Il presidente americano Donald Trump aveva iniziato l’anno facendo uccidere il 3 gennaio scorso il generale iraniano Qassem Soleimani, il vero numero due del regime di Teheran. Gonfiando i muscoli davanti alle telecamere e con un’economia comunque in ascesa, nell’anno delle presidenziali sembrava saldamente in testa ai sondaggi mentre i democratici non trovano niente di meglio da contrapporgli di John Biden, ex vice di Obama, personaggio controverso e con il carisma di uno zerbino .
In poco più di due mesi Trump è riuscito a fallire la gestione del coronavirus, con un bilancio di morti superiore a quello di due guerre, ha fatto dichiarazioni surreali sui metodi per combattere il Covid-19, ha litigato con la Cina, con l’Oms, ha aumentato la tensione con la Russia, ha innervosito la cancelliera Angela Merkel, che non lo vuole neppure vedere al G-7, e con le sue parole inopportune ha scatenato la rabbia di Minneapolis e di tutta l’America dopo l’uccisione da parte di un poliziotto dell’afroamericano George Floyd.
Invece di uscire dalla pandemia gli Stati Uniti sono stati infilati da Trump in un tunnel che rischia di trascinare nell’incertezza e nel caos non solo gli Usa ma anche l’Europa, l’Asia e il mondo intero.
Sia chiaro: non è tutta colpa sua. La Cina sa perfettamente come provocarlo su Hong Kong e sul resto. Ma sua è la maggior parte della colpa, circondato oltretutto da uno staff dove se qualcuno osa contraddirlo finisce tra quel centinaio di persone che ha silurato in questi anni alla Casa Bianca, dove oggi si trova assediato e sempre più solo. Questo accade quando si sceglie come presidente uno speculatore immobiliare, un gestore di casinò e il conduttore di una trasmissione tv dove lo slogan preferito era “Tu sei fuori”. Una personalità vulcanica ma sicuramente eccentrica che sta dando segnali di squilibrio.
Il suo stesso segretario di Stato Mike Pompeo, ex capo della Cia, si sta dimostrando inadeguato, incapace di prevedere le crisi internazionali e i loro sviluppi. Non si tratta di giudizi personali ma di fatti. Al punto che gli ex consiglieri di Trump se la danno a gambe e passano dal “nemico”: il generale McMaster, ex capo della sicurezza nazionale, uno che ha avuto in mano segreti strategici, comandando truppe in Iraq e Afghanistan, è stato assunto dalla piattaforma di videocomunicazioni Zoom, cioè lavora per cinesi. Il top manager della Disney, Kevin Mayer, è appena passato a TikTok, il social del momento controllato da Pechino. Persino Mickey Mouse, Topolino, ha abbandonato il presidente Usa.
I dati economici americani sono sconfortanti e questo naturalmente è una brutta notizia per Trump ma anche per noi. Gli americani che hanno richiesto i sussidi alla disoccupazione sono stati 33,3 milioni. Si stima la perdita di oltre 21 milioni di posti soltanto nel mese di aprile cancellando un decennio di guadagni di posti di lavoro e spingendo il tasso di disoccupazione a un record del 14,7 per cento,
Molti dati mostrano che in aprile e maggio gli Usa sono ancora in fase di grave recessione, con un calo generale dell’attività commerciale e un aumento dei licenziamenti, anche se più lentamente che nelle prime settimane della crisi del coronavirus. Secondo le attuali proiezioni, quest’anno l’economia si contrarrà del 6-7% e la disoccupazione rimarrà per un certo periodo in percentuali a due cifre. Ma per la prima volta da quando la pandemia ha costretto a marzo gli Stati Uniti a chiudere le attività commerciali, sembra che le condizioni in alcuni settori dell’economia non stiano peggiorando e potrebbero addirittura migliorare.
L’economia statunitense è destinata a riprendersi nella seconda metà dell’anno ma scenari più pessimistici con nuove infezioni da coronavirus, porterebbero a massicce chiusure di attività e fallimenti.
Se il fronte interno è incerto, aggravato da un aumento di sfiducia nella leadership del presidente, anche quello internazionale è bollente. Le colpe di Trump sono enormi, determinate dalla sua completa sfiducia nella diplomazia multilaterale e nei trattati. Gli Stati Uniti stanno smantellando tutte le barriere costruite per evitare uno scontro con la Russia. Trump prima ha denunciato il trattato del 1987 tra Reagan e Gorbaciov sui missili nucleari di medio raggio e più recentemente il trattato dei “Cieli Aperti”, detto Open Skies, con cui ogni firmatario si era impegnato a permettere che il proprio territorio venisse perlustrato dagli aerei degli altri.
Po naturalmente c’è il contenzioso con la Cina. L’accordo commerciale con Pechino – con cui la Cina si impegnava ad aumentare di 200 miliardi di dollari le importazioni dagli Usa – è ancora congelato e adesso la crisi di Hong Kong potrebbe portare a un’ulteriore escalation. Gli Usa hanno sospeso gli accordi commerciali privilegiati con l’ex colonia britannica alla quale Pechino ha imposto una legge sulla sicurezza che di fatto porta a una disgregazione del ben noto slogan “una nazione due sistemi”. Ma in ballo tra Cina e Usa c’è molto di più: dalla navigazione delle flotte militari e civili nei mari della Cina meridionale, dove passa il 30% del traffico mondiale, agli equilibri strategici e di sicurezza che coinvolgono gli alleati degli americani, dal Giappone alla Corea del Sud, ma anche avversari come la Russia e naturalmente la Corea del Nord. L’Est asiatico di fatto sta diventando una polveriera.
Come se non bastasse la cancelliera Angela Merkel ha declinato l’invito ad andare a Washington per il G-7 del 10-12 giugno. La Merkel è infuriata per l’abbandono del trattato Open Skies e per le pressioni di Trump a rinunciare al raddoppio del gasdotto Nord Stream 2 con Mosca. Secondo la Germania Trump sta mettendo a rischio la sicurezza dell’Europa. E se lo dice Berlino qualche ragione ci deve pur essere. Ecco perché l’uscita degli Stati Uniti dal coronavirus sta diventando una sfida mondiale, la più complicata di tutte.








