Analisi, scenari, inchieste, idee per costruire l'Italia del futuro

Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli: “Il turismo nuova industria” | Stati Generali

Nella giornata del 24 novembre, il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha dialogato con Lirio Abbate, Caporedattore La Repubblica, durante il panel “Il Sud ponte del Mediterraneo: un’opportunità di rinascita per un intero territorio?”, nel corso degli Stati Generali della Ripartenza organizzati a Bologna dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia.

In merito ai milioni di visitatori che affollano la città di Napoli settimanalmente, quale punto d’attrazione europeo, e su come la città partenopea si stia organizzando ed attrezzando dal punto di vista turistico, il sindaco Manfredi afferma: “Sicuramente quella del turismo è una nuova industria che si è trasformata. In passato noi eravamo un luogo di turismo stagionale. Cioè prima Napoli era un posto dove le persone venivano soltanto in alcuni mesi dell’anno a visitare la città. Adesso invece abbiamo turisti praticamente in tutti i mesi dell’anno ed è stato completamente destagionalizzato il turismo, quindi non abbiamo variazioni tra i periodi dell’anno. Io ricordo che fino a 4-5 anni fa, a febbraio e novembre, si chiudevano gli alberghi perché c’erano così pochi clienti che non era conveniente lasciarli aperti. Adesso noi abbiamo un novembre con il tutto esaurito ed abbiamo avuto un febbraio tutto esaurito. Quindi sicuramente c’è questa voglia della città di Napoli”.

Perché poi questo è avvenuto? Perché il turismo è cambiato, è un turismo che è legato molto all’esperienza, alle emozioni e Napoli è una città che ha tante storie da raccontare, perché ha 2.500 anni di storia, ha avuto tantissime dominazioni ed io penso che chiunque venga dai paesi di lingua spagnola, inglese o francese, cioè dal mondo, trovi un pezzo della sua storia a Napoli, perché ci sono stati i francesi, gli spagnoli, ci sono stati gli svevi e gli inglesi per un periodo”.

“Ecco, quindi questa trasformazione si deve tramutare in un’opportunità per la città, perché questa è la vera sfida che noi abbiamo davanti. In primo luogo perché deve creare una crescita reale da parte delle comunità. Il caso del Rione Sanità è molto esemplificativo, ma non è l’unico, però rappresenta, diciamo, il caso guida che noi abbiamo, perché il turismo ha consentito a tanti giovani di talento che altrimenti sarebbero andati via da Napoli oppure avrebbero fatto altri tipi di attività, di poter aver l’opportunità di diventare imprenditori di loro stessi, ma anche imprenditori del loro territorio. E questo ha anche prodotto un vantaggio economico perché ha creato centinaia di posti di lavoro ed ha fatto sì che questo processo nascesse dal basso, e che non fosse calato dall’alto. Le esperienze che noi stiamo vivendo con Scampia, San Giovanni a Teduccio, i Quartieri Spagnoli, Forcella, tanti posti difficili, ci dimostrano che senza il coinvolgimento delle comunità locali è difficile creare cambiamento”.

“Il turismo da un lato può essere un’opportunità di rinascita, sicuramente, un’opportunità economica importante, ma io non guardo solo l’aspetto economico, io guardo un aspetto anche identitario, cioè nel senso di rimpossessarsi della nostra storia, delle nostre radici e del nostro ruolo, quindi di passare da sudditi a tornare ad essere protagonisti. Del resto, Palermo e Napoli sono state le grandi capitali della cultura europea. Quindi non solo economia ma quindi anche identità. Però noi non possiamo vivere solo di turismo, io questo dico sempre, perché Napoli è una città di un milione di abitanti, un’area metropolitana di più di 3 milioni di abitanti, in una regione di 6 milioni di abitanti, in un Mezzogiorno che di abitanti ce ne ha 25 milioni. Quindi noi non possiamo essere la Disneyland o la Florida dell’Italia, perché non lo siamo, quindi dobbiamo essere in grado di poter, da un lato, avere questa grande crescita turistica che ci dà lavoro e questo consente distribuzione di reddito, più sicurezza in città e adesso chi viene a Napoli la tocca con mano e, dall’altro, dobbiamo mantenere anche i nostri asset industriali, la nostra tecnologia, il nostro manifatturiero, la nostra capacità creativa, la nostra moda, perché questo ci consente di avere poi un’economia che è veramente matura, che fa del turismo uno dei pilastri di un’economia molto più complessa”.

“Il problema del sud, ed io l’ho vissuto in tanti ruoli, girando per tanti posti, è da un lato il pregiudizio, però dall’altro l’autopregiudizio. Il pregiudizio perché in alcune parti, devo dire più in Italia che all’estero, dal momento che quando io ho negoziato per portare Apple a Napoli, ho avuto più dubbi a Roma che a Cupertino, quindi questo significa che alla fine il pregiudizio è più prossimo rispetto all’estero. Però dall’altro, c’è anche un autopregiudizio, cioè pensare che noi non siamo all’altezza della sfida. Quindi prima di fare qualcosa di grande cominciamo a dire noi è meglio che facciamo qualcosa di piccolo. Allora questo è quello che io vedo che sta succedendo a Napoli, ad esempio è successa al Rione Sanità. Superare l’autopregiudizio, avere la consapevolezza che noi ce la possiamo fare come gli altri, come del resto storicamente ce l’abbiamo sempre fatta, e possiamo vincere anche sfide complesse. Quando superiamo questa barriera, allora veramente si possono fare delle cose grandi. E questo devo dire in tanti luoghi, non solo a Napoli, devo dire in Puglia, anche in parte della Sicilia, sta avvenendo. E questo è un segnale molto importante, c’è un risveglio e anche una ripresa di coscienza delle nostre potenzialità, e lo fanno soprattutto i giovani, di cui parliamo tanto male, ma forse i nostri giovani sono un po’ più, diciamo, competitivi di noi”.

A proposito delle infrastrutture sportive come gli stadi ma anche tutte quelle collaterali in grado di ospitare giovani dando loro opportunità e sfogo ai propri sogni, il sindaco Manfredi aggiunge: “Sicuramente lo sport è anche quello un grande volano. È un volano di economia, è un grande volano di inclusione sociale. Perché, diciamo, se noi guardiamo l’esperienza di Napoli, e poi rispondo sullo stadio, i grandi cambiamenti che sono avvenuti nei quartieri più difficili, sono avvenuti tramite lo sport. La palestra delle Fiamme Oro alla Sanità, la palestra di Pino Maddaloni a Scampia, la palestra del Kodokan a piazza Carlo III, dove decine e centinaia di ragazzi che si picchiavano per strada oppure facevano le baby gang dell’epoca, sono stati educati alle regole facendo sport. Quindi, noi dobbiamo pensare allo stadio Maradona e noi cercheremo di pensarci, però pensiamo anche allo sport diffuso, cioè a fare in modo che lo sport diventi un grande strumento di inclusione sociale. Napoli ha vinto il titolo alla competizione di Capitale Europea dello Sport 2026 proprio con questo claim, ossia lo sport come inclusione sociale, perché noi crediamo molto che con questo progetto che abbiamo fatto, che è molto bello andare allo stadio ma è ancora più bello giocare a pallone in un campetto di periferia e adesso noi abbiamo questa sfida delle grandi infrastrutture. Napoli non ha uno stadio in grado di poter accogliere gli Europei a cui parteciperà l’Italia organizzata dall’Italia con la Turchia, non ha un grande palazzetto dello sport, avendo una squadra oggi di basket che sta ai primi posti in classifica ed essendo potenzialmente una città dove lo sport, il basket o la pallavolo possono fare 10-12 mila spettatori. Il nostro palazzetto che fa 4 mila è super esaurito in ogni momento”.

Adesso è il momento dell’investimento, dell’investimento pubblico, per noi va molto bene il PNRR dove abbiamo progetti molto importanti quali l’albergo dei poveri dove abbiamo un grande hub culturale con biblioteche, musei ma anche industria creativa perché noi pensiamo sempre al tema del creare lavoro, noi dobbiamo creare lavoro perché è il modo per rendere libero il sud e rendere liberi i ragazzi del sud. Abbiamo gli interventi alle vele di Scampia, a Taverna del Ferro a San Giovanni a Teduccio, ai Bipiani Ponticelli, cioè straordinari interventi di rigenerazione urbana di luoghi che venivano considerati abbandonati, cioè dove si pensava che nulla poteva succedere e dove c’erano centinaia e migliaia di famiglie che vivevano in condizioni di abbruttimento senza i diritti elementari costituzionali: la casa, l’acqua, l’energia elettrica, però poi ci vuole anche l’investimento privato, nel senso che quello che oggi ci manca al sud è la leva dell’investimento privato. Cioè io credo che un grande palazzetto dello sport, un grande stadio debba avere sicuramente un supporto della finanza pubblica quindi della fiscalità generale ma poi ha bisogno di un grande investimento privato. Allora io penso che il vero tema, la vera nuova sfida che noi abbiamo, e ne abbiamo tante, sia quella di riportare l’investimento privato sano nel mezzogiorno che è un luogo dove c’è una straordinaria opportunità. Pensiamo a molte città e realtà del nord, ad esempio Milano, che non dico che sia una città satura però è una città dove chiaramente la presenza di tante infrastrutture di un ambiente già competitivo rende l’investimento meno sfidante e anche meno produttivo, quindi se noi portiamo i nostri imprenditori, i nostri fondi di investimento internazionali ad investire a Napoli, a Bari, a Palermo quella rappresenta veramente la svolta definitiva perché dimostriamo che gli altri credono in questo territorio. Quindi non solo leva pubblica fondamentale, quindi noi dobbiamo continuare sulle infrastrutture, sull’alta velocità, la Napoli-Bari sarà una grande trasformazione, però adesso ci vogliono gli investitori privati e penso che adesso il Mezzogiorno si meriti anche gli investitori privati, è ovvio che per far questo ci vuole legalità però anche su quello si stanno facendo le passi in avanti e ci vuole buona amministrazione, un altro aspetto molto importante”.

Circa il bando per Cimitero delle Fontanelle, il sindaco di Napoli spiega: “Si, in realtà abbiamo fatto un bando internazionale che è un bando molto innovativo sulla gestione e l’apertura al pubblico di questo luogo che è il Cimitero delle Fontanelle, che rappresenta uno dei posti più belli di Napoli, un posto iconico dove c’è il culto delle anime dei morti, che poi è un grande ossario in una cava greca, un bando internazionale a cui hanno partecipato anche spagnoli francesi ed alla fine ha vinto la cooperativa “La Paranza” del territorio del Rione Sanità, ragazzi che sono cresciuti e sono diventati imprenditori loro stessi ed hanno vinto un bando internazionale ed anche quello è un modo per dare competitività perché non è che noi abbiamo regalato quel posto a qualcuno, abbiamo fatto un regolare bando”.

E poi conclude sullo Stadio Maradona: “La nostra idea è di ristrutturare il Maradona e di riportarlo ai requisiti che gli consentano poi di poter ospitare gli europei. Stiamo lavorando su quella che è la struttura diciamo di finanza che ci consente di farla mettendo insieme sia capitale pubblico che capitale privato. Quindi ci auguriamo che ovviamente ci sarà anche la società Calcio Napoli, stiamo lavorando su un progetto anche con l’aiuto del presidente Gravina che ha promesso di aiutarci, perché ovviamente ci serve anche un po’ di finanza pubblica, però credo che se riusciamo a trovare una formula innovativa riusciremo a fare un bello stadio a Napoli”.

SCARICA IL PDF DELL'ARTICOLO

[bws_pdfprint display=’pdf’]

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi gli ultimi articoli di Riparte l’Italia via email. Puoi cancellarti in qualsiasi momento.

Questo sito utilizza i cookie per migliorare l'esperienza utente.