“Mosca o Kiev, Putin oppure Zelensky? Chi scriverà la storia dell’invasione dell’Ucraina? Non certo i russi e neanche europei e americani. La cronaca dei massacri quotidiani, dell’apocalisse dei bombardamenti e dell’ecatombe di un intero popolo che sta subendo l’Ucraina hanno già cominciato a scriverla gli stessi ucraini, a prescindere dalla tradizionale definizione che la storia la scrivono i vincitori. Prima ancora che militarmente i veri vincitori morali e storici della catastrofe umanitaria in corso da oltre un mese da Kiev a Mariupol, da Kharkiv a Odessa a Kerson, sono infatti nettamente gli ucraini, che stanno dando al mondo intero l’esempio di come si difende il proprio Paese. La storia sta comunque presentando il conto tanto a Mosca quando all’Occidente”.
Gianfranco D’Anna, ex inviato di guerra della RAI, analizza per Italpress l’invasione dell’Ucraina e le sue possibili inaspettate conseguenze.
15 mila soldati russi morti non per la Russia ma per Putin
“Studia il passato se vuoi prevedere il futuro, afferma non a caso Confucio. E il passato per Putin ha un duplice aspetto: quello dello spartiacque del 9 maggio, settantasettesimo anniversario della “giornata della vittoria” in memoria della capitolazione della Germania nazista durante la seconda guerra mondiale. Ricorrenza alla quale il Presidente russo non solo si presenta dalla parte sbagliata, quella dell’invasore, ma soprattutto in veste di perdente o quanto meno di mancato vincitore. A capovolgere il senso patriottico della ricorrenza sarà il lunghissimo elenco di migliaia e migliaia di soldati russi morti in Ucraina, fra i 10 e i 15 mila caduti in una guerra non dichiarata, senza sapere perché e per cosa. Morti letteralmente invano, non per la Russia ma per Putin”.
In 30 giorni danni peggiori di 10 anni di occupazione in Afghanistan
“Rispetto al piano della vigilia dell’invasione, che prevedeva di conquistare Kiev in due giorni, il ridimensionamento al solo Donbass della guerra scatenata da Mosca, annunciato ufficialmente dallo stato maggiore russo, equivale al ritiro dei sovietici dall’Afghanistan. In soli 30 giorni la disfatta assume anzi proporzioni maggiori e molto più tragiche dei 10 anni di occupazione afghana, ufficialmente costati 26 mila vittime all’Armata rossa. Il secondo aspetto é proprio quello che il confronto storico della fallita invasione dell’Ucraina potrebbe innescare a Mosca: la definitiva, si spera, elaborazione del lutto per la fine dell’Unione Sovietica e soprattutto il superamento della patologia della clonazione del Kgb e della mitologia dei Dzerzinskij di Lavrentj Beria e di Juri Andropov. Protagonisti di una mostruosa e infinita serie di assassini, deportazioni ed eliminazioni di massa”.
Dal comunismo al putinismo
“L’esaurimento cioè della mutazione genetica determinata dal passaggio dal comunismo al putinismo. Per Stati Uniti ed Europa, la lezione della storia da non dimenticare riguarda proprio l’Ucraina e la tentazione di sacrificarne l’integrità territoriale sull’altare di un compromesso con Putin per la cessazione delle ostilità e il congelamento della situazione. Come per la conferenza di Monaco del 1938 con il nazismo e poi con la spartizione della Polonia del 1939 fra Hitler e Stalin, un eventuale cedimento per fini strategici, energetici ed economici sulla pelle del popolo ucraino, consentirebbe a Putin di salvarsi, superare il momento critico e di tornare alla carica contro l’Europa fra qualche anno. Sul fronte militare in Ucraina, si registra intanto l’uccisione del settimo esponente dei vertici militari russi in combattimento, sei generali e un ammiraglio”.
L’insubordinazione dell’esercito
“L’alto numero di comandanti morti rilancia i sospetti di insubordinazioni da parte dei soldati russi. Sospetti che trovano conferma nella notizia pubblicata dal Financial Times e da altri media inglesi, dell’uccisione del colonnello russo Medvechek, che era alla guida della 37esima Brigata motorizzata e che sarebbe stato deliberatamente travolto con un mezzo corazzato dai suoi stessi uomini, esasperati dalle pesanti perdite subite dal reparto. “Il fatto”, ha riferito una fonte dell’intelligence britannica, “dà un’idea del morale dei russi”.
Le truppe russe si stanno dimostrando riluttanti a impegnarsi in operazioni di fanteria su larga scala nelle città e preferiscono invece puntare sull’uso indiscriminato di bombardamenti aerei e di artiglieria nel tentativo di demoralizzare la difesa ucraina, afferma il Governo inglese. Situazione che sta per essere capovolta dal rifornimento dei primi 1.500 missili antiaerei Strela consegnati ai reparti ucraini dalla Nato”.
Assenza di democrazia
“L’ossessione censoria del regime di Mosca nei confronti dell’informazione si spinge ora anche oltre la Russia. Lo dimostra il singolare esposto denuncia presentato personalmente dall’Ambasciatore a Roma, Sergei Razov, alla Procura della Repubblica nei confronti della Stampa di Torino per presunta “istigazione a delinquere e apologia di reato” in relazione ad articoli critici sul destino del Presidente russo. Un plastico esempio dell’assoluta mancanza di democrazia nella Russia di Putin. Un esempio che amplifica l’effetto tragicomico e patetico del sedicente exploit della popolarità del leader del Cremlino, che secondo i media di regime sarebbe salita addirittura al 77,9%. Nulla di nuovo.
Il paragone è forse sproporzionato, ma nella Berlino assediata e ridotta a un cumulo di macerie della primavera del 1945, il ministro della propaganda nazista, Goebles, giurava alla radio che i nazisti stavano ricacciando indietro i nemici. Nei corsi e ricorsi della storia è un sinistro avviso di sfratto che dalla fionda del Davide ucraino molti prospettano possa materializzarsi a Mosca. Ma questa è un’altra storia. La prossima” conclude D’Anna.








