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Le proteste femministe fuori dal tempo | L’analisi di Massimo Adinolfi

Massimo Adinolfi, sul Messaggero, si occupa del caso Roccella.

E si chiede: e quelli che stavano seduti, che erano lì per ascoltare, che partecipavano all’evento non per approvare né per contestare ma semplicemente per capire, per interesse alla materia, per fatto personale?

Provate a mettervi nei panni del pubblico, di quelli che volevano sentir parlare Eugenia Roccella e non hanno potuto.

Erano storditi, stupefatti, alcuni anche straniti, perché la ministra sarà pure, per costoro, l’espressione di un pensiero neoconservatore, chissà, ma intanto il papocchio ideologico recitato sul palco da una delle furenti contestatrici – che impastava, in una stessa frase, natalità, diritto all’autodeterminazione, efferatezze capitalistiche e genocidi a Gaza – sembrava, quello sì, provenire da un altro tempo, da un altro mondo.

Pensavamo che la solidarietà nei confronti della ministra fosse un atto ovvio, che non richiede particolare sensibilità politica, e invece ci sono quelli che minimizzano, perché, fanno intendere, nessuno ha lanciato bombe carta, e poi aggiungono che un ministro queste cose deve aspettarsele.

Aspettarsi cosa, precisamente?

Aspettarsi i fischi?

Forse, ma dopo aver preso la parola, non prima, non per impedire di parlare.

Poi ci sono quelli per i quali la democrazia è conflitto, che non si può neutralizzare il conflitto, sterilizzare il conflitto, affidare tutto alle buone maniere democratiche.

Per costoro, conflitto è sinonimo di partecipazione, di cittadinanza attiva, di protagonismo politico, e perciò è cosa buona e giusta.

Abbiamo qualche difficoltà a iscriverci tra costoro, perché sappiamo cosa si perde ogni volta che il tessuto delle regole democratiche viene strappato, mentre non siamo sicuri di cosa si guadagni.

Al momento, quello che vediamo crescere è un clima di odio, di delegittimazione ideologica dell’avversario politico, in cui si riversa di tutto, e in cui vanno a braccetto il rifiuto del patriarcato e l’antisemitismo, l’abnorme riattualizzazione del pericolo fascista e il pacifismo a senso unico.

Quanto poco c’entri tutto questo humus antagonista con la difesa della 194 e del diritto all’aborto ognuno lo vede da sé.

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