio di Santa Giulia (18.000 posti), che diventerà una infrastruttura polifunzionale dedicata all’intrattenimento sportivo e non solo.








