La decisione di lanciare un programma di difesa comune – commenta Giorgio Ventre sul Mattino – è una necessaria presa di coscienza della nostra attuale debolezza, della nostra dipendenza da forze e tecnologie che non sono nostre e che non sono da noi controllate.
Difese delle quali possiamo all’improvviso trovarci senza, se il paese che ce le garantiva all’improvviso decide di avere interessi differenti dai nostri.
Fare tutto ciò per l’Europa significa realizzare oggi uno sforzo comune obbligato che deve essere fatto su risorse finanziarie comuni, che rendano qualsiasi innovazione, qualsiasi tecnologia frutto di questo sforzo di ricerca e di produzione realmente un risultato europeo, condiviso da tutti i paesi, da tutti i cittadini.
Solo così l’Europa potrà fare il salto di qualità da un insieme di giganti nani in un gigante vero capace di dare all’Europa la maturità e conquistare nuovi mercati per i suoi prodotti tecnologici in Cina e nel resto del mondo in crescita.
La decisione di lanciare un programma di difesa comune è quindi, come già detto e utile ripetere, una necessaria presa di coscienza della nostra attuale debolezza, della nostra dipendenza da forze e tecnologie che non sono nostre e che non sono da noi controllate.
Difese delle quali possiamo all’improvviso trovarci senza, se il paese che ce le garantiva all’improvviso decide di avere interessi differenti dai nostri.
Ma decidere di pensare ad una Europa forte ed autonoma deve essere frutto di scelte politiche ed economiche coerenti, di lungo respiro, che siano il primo passo verso una sempre maggiore integrazione delle nostre economie, dei nostri sistemi produttivi.
E per fare questo significa che questo sforzo comune deve essere fatto su risorse finanziarie comuni, che rendano qualsiasi innovazione, qualsiasi tecnologia frutto di questo sforzo di ricerca e di produzione realmente un risultato europeo, condiviso da tutti i paesi, da tutti i cittadini.
Se non procederemo in questa direzione, corriamo solo il rischio di lanciare una corsa alle armi con 27 contendenti, con incredibili sprechi ed incoerenze, foraggiando i sempre presenti particolarismi, con il paradosso di creare occasioni di scontro proprio nel momento in cui è assolutamente necessaria una comunità di intenti e di strategia.








