Mai come oggi, con l’escalation della guerra in Ucraina e con gli spiragli sempre più stretti per una via diplomatica che viene più citata che resa possibile, sale ancora una volta l’allarme del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sulle conseguenze che un conflitto “che insanguina l’Europa”, porta con sè.
E non sono solo economiche, sociali, umanitarie. Anche se su quest’ultime le deflagrazioni delle bombe russe portano il loro carico di morte e distruzione a migliaia di chilometri di distanza colpendo paesi lontani e segnando il futuro dell’intero pianeta.
Il destino dell’uomo e dell’ambiente sono interconnessi
Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, il capo dello Stato sottolinea infatti che oggi “il destino dell’uomo e quello dell’ambiente non sono mai stati così strettamente connessi. La scellerata guerra che sta insanguinando l’Europa con l’aggressione della Federazione Russa all’Ucraina -scandisce – sta provocando una conseguenza inevitabile sulla capacità di rispettare l’agenda degli impegni per contrastare il cambiamento climatico ed evitare così, le ulteriori crisi umanitarie conseguenti”. Crisi del grano (ma non solo) in testa.
Ciò che ormai è sotto gli occhi di tutti è che il mancato approvvigionamento da parte del “granaio d’Europa” va di pari passo con le conseguenze dei cambiamenti climatici che – a iniziare dalla siccità – rischiano di creare una crisi umanitaria senza precedenti. Così come senza precedenti potrebbe essere il flusso di migranti soprattutto dall’Africa.
Ravvivare il negoziato
“Il vero tema in questo momento – spiega il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio – è quello di ravvivare il negoziato”. “C’è stato questo tentativo della Turchia di far parlare Zelensky e Putin – ha aggiunto – dobbiamo riuscirci ma voglio essere sincero: in questo momento – a proposito di spiragli che si aprono e si chiudono dalla mattina alla sera – vedo una strada in salita”. Poi, il nuovo allarme: “Bisogna fare uscire subito il grano dai porti dell’Ucraina. Ci sono 30 milioni di tonnellate fermi nei porti ucraini, bloccate dalle navi da guerra russe”.
“Se non riusciamo a far uscire quel grano – ha avvertito il responsabile della Farnesina – avremo nuove guerre in Africa, nuovi colpi di Stato, nuovi fenomeni terroristi e soprattutto nuovi fenomeni migratori dall’Africa verso l’Europa. E questo non possiamo permettercelo”.
L’impegno per la pace
Ricordando il cinquantesimo dalla Dichiarazione di Stoccolma “che per la prima volta affermò in modo solenne, insieme al diritto alla libertà, all’uguaglianza e a condizioni di vita dignitose per ogni persona, anche il dovere di proteggere e migliorare l’ambiente per garantire il futuro alle nuove generazioni”, Mattarella guarda con rinnovata preoccupazione – con lo sguardo giocoforza rivolto all’est europeo – a quanto accade parlando, in chiave globale, di un “severo richiamo alla assunzione condivisa di un impegno comune alla pace e alla cooperazione internazionale”.
E se l’Italia dovrà attrezzarsi a far fronte a un “esodo biblico” proveniente dall’Africa, deve anche far fronte alle emergenze interne, con intere categorie, filiere e famiglie messe in ginocchio dalla crisi economica in atto. Da ultima quella dei pescatori, fermi nei porti per il caro carburante, che lo stesso Santo Padre ha voluto citare oggi durante il Regina Coeli: “Esprimo la mia vicinanza ai pescatori” che “a causa dell’aumento del costo del carburante rischiano di dover cessare la loro attività e la estendo a tutte le categorie di lavoratori gravemente penalizzate dalle conseguenze del conflitto in Ucraina”.








