L’emergenza legata al virus COVID 19, al netto della vicenda sanitaria, che speriamo si concluda presto, ci metterà di fronte ad una sorta di punto zero, un momento di svolta perché, come sempre avvenuto dopo le rivoluzioni o le guerre ci troveremo di fronte a scelte di fondo.
L’importanza della Sostenibilità
La sostenibilità, intesa nella sua accezione più ampia, non solo ambientale ma sociale ed economica al contempo, sarà uno dei driver della ‘ripresa’, tracciando la strada verso una transizione non solo ecologica che acceleri il percorso verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Agenda 2030 e spingendo , in modo ancora più deciso, verso politiche come quelle indicate dal Green Deal europeo, attraverso un necessario processo di semplificazione della regolazione, volto a far ripartire rapidamente l’economia.
Si dovrà quindi porre attenzione affinché l’attenzione agli equilibri ambientali e alla sostenibilità forniscano risposte concrete ed immediate ai bisogni di imprese e cittadini, non siano considerati e percepiti come un ‘lusso da ricchi’ e non venga disatteso quanto di buono è stato fatto fino ad oggi in questo ambito.
Si tratta di immaginare quindi un nuovo modello di vita e di sviluppo, in una logica integrata, che richiede di essere sostenuta da maggiore conoscenza e tecnologie sempre più avanzate.
L’importanza della Ricerca e dell’Innovazione
Non è un caso se il Green Deal europeo identifica 8 pilastri a base della trasformazione dell’economia europea per un futuro sostenibile, ma, al contempo, individua nella ricerca e nell’innovazione lo strumento trasversale abilitante.
In questo contesto l’esperienza del Covid ha rimesso al centro l’importanza di sostenere la cultura scientifica all’interno di un pensiero olistico e ha dimostrato come i risultati della ricerca, se sostenuta con le risorse pubbliche, debbano essere immediatamente e liberamente accessibili per salvare le vite ma anche per proteggere le economie e le comunità.
Abbiamo anche bisogno però di decidere rapidamente le strade da intraprendere, sciogliendo vincoli ed opportunità di contesto che fanno giustamente parte del dibattito a tutti i livelli e sgombrando quindi il campo da pregiudizi ideologici e retaggi anche mentali del passato; il ruolo della conoscenza e della ricerca scientifica diventa quindi fondamentale in una logica di ricerca finalizzata a sostenere il Sistema – paese, senza sostituirsi al decisore politico ma supportandone le decisioni.
L’accesso e la disponibilità di dati e informazioni, validati e attendibili, il mantenimento e l’ampliamento di reti di monitoraggio e di misura, in particolare in relazione agli ecosistemi e alle loro dinamiche, sostenute dall’intelligenza artificiale, dalla robotica, dalle tecnologie quantistiche, potranno consentire scelte più consapevoli a supporto delle policy ma anche a supporto dei singoli operatori economici e dei cittadini.
Servono modelli di simulazione
Gli obiettivi di sviluppo sostenibile non sono un elenco di elementi aventi lo stesso peso, ma è un insieme di sistemi interconnessi che, in base alle priorità accordate per il loro raggiungimento, portano a risultati e impatti sociali ed economici diversi.
Servono quindi modelli che sappiano simulare gli effetti degli interventi programmati sui sistemi interconnessi sui cambiamenti climatici, sulla protezione e valorizzazione del capitale naturale, sui sistemi e le filiere produttive, sull’economia circolare, sulla protezione dai rischi naturali, sui consumi energetici, sul capitale umano, sulle dinamiche dei consumi, sul benessere sociale, che consentano di valutarne gli impatti e gli effetti.
La tutela della biodiversità e degli habitat per un paese come il nostro, ha impatti immediati e diretti anche sul paesaggio, sul turismo, sull’agroalimentare, sulle economie delle aree interne o delle isole.
La transizione ecologica delle aree urbane
Particolarmente complesso sarà, nell’era post covid, la gestione della transizione ecologica delle aree urbane, alla sfida già audace di trasformare le nostre bellissime città, piene di storia, in smart city; da ora in avanti dobbiamo riconsiderare il concetto di mobilità sostenibile non più solo in termini ambientali o di emissioni ma anche di sicurezza e salute.
Gli urbanisti dovranno unire le loro competenze con gli altri specialisti e con gli user per immaginare città nelle città, con spostamenti ridotti, nuovi servizi e nuove modalità di lavoro agile (non necessariamente come quelle di questi giorni).
Il campo economico
In campo economico l’innovazione e la ricerca, insieme alla capacità di creare efficienti sistemi a rete e di simbiosi industriale, potranno aiutare il nostro paese a combattere la deindustrializzazione e la riconversione dei sistemi produttivi obsoleti e, sostenere il tessuto economico fatto di piccole e medie imprese, piccoli produttori, artigiani con un uso efficacie delle risorse ambientali.
La Pubblica Amministrazione
Infine, non sfuggo a uno degli elementi di maggiore criticità per la transizione verso lo sviluppo sostenibile: abbiamo una pubblica amministrazione con una età media degli addetti molto elevata, in ritardo sulla digitalizzazione, spesso limitata dalla scarsità di risorse e da approcci labirintici e settoriali, abbiamo poco tempo per costruire una Repubblica digitale e sostituire impalcature di regolazione bizantine con regole chiare e capaci di essere efficaci rispetto alle dinamiche di interconnessione, sostituendo un sistema conservativo con un sistema protettivo.
In questo contesto, di nuovi strumenti regolatori, potrebbe rientrare il tema della fiscalità ambientale, per misurare e dare un valore economicamente rilevante all’uso delle risorse naturali o alla loro rigenerazione nei di bilanci pubblici, negli interventi economici, ma anche negli strumenti di politica fiscale.








