«Fiducia sull’Italia, ma per il governo è il momento di accelerare sui fatti. La buona reputazione di Mario Draghi ha prodotto un effetto positivo a livello internazionale, ma ora servono certezze sui vaccini, sui processi autorizzativi e sullo snellimento della burocrazia. Soltanto così si potranno movimentare flussi di capitali internazionali e domestici».
Alexei Dal Pastro, Amministratore Delegato del gruppo immobiliare Covivio, mette fretta al governo. Per sostenere il real estate, cuore della crescita economica, servono azioni concrete. In questa intervista a ClassCnbc, l’AD illustra la sua visione del settore e anticipa le prossime mosse di Covivio, che tra Francia, Germania e Italia gestisce 25,7 miliardi di euro di asset.
Come vi siete mossi durante la pandemia? «A livello di gruppo lo scorso anno abbiamo fatto un’importante attività di rotazione del portafoglio, con la cessione di immobili per 900 milioni, e abbiamo reinvestito i profitti in progetti di sviluppo. Per il 2021 prevediamo ulteriori cessioni per 600 milioni. Fare rotazione per noi è importante: significa assicurarsi che il portafoglio sia sempre evoluto e allineato alle nuove esigenze. In Italia continueremo con una strategia in sostanziale continuità con quella del 2020, che ci ha dato grande soddisfazione».
Guardando ai primi due mesi di quest’anno, l’AD afferma: «l’avvio è stato un po’ difficile; pensavamo di partire con un’accelerazione maggiore, mentre a gennaio il contesto si è dimostrato ancora negativo. Febbraio ha mostrato qualche timido segnale di ripresa. Nel corso dell’anno prevediamo un impatto zero sul residenziale, mentre per gli hotel tutto dipende dal successo della campagna di vaccinazione. In ogni caso anche per gli uffici la vera differenza la farà chi avrà un prodotto da offrire evoluto e allineato alla nuova domanda».
Intanto lo smart working ha svuotato gli uffici… «Noi siamo impegnati a costruire quelli del futuro. Il “work from home” avrà un impatto strutturale sugli uffici. Per gli operatori la missione è farli evolvere attraverso investimenti mirati che allineino l’offerta alla nuova domanda di tecnologia, flessibilità, benessere».
Negli uffici del futuro, spiega, «diventano centrali qualità e comfort, con un focus sugli impianti di salubrità dell’aria. C’è una nuova organizzazione degli spazi, con meno desk individuali e più luoghi di collaborazione. Il tutto condito da una forte dose di sostenibilità e green».
In piena pandemia Covivio ha vinto la gara per il nuovo sviluppo dell’area dello Scalo di Porta Romana a Milano. Un segnale di fiducia nonostante tutto. «Milano per noi è una grande opportunità ed è al centro delle strategie del gruppo con un 20%o circa dei nostri investimenti complessivi. Per quest’anno abbiamo previsto importanti progetti di sviluppo con ristrutturazioni in zone centrali come via Torino e Corso Italia e il completamento di progetti importanti come Symbiosis. E stiamo cominciando a lavorare su Scalo di Porta Romana. Vogliamo costruire un punto di riferimento non solo per Milano ma anche per l’Europa e creare valore per i nostri stakeholder».
A Milano concentrate il 90% delle attività in Italia. «Abbiamo fatto un lavoro molto importante per arrivare a questo traguardo. Fino al 2015 meno della metà delle attività erano nel capoluogo lombardo. Si tratta di una città con una dinamica di real estate che resta molto positiva. Ora dobbiamo allineare l’offerta disponibile, di uffici di qualità medio-bassa, con l’evoluzione di una domanda concentrata su qualità alta».
Per quanto riguarda il residenziale, Dal Pastro dichiara: «è un asset class che ha dimostrato una forte resilienza con performance molto interessanti. Qui siamo impegnati soprattutto in Germania, a Berlino, dove abbiamo circa il 25% del totale. Investiamo anche in Italia, ma ci sono ancora alcune inefficienze fiscali che speriamo vengano superate per ridare slancio al settore».
Anche qui si assiste a una rimodulazione degli spazi e delle caratteristiche? «Certo: anche il residenziale ha necessità di essere riadattato alle nuove esigenze, ma noi lo vediamo anche in chiave strategica per garantire un’opportunità di exit da altri settori, principalmente uffici, che non sono ubicati in zone ben connesse o che non sono attraenti per le nuove richieste oppure, ancora, che hanno situazioni strutturali di inefficienza. Quindi manteniamo una view estremamente positiva sul settore».
Sul settore alberghiero invece commenta: «il 2020 è stato un anno drammatico per la maggior parte degli hotel e molti sono chiusi ancora oggi, con un impatto importante sui conti economici, ma la nostra visione non è cambiata. Siamo convinti che non appena si tornerà alla normalità si assisterà a un fortissimo rimbalzo del comparto. E noi siamo determinatissimi a puntare sulla ripresa con investimenti mirati che garantiscano l’evoluzione dell’offerta. Non abbiamo dubbi su che cosa accadrà, il problema è capire quando. L’incertezza sui tempi è la vera scommessa».








