Sul Corriere della Sera Angelo Panebianco auspica la nascita in Europa di una «grande coalizione», un’alleanza delle forze antipopuliste capace di affrontare alcuni dei più gravi problemi che incombono su di noi, a cominciare proprio dalla questione della sicurezza.
Lo stesso Panebianco, tuttavia, è consapevole che ciò difficilmente potrà avvenire.
Ma a suo avviso non è comunque un esercizio futile immaginare un tale scenario, perché può aiutare a capire meglio le difficoltà del presente.
Perché dunque all’Europa servirebbe una grande coalizione?
Per la stessa ragione per cui, di tanto in tanto, si formano grandi coalizioni entro i sistemi democratici nazionali: per fronteggiare condizioni di emergenza.
Una grande coalizione, eliminati da una parte e dall’altra gli incompatibili, a cominciare dai putiniani e cripto-putiniani di destra e di sinistra, potrebbe affrontare infatti alcuni dei più gravi problemi che ha l’Europa.
A cominciare dalla questione della sicurezza.
Una compresenza, nel governo dell’Europa, di forze, di sinistra e di destra, consapevoli che il possesso di mezzi coercitivi (la forza militare) è necessario per garantire la sicurezza europea, potrebbe fare passi significativi in materia di difesa comune mantenendo contemporaneamente intatti i legami atlantici, l’alleanza politica e militare con gli Stati Uniti.
Anche riguardo al tema delle migrazioni una grande coalizione potrebbe mettere fuori gioco gli opposti estremismi (in Italia essi si manifestano, per così dire, in purezza): le pulsioni xenofobe di certa destra («Chiudiamo le porte ai barbari») e quelle evangelico-terzomondiste di certa sinistra («Sono loro i più deboli. Vanno accolti tutti»).
Serve un punto di equilibrio.
Una gestione realistica dei flussi (a livello europeo, come tanti invocano) non è possibile se gli opposti estremismi non vengono neutralizzati.








