Ville da sogno in riva al lago di Como o alle acque cristalline della Costa Smeralda e mega-yacht di lusso ormeggiati in Liguria: sono questi i beni congelati dalla Guardia di Finanza a oligarchi russi inseriti nella lista nera dell’Ue dopo l’invasione dell’Ucraina. Il congelamento comporta il blocco preventivo della fruizione del bene, compresi tra l’altro la vendita, l’affitto e le ipoteche. Viene deciso dal Comitato di sicurezza economico-finanziario con sede presso il ministero dell’Economia e delle finanze sulla base degli accertamenti effettuati in tutta Italia dalla Guardia di Finanza. In totale sono 680 gli oligarchi e funzionari russi finiti nel mirino delle sanzioni Ue.
Ecco chi sono i principali destinatari delle misure della Guardia di Finanza.
Usmanov e la villa in Costa Smeralda da 17 milioni di euro
Di origine uzberka, l’oligarca russo Alisher Usmanov, nato a Chust nel 1953, è stato già colpito nei giorni scorsi dalle sanzioni imposte in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Ad Amburgo, infatti, gli è stato sequestrato lo yacht Dilbar, un’imbarcazione di 156 metri, dal valore compreso tra i 500 e gli 800 milioni di dollari, acquistata nel 2016 da un costruttore tedesco, e che in genere viene gestita da un equipaggio di circa 80 persone. Questa volta la Guardia di Finanza ha sequestrato all’oligarca russo una villa sul golfo del Pevero ad Arzachena, in Sardegna, del valore di circa 17 milioni di euro.
Il più ricco della Russia
Usmanov è uno degli uomini più ricchi della Russia e del mondo. Il magnate dei metalli i cui affari, come scrive Catherine Bolton nel suo libro ‘Gli uomini di Putin’, sono “sempre andati di pari passo con lo Stato russo”, è da tempo molto presente nel Regno Unito e a Londra in quella che nel tempo è diventata nota come ‘Londongrad’ o ‘Moskva-Thames’ (Mosca sul Tamigi). L’oligarca russo, che fino al 2018 è stato azionista del club londinese Arsenal, possiede tuttora quote importanti nella seconda squadra di calcio di Liverpool, l’Everton. Proprietario del quotidiano russo ‘Kommersant’ e del secondo operatore di telefonia mobile russo, MegaFon, della più grande società internet Mail.Ru, Usmanov è anche azionista di maggioranza di Metalloinvest, un conglomerato industriale russo, Secondo Forbes, nel 2021 ha un patrimonio netto stimato di 22,6 miliardi di dollari.
“Non sono un oligarca”
Quello a cui non piace essere definito ‘oligarca’ ma piuttosto ‘filantropo’, in un’intervista rilasciata al ‘Financial Times’ nel 2020, aveva spiegato al giornalista che lo intervistava che “per raccontare la mia vita ci vorrebbero due bottiglie di vodka” : “non sono uno di quelli che potresti chiamare un oligarca. Tutti i beni che io e i miei partner abbiamo acquistato in Russia provenivano dal mercato secondario non sono arrivati da un cosiddetto processo di privatizzazione. Nessuno mi ha mai regalato niente”, spiegava Usmanov. “Ma sarei indecente a dire che lo Stato non mi ha dato delle opportunità. Per tutto il tempo, da quando ho iniziato a fare grandi affari, con grandi risorse industriali, il potere, lo Stato, è stato molto collaborativo e disponibile e non ci ha mai rifiutato nulla”, aveva sottolineato. Usmanov, ha frequentato il prestigioso Moscow State Institute of International Relations e ha conseguito una laurea all’Accademia delle Finanze del Governo della Federazione Russa in Scienze Bancarie. Nell’agosto 1980 fu arrestato e condannato a otto anni di carcere con l’accusa di frode e “furto di proprietà socialista” nella repubblica sovietica dell’Uzbekistan e imprigionato per sei anni. Il 3 maggio del 2000 la Corte Superma Uzbeka ha completamente cancellato tutte le accuse a Usmanov. “Quello che è successo ha reso impossibile la mia futura carriera diplomatica”, ha spiegato al ‘Ft’ Usmanov. Dopo l’uscita dal carcere il mondo era cambiato. “Era un paese diverso. C’erano opportunità per fare soldi legalmente”, ha spiegato ancora. E in effetti la sua carriera decolla.
Ai vertici della banca russa
Il magnate russo ha avuto ruoli importanti nello sviluppo dell’economia della Russia dopo la caduta del muro di Berlino: dal 1990 al 1994, è stato vice direttore generale della Cjsc Intercross; negli anni 1994-1998 Usmanov capeggiava l’azienda interbancaria di gestioni investimenti ‘Interfin’. Dal ’95 al ’97 è stato il primo vice del presidente del Cda della Mapo-Banca e dal 1994 al 1995 anche Consigliere del Direttore generale della Moscow Aviation Production Association (Mapo). Dal febbraio 2000 all’ottobre 2014 ha rivestito la carica di direttore generale della ‘Gazprom Invest holdings’, dopo essere stato consigliere del Presidente del Consiglio di amministrazione della ‘Gazprom’ e primo vice del Direttore Generale della ‘Gazprom Invest holdings’. Usmanov è il fondatore della Usm, un’azienda internazionale diversificata. Nelle attività del gruppo c’è il colosso dell’industria mineraria Metalloinvest che ha fondato nel 2005 comprando una serie di asset messi in vendita proprio da Gazprom.
Quei 2 milioni al Comune di Roma
Tra il 2011 e il 2012 Usmanov compra anche una quota del 2% di Facebook che rivenderà nel 2014 con un guadagno di almeno 1,7 miliardi netti di dollari. Nel 2017 Usmanov, come sottolineano Jacopo Iacoboni e Gianluca Paolucci nel libro intitolato ‘Oligarchi’, è stato insignito dall’Ordine al Merito della Repubblica Italia per progetti di restauro di edifici dal valore storico. Con una donazione di 2 milioni di euro al Comune di Roma, raccontano, “erogata quando era guidato dal sindaco Ignazio Marino, aveva finanziato il rifacimento della Sala degli Orazi e Curiazi nei Musei Capitolini, e il restauro della Fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale e del Foro di Traino a Roma”. Un’onorificenza, questa, che potrebbe avere vita breve dopo che, come annunciato nei giorni scorsi dal ministero degli Esteri dopo l’invasione russa dell’Ucraina, è stata avviata la procedura per la revoca delle onorificenze concesse a cittadini russi.
Vicino a Putin
Nel 2018, invece, rilevano, “Usmanov veniva inserito dal Tesoro degli Stati Uniti nella lista di uomini di governo e oligarchi segnalati alle agenzie di intelligence perché ritenuti ‘molto vicini al presidente Putin e al Cremlino’, e dunque soggetti pericolosi per la geopolitica occidentale”. Una vicinanza al presidente russo Vladimir Putin che Usmanov ha sempre negato. “Senti – ha spiegato nel 2020 al ‘Ft’-, riconosco il leader del Paese di cui sono cittadino. Lo rispetto. Penso che oggi sia il leader numero uno al mondo…Ma non ho mai avuto niente a che fare con nessuno di questi cosiddetti incarichi speciali”, ha sottolineato riferendosi proprio alle affermazioni degli Stati Uniti secondo cui gli uomini d’affari russi agiscono per conto del Cremlino. “Non ha bisogno di niente. Non ha bisogno di oligarchi, solo di uno Stato solido”. Durante l’emergenza covid, raccontano ancora Jacopo Iacoboni e Gianluca Paolucci, Usmanov dona “un milione di euro di aiuti in due tranche alla Regione Sardegna, dove è davvero di casa da almeno 30 anni”. Secondo il Dossier Center di Mikhail Khodorkovsky, citato nel libro ‘Oligarchi’, Usmanov possiederebbe otto ville in Costa Smeralda. “Quando non è nelle sue case, l’oligarca uzbeko naviga tra Caprera, Tavolara e Golfo Aranci a bordo del suo yacht Dilbar, 156 metri per 24, altezza trenta metri, per lunghi anni il più grande yacht al mondo, valutato tra 500 e 800 milioni di dollari”. Proprio quello che due giorni fa è stato sequestrato ad Amburgo.
Timchenko, il duecentesimo uomo più ricco del mondo
L’oligarca russo Gennady Nikolayevich Timchenko, a cui la Guardia di Finanza ha sequestrato all’oligarca russo lo yacht Lena, nel porto di Sanremo, e del valore di circa 50 milioni di euro è classificato al 205esimo posto nel Bloomberg Billionaires Index, con una fortuna stimata di 10,3 miliardi di dollari. E’ la 6a persona più ricca in Russia. Classe ’52 Timchenko ha fondato e possiede il gruppo di investimento privato, Volga Group. In precedenza è stato co-proprietario di Gunvor Group. Considerato come molto vicino al presidente della Federazione russa, Vladimir Putin sin dai primi anni ’90, l’oligarca russo è uno dei principali azionisti del colosso del gas Novatek. Nato a Leninakan, oggi Gyumri in Armenia, Timchenko ha trascorso sei anni, tra il 1959 e il 1965, nella Germania Est dove ha imparato il tedesco. “Fin da bambino – scrive Catherine Belton nel suo libro ‘Gli uomini di Putin’ – faceva parte dell’élite sovietica. Suo padre aveva una posizione di alto livello nelle forze armate e lui aveva trascorso parte dell’infanzia in Germania Est”. Nel 1977, si è laureato presso l’Istituto meccanico di San Pietroburgo come ingegnere elettromeccanico, come ha spiegato lo stesso magnate in un’intervista del 2008 con il ‘Wall Street Journal’. Timchenko inizia a lavorare come ingegnere per l’impianto Izhorsky vicino a San Pietroburgo, specializzato nella costruzione di generatori di energia. Dal 1982 al 1988 ha lavorato come ingegnere al ministero del Commercio Estero e nel 1988, quando la Russia iniziò a liberalizzare la sua economia, fu promosso vicedirettore della compagnia petrolifera statale Kirishineftekhimexport, che era stata creata nel 1987.
Le mani sul petrolio
La Kirishineftekhimexport, scrive ancora Belton, “formò una società con la Urals Trading e per qualche tempo negli anni ’90, Timchenko fu a capo della succursale della Urals in Finlandia”, una società specializzata nell’importazione di petrolio russo in Europa. Nel 1995, Urals Finland Oy è stato rinominato International Petroleum Products Oy (Ipp), e Timchenko è diventato prima vice e poi Ceo. Nel 1997, ha co-fondato la società globale di trading di materie prime Gunvor con l’uomo d’affari svedese Torbjörn Törnqvist. Ha venduto a Törnqvist la sua partecipazione nel marzo 2014, un giorno prima delle sanzioni statunitensi in seguito all’invasione russa della Crimea. Nel 2007, Timchenko ha fondato il fondo di investimento privato Volga Group che opera in particolare nei settori dell’energia, dei trasporti, delle infrastrutture e dei servizi finanziari.
Nel cerchio magico di Putin
Nel marzo 2014 il Tesoro Usa ha inserito Timchenko nella Specially Designated Nationals List, la lista delle persone da sanzionare come ‘membri della cerchia ristretta della leadership russa’. Timchenko, che ha ricevuto la legione d’Onore francese e che è stato anche presidente del Consiglio economico della Camera di Commercio franco-russa, è stato presidente del Cda della Kontinental Hockey League e presidente del club di hockey su ghiaccio Ska San Pietroburgo.
Soloviev, il volto tv che tifa Putin
Vladimir Roudolfovitch Soloviev, classe ’63, è un volto di punta della televisione di Stato russa. Prima del sequestro annunciato oggi di immobili situati nella provincia di Como, del valore di circa 8 milioni di euro, in seguito alle sanzioni imposte in seguito all’invasione russa dell’Ucraina, lo stesso Soloviev nei giorni scorsi e in diretta tv aveva espresso tutto il suo disappunto per le sanzioni. In una vera e propria invettiva in onda nel suo programma il conduttore aveva contestato il suo inserimento nella lista delle persone da sanzionare sottolineando il suo dispiacere: “ma avevate detto che l’Europa ha dei diritti di proprietà sacri”. Soloviev si è formato negli ambienti elitari della Mosca degli anni’80, in quella British Special School n.27 che raccoglieva i giovani eredi dei membri del Comitato centrale del Partito comunista dell’Unione sovietica. Laureatosi al prestigioso Moscow Institute of Steel and Alloys prima, e all’Institute of World Economy and International Relations poi, Solovyev trascorse gli anni successivi agli studi nel campo degli insegnamento scientifico. Nel 1980 entra alla facoltà di chimica e di fisica dell’Università di scienza e tecnologia Misis e ne esce diplomato nel 1986. A fine Anni 90 Soloviev lascia la carriera di insegnante per iniziare la carriera di giornalista e uomo di spettacolo.
Putin lo premia per la Crimea
Nel 1999, anno in cui Vladimir Putin entra al Cremlino, Soloviev fa il suo esordio in Tv nel canale Tnt. Da quel momento la sua ascesa è costante. A partire dal 2010 lavora per i canali di Stato russi della holding Vgtrk34. La sua trasmissione Poedinok viene poi diffusa su Rossiya-1 dal 2010 al 2014 e dal 2015 al 2017. Nel 2012 viene nominato membro del Consiglio della tv pubblica con un decreto firmato da Putin e nel 2014 viene insignito della medaglia dell’Ordine al merito per la Patria grazie alla ‘copertura obiettiva’ del referendum per l’annessione della Crimea. Dal 2018 il giornalista conduce Mosca, Cremlino, Putin, un programma televisivo con cadenza settimanale in onda sul canale statale Rossiya 1 alla gloria del presidente Putin.
Savchenko, soldi e Duma
E’ un uomo d’affari e membro della Duma di Stato Oleg Savchenko, l’OLIGARCA russo proprietario di Villa Lazzareschi sulla colline di Capannori (Lucca) che è stata ‘congelata’ dalla guardia di finanza. Il nome di Savchenko, 55 anni, comprare al numero ‘385’ della black list dell’Unione Europea. Secondo quanto riportato nella Gazzetta ufficiale europea, l’uomo ha votato a favore della risoluzione relativa all’appello della Duma indirizzato “al presidente della federazione russa Vladimir Putin” sulla necessità di riconoscere Donetsk e Luhansk, le autoproclamate repubbliche del Donbass. Savchenko, viene spiegato nel documento, “ha pertanto sostenuto azioni e attuato politiche che compromettono l’integrità territoriale, la sovranità e l’indipendenza dell’Ucraina e che hanno destabilizzato ulteriormente l’Ucraina”.
Il figlio dell’oligarca escluso dalla Formula Uno
Nikita Mazepin non è più un pilota di Formula 1. Haas, il team americano che aveva confermato il giovane russo per schierarlo nel mondiale 2022, ha deciso di licenziarlo “con effetto immediato”. Troncata anche la partnership con lo sponsor principale, l’azienda chimica Uralkali – specializzata nella produzione di potassio – che ha come primo azionista il miliardario e OLIGARCA Dmitry Mazepin, padre di Nikita, uno degli uomini d’affari russi invitati a un incontro con il presidente Vladimir Putin al Cremlino, poche ore dopo l’inizio dell’invasione dell’Ucraina. Il nome di chi affiancherà Mick Schumacher non è stato ancora svelato, ma si parla di Pietro Fittipaldi (nipote del due volte iridato Emerson), dell’indiano Jehan Daruvala e della riserva dell’Alpine Oscar Piastri, campione in carica di F2. Dovrebbe essere annunciato prima degli ultimi test, in Bahrain dal 10 al 12 marzo. Mazepin, 23 anni, paga gli avvenimenti dell’ultima settimana, ha spiegato con una nota Haas: “Come il resto della comunità della Formula 1, il team è scioccato e rattristato dall’invasione dell’Ucraina e desidera una fine rapida e pacifica del conflitto”. “Sono molto deluso nell’apprendere che il mio contratto in F1 è stato risolto – ha scritto Mazepin jr. sui social – Nonostante comprenda le difficoltà, la decisione della FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile aveva consentito ai piloti russi di correre purchè senza simboli ne inni, ndr) e la mia disponibilità ad accettare le condizioni proposte è stata completamente ignorata e nessuna procedura è stata seguita in questo approccio unilaterale”.








