Il passaggio da 12 monete nazionali all’euro è stato un’operazione senza precedenti” e “a un livello più profondo, l’euro riflette un’identità europea comune ed è il simbolo dell’integrazione come garanzia di stabilità e prosperità in Europa”. Lo scrivono, in un articolo sui 20 anni della moneta unica pubblicato sul ‘Sole24Ore’, il ministro dell’Economia Daniele Franco, il presidente dell’Eurogruppo Paschal Donohoe, il vicepresidente esecutivo della Commissione europea Valdis Dombrovskis, i commissari Paolo Gentiloni e Mairead McGuinness e tutti i ministri delle Finanze dell’eurozona.
“Dopo il grande entusiasmo degli inizi – scrivono – l’euro è cresciuto fino a diventare la seconda valuta più utilizzata al mondo. La nostra moneta comune è tuttora molto popolare” e “l’eurozona ha continuato a espandersi, passando dagli 11 membri iniziali ai 19 Paesi attuali, ai quali nei prossimi anni se ne aggiungeranno altri. Questi progressi sono stati compiuti a fronte di ardue sfide. Alcuni erano scettici nei confronti del progetto già dai suoi primi passi.
Quando l’euro ha raggiunto i dieci anni d’età, gli Stati membri e le istituzioni si sono resi conto in misura più ampia del fatto che la sua architettura non era stata originariamente concepita per rispondere al terremoto provocato dalla crisi finanziaria globale e dalla successiva crisi del debito sovrano. Ne sono conseguiti la riforma del quadro di governance dell’area dell’euro, l’istituzione di un meccanismo comune di sostegno per i Paesi in difficoltà finanziaria e un sistema di vigilanza comune per le banche europee: si è riconosciuto in tal modo che la soluzione doveva essere ricercata nel rafforzamento del coordinamento e dell’integrazione”.
“Queste prime crisi hanno consentito all’euro di maturare e di rafforzare il suo ruolo internazionale. Abbiamo inoltre tratto insegnamenti preziosi che si sono rivelati utili nel contesto dell’attuale pandemia: la sua natura transfrontaliera – si legge – ha messo in luce sia la profondità della nostra interdipendenza sia la forza della nostra unità. Quando la portata della crisi Covid-19 è risultata evidente, l’intervento è stato molto più rapido, deciso e coordinato rispetto a quanto fatto per gli shock precedenti”.
“Nei primi vent’anni dell’euro abbiamo raggiunto grandi risultati, ma c’è ancora molto da fare. Dobbiamo stare al passo con l’innovazione e promuovere il ruolo internazionale dell’euro. La stessa moneta unica deve essere idonea all’era digitale”.
“Per questo motivo – si legge – prestiamo sostegno e contribuiamo ai lavori che la Bce sta compiendo su una forma digitale della nostra moneta. Nel contempo, è necessario rafforzare ulteriormente l’area dell’euro. Abbiamo gettato solide basi per il sistema bancario europeo, ma dobbiamo lavorare ancora per rafforzare l’unione bancaria e per sbloccare nuove opportunità di ripresa economica e di crescita. Lo stesso vale per i nostri mercati dei capitali: dobbiamo intervenire in modo risoluto per migliorare il flusso degli investimenti e dei risparmi privati nel mercato unico al fine di fornire i finanziamenti indispensabili alle imprese, comprese le Pmi, e allo stesso tempo creare nuove opportunità di lavoro”, aggiungono.








