Nella giornata del 24 novembre, Felice Uricchio, Componente del Comitato tecnico scientifico livelli essenziali delle prestazioni e Presidente ANVUR, ha dialogato con Luca Telese, giornalista di La7, durante il panel “Tra riconversione e innovazione del sistema imprenditoriale italiano”, nel corso degli Stati Generali della Ripartenza organizzati a Bologna dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia.
Uricchio inizia il suo intervento con i ringraziamenti di rito spiegando poi l’importanza dell’ANVUR: “Grazie per la presentazione e grazie per l’invito al caro amico Luigi Balestra per avermi dato questa occasione di confronto sulle riforme e parlare dell’autonomia differenziata, di riforme, di sistema. Ringrazio per aver richiamato un’autorità che molto spesso viene poco conosciuta, ma noi vogliamo essere discreti, e lo diceva efficacemente il nostro moderatore, perché le autorità che governano in modo fragoroso, spesso, sono quelle che fanno danni. L’ANVUR ha il compito di assicurare la qualità e quindi di promuovere un modello virtuoso di tutto il sistema dell’educazione nel nostro Paese, quindi le 99 università pubbliche, private e telematiche, i 20 enti di ricerca che ci sono nel nostro Paese, e poi tutto il sistema dei conservatori, dell’Accademia delle Belle Arti, etc… Sono quasi 300 le istituzioni su cui ANVUR esercita questo potere di vigilanza, ma è un potere rispettoso, perché l’articolo 33 della Costituzione prevede la libertà di insegnamento e l’autonomia, quindi dobbiamo conformare dei modelli di qualità, a rispetto ovviamente della legislazione internazionale, europea e nazionale, tutto il sistema, ma ovviamente garantendo l’autonomia didattica, la libertà di ricerca, che sono valori forti della nostra Carta Costituzionale”.
In merito alle riforme ed all’autonomia differenziata, Uricchio aggiunge: “Con riferimento poi specifico al tema delle riforme e dell’autonomia differenziata, devo dire che io faccio parte della Commissione Cassese, la Commissione che si sta occupando dei famigerati LEP, cioè i livelli essenziali delle prestazioni. E visto che parlavamo stamattina di riforme, posso dire che ci sono delle riforme che sono progettate come quella della riforma costituzionale sui poteri del Presidente, sull’elezione diretta del Presidente, e poi ci sono altre riforme che pur essendo approvate non sono attuate. Diceva Aldo Moro che le riforme, molto spesso, utilizzano la tecnica del rinvio. Cioè non entrano in vigore subito, perché bisogna in qualche modo studiarle. Beh, la riforma costituzionale del titolo V, come anche la riforma delle regioni del 1948, ha tempi medi di studio che sono dai 20 ai 25 anni. Le regioni a statuto ordinario sono state istituite nel 1970, quindi 22 anni dopo la Carta Costituzionale. La riforma del titolo V, quella del cosiddetto federalismo asimmetrico, simmetrico e dell’autonomia omogenea e differenziata, ecco non è ancora stata attuata. E per poterla attuare ci sono tre tasselli importanti, che oggi iniziano in qualche modo a prefigurarsi”.
“Il primo è la definizione dei LEP, – prosegue Uricchio – cioè dei livelli essenziali delle prestazioni che devono essere assicurate con criteri di uniformità su tutto il territorio nazionale, e che concernano i diritti civili e sociali e quindi sono protesi all’attuazione di un principio costituzionale di uguaglianza su tutto il territorio nazionale. Il secondo livello è quello della definizione attraverso intese anche di funzioni che possono essere trasferite alle regioni, quindi in modo differente sul territorio nazionale, il cosiddetto federalismo asimmetrico. E poi il terzo strumento è quello della legge generale sulla perequazione, quella che dovrebbe governare anche i rapporti di natura finanziaria. Questi tre tasselli sono ancora inattuati, dopo oltre vent’anni dall’entrata in vigore della riforma del titolo quinto. E quindi occorre acquisire una consapevolezza, cioè se una riforma va realizzata ed attuata, allora occorre anche dotarsi degli strumenti attuativi. Il lavoro che stiamo facendo con il professor Cassese è un lavoro di ricognizione dei LEP e poi anche di definizione dei LEP futuri. Quali sono i livelli essenziali delle prestazioni che vanno garantiti su tutto il territorio nazionale, a legislazione invariata e quali possono essere anche nell’ottica evolutiva per rafforzare le garanzie ed estenderle anche con criteri di omogeneità su tutto il territorio nazionale. Ecco, definiti i LEP, si devono definire anche le risorse, i fabbisogni e i costi standard e poi completare il sistema anche di carattere finanziario. Quindi sia con riferimento all’attuale assetto, ossia tenendo conto dei vincoli di bilancio esistenti, ma anche poi prospetticamente, anche guardando gli strumenti finanziari di cui dotarsi per poter rafforzare le garanzie, ma allo stesso tempo promuovere dei modelli di federalismo virtuoso e competitivo che sono funzionali anche alla crescita del nostro Paese. Riforme quindi da attuare? Sì, perché appunto le riforme sono necessarie per dare appunto forma al nostro Paese”.
In merito alle preoccupazioni di Telese circa eventuali elementi disgreganti e diseguaglianze che potrebbe introdurre una riforma dell’autonomia, Uricchio condivide in parte il pensiero del giornalista moderatore: “Sì, certo, io condivido questa preoccupazione, però se il modello viene realizzato nella sua complessità e coerenza, i rischi vengono in qualche modo anche limitati o addirittura superati. Bisogna però liberare il tema dell’autonomia da un pregiudizio di carattere ideologico. L’autonomia significa autòs e nòmos, potere di darsi le regole, e le regole sono necessariamente diverse se si muovono all’interno di una cornice. Come possono essere diversi modelli organizzativi? Se però l’autonomia si coniuga al principio di responsabilità e soprattutto se questo avviene all’interno di un quadro complessivo in cui le garanzie vengono assicurate ed i diritti civili e politici vengono attuati con criteri di uniformità, allora l’autonomia è scevra da egoismi e diventa strumento di crescita”.
“Io credo che questo lavoro, a cui sto partecipando con entusiasmo, – conclude Uricchio – della costruzione dei LEP possa essere utile, perché abbiamo definito oltre 260 LEP ed abbiamo anche inteso assicurare su tutto il territorio nazionale diritti forti ed esigibili. Abbiamo costruito il concetto di LEP in senso prestazionale, cioè una prestazione che va realizzata, quindi non teorico o con un modello assolutamente astratto ma concreto. E, se questo modello funziona e si completa con la legge di perequazione finanziaria e poi ovviamente anche con le intese con le regioni, io penso che potrà dare dei frutti. Però, ovviamente, è una sfida che va portata avanti senza cedimenti e soprattutto tenendo anche conto della complessità dell’attuale contesto finanziario, perché appunto anche i diritti costano e quindi occorre tener conto anche dei vincoli di bilancio che devono essere anche necessariamente considerati nell’attuazione delle LEP. LEP non significa livello minimo, significa livello essenziale. Quindi i diritti vanno garantiti, vanno garantiti con uniformità. Per poter fare questo occorrono le risorse e le risorse devono essere reperite attraverso soprattutto un efficientamento della spesa pubblica”.








