Il videomessaggio di Giorgio Mulè, Vice Presidente della Camera dei Deputati, ha aperto il panel “L’importanza delle riforme”, moderato dal giornalista di La7 Luca Telese, a cui hanno partecipato Giuseppe Caia, Consigliere giuridico del Ministro dell’Interno, Francesco Saverio Marini, Consulente della Presidente del Consiglio dei Ministri e Antonio Felice Uricchio, componente del Comitato tecnico scientifico sui livelli essenziali delle prestazioni e Presidente Anvur.

“Il tema delle riforme impegna la politica e le istituzioni italiane sin da quando 75 anni fa la nostra Costituzione è stata promulgata”, ha dichiarato il Vice Presidente. “È un tema appassionante, ricorrente e a volte un po’ sonnolente per il grande pubblico, però è un tema centrale, perché abbraccia tutti i settori, tutti gli ambiti del Paese”.
“La madre delle riforme”, ha dichiarato Mulè, “è la riforma costituzionale che riguarda il cosiddetto premierato. È una di quelle riforme destinata a incidere e ad andare molto al di là rispetto a quando dovesse essere approvata dal Parlamento o legittimata dal popolo italiano, perché dispiegherà i suoi effetti per molti anni. Per questo bisogna agire cum grano salis, bisogna agire senza fretta, bisogna ponderare bene ogni parola, com’è giusto che sia e come fecero i nostri padri costituenti ricorrendo nella semantica a una ricerca certosina dei vocaboli”.
Non sono da sottovalutare anche gli effetti collaterali legati a questa riforma: “il potere in capo al Presidente della Repubblica non viene toccato dalla riforma di questi articoli della Costituzione ma inevitabilmente inciderà su tale relazione laddove dovesse andare in porto il premierato forte”, ha aggiunto Mulè. Di fronte a questa riforma: “questo Parlamento ha il dovere di fermarsi, di ragionare e soprattutto di andare avanti senza alcun pregiudizio. Il grande spirito riformatore, quello costituente che animò quell’assemblea di 556 persone e solo 21 donne, oggi deve avere la capacità di ripetersi e di replicarsi con un atteggiamento che sia il più possibile laico e non macchiato dalla parte politica a cui si appartiene. Le idee non possono conoscere colore politico quando si tratta di Costituzione ma solo i colori della bandiera italiana”.

“Bisogna arrivare a leggi che possano durare nel tempo e che rispondano a esigenze sociali e istituzionali di lungo periodo”, ha ribadito Giuseppe Caia, consulente giuridico del Ministro dell’Interno. Quindi “le leggi devono essere organiche, sistematiche, chiare, e bisogna introdurre un metodo per arrivare a leggi di questo tipo, senza pregiudizi”. “La nostra Costituzione” ha continuato Caia “è una delle migliori d’Europa come formulazione, ed è stata modificata 25 volte. Quindi in sé e per sé modificare la Costituzione non è un problema, è stato fatto molte volte per allinearsi alle contingenze dei tempi”. “Quello che conta” ha concluso Caia, “non è tanto modificare la Costituzione, che in sé potrebbe non risolvere le questioni, ma è riuscire ad avere un impianto normativo che sia improntato sulla semplificazione, la ricerca di efficienza e la tutela dei valori”.

“La riforma proposta dal governo Meloni non ha intenzione di rafforzare i poteri del presidente del Consiglio“, ha ribadito Francesco Saverio Marini, consulente giuridico della presidente del Consiglio dei ministri e ideatore della riforma sui poteri del premier, ma ha “l’obiettivo di rafforzare la stabilità e la democrazia nel Paese, che è un problema noto e condiviso da tutte le forze politiche“.
“È da 50 anni che si provano a fare riforme che non sono state fatte – aggiunge Marini – magari si è peccato di eccesso di ottimismo sulle riforme ampie, con elettori spaventati che al referendum poi preferiscono una scelta conservativa. È una situazione bipartisan: ci hanno provato in tanti, da Renzi a Berlusconi. Il problema centrale è dunque la stabilità – aggiunge – che penalizza l’attrattività del Paese“.
Per Marini “la democrazia funziona se l’elettore è in grado di scegliere quale sarà il governo e il presidente del Consiglio“.
“Non si deve parlare di premier, di premierato – prosegue Marini – il presidente del Consiglio rimarrà tale. Si è volutamente deciso di non adottare sistemi diversi” che prevedono “una posizione diversa della figura del presidente del Consiglio rispetto agli altri ministri, mentre nella proposta attuale si è lasciata la situazione identica a quella attuale” e “si è lasciato il rapporto di fiducia tra maggioranza e il governo nel suo complesso“.
Per Marini, inoltre, “l’obiettivo di questo incontro è il dialogo, che dovrebbe essere l’obiettivo anche delle riforme costituzionali“. Per il consulente della presidente del Consiglio, infatti, “il muro contro muro sotto il profilo delle riforme istituzionali non ha senso” ed è auspicabile “un approccio condiviso fra maggioranza e opposizioni per trovare soluzioni che scontentino il minor numero di persone“. Quanto al referendum su una riforma che modifica la forma di governo “è solo salutare” ma in Parlamento è auspicabile “un confronto sulle scelte dei miglioramenti del testo“, che è “l’unico approccio serio e utile al problema delle riforme“.

Il confronto è stato poi chiuso dall’intervento di Antonio Felice Uricchio, Presidente di Anvur, che con riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni ha ribadito che “i tempi di studio delle riforme hanno durata anche ventennale e quindi arrivano ad attuazione molto tardi”. “Con riferimento all’attuazione della riforma delle autonomie locali” ha confermato Uricchio, “servono tre tasselli importanti: la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere garantiti in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale sulla base del principio costituzionale di uguaglianza, le intese regionali per il federalismo asimmetrico e infine la legge generale sulla perequazione che dovrebbe governare i rapporti finanziari. Questi tre tasselli sono ancora inattuati a distanza di anni dalla riforma del Titolo V. Quindi non bisogna solo fare le riforme, ma dotarsi poi di strumenti attuativi”.








