Fabio Pinelli, Vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza 2025 “Insieme per far crescere l’Italia”, organizzati a Bologna dal 27 al 29 novembre 2025 dall’Osservatorio economico e sociale “Riparte l’Italia”.
Il suo intervento si è tenuto nel panel “Il CSM di oggi e quello di domani”, dove ha dialogato con Luigi Balestra, Presidente dell’Osservatorio Riparte l’Italia.
Ecco una sintesi del suo intervento.
Fiducia nella magistratura e delegittimazione
- Riconosce il cambiamento: “c’è stato un mutamento… della percezione rispetto alla figura del magistrato”.
- Indica una doppia responsabilità: una parte della magistratura che non ha trasmesso “la cultura del dovere, la cultura del servizio anziché quella del potere” e una responsabilità di “società civile” e “politica” nel non riconoscere adeguatamente il ruolo.
- Avverte sul rischio: “quello della delegittimazione è un fare pericoloso” perché dopo la politica, distruggere anche la magistratura “rompiamo un patto di unione tra società e cittadini” e “miniamo alla radice la democrazia liberale”.
Efficienza della giustizia e “giustizia del futuro”
- Sposta il fuoco: l’efficienza è “del tutto estraneo al tema dell’architettura costituzionale”.
- Propone un cambio di visione: “immaginare… la giustizia del futuro… che lasciamo ai nostri figli” in “un cambiamento d’epoca”.
- Sostiene che la giurisdizione non può risolvere tutto: “non può essere il luogo di risoluzione di tutti i conflitti sociali” e usa la metafora della lavatrice: “cinque chili… 10, 15, 20 chili” con effetti su tempi e qualità: “giustizia che in fondo non arriva mai”.
- Chiede di guardare “fuori”: “devono essere luoghi di soluzione dei conflitti fuori dalla giurisdizione” e “non tutto può essere penalmente rilevante”.
Demografia e intelligenza artificiale come fattori sistemici
- Indica due grandi driver: “tema demografico” e “rivoluzione dell’intelligenza artificiale”.
- Collega i numeri e l’impatto: “da qui al 2050 avremo 45 milioni di europei in meno e 250 milioni… africana in più” e bisogna capire l’impatto su “immigrazione” e “risposta giustizia”.
- Traduce in scelte organizzative: “quanti tribunali avremo bisogno… tribunali delle imprese, ridisegnare una geografia giudiziaria”.
CSM: trasparenza, tempi e “casa dei magistrati”
- Precisa il ruolo: il Presidente è “il Presidente della Repubblica… la vera guida del Consiglio”.
- Rivendica risultati organizzativi: “tabelle… in tempo reale”, “pochissimo arretrato”, nomine ridotte “da quasi due anni a circa sei mesi”.
- Obiettivo culturale-istituzionale: il CSM come “la casa dei magistrati”, per dare “riconoscimento” e migliorare il servizio ai cittadini: “se noi siamo al servizio degli uffici giudiziari il servizio che loro ricevono… è ancora migliore”.
Riforme: niente “entusiasmo” né “catastrofismo”
- Chiede equilibrio: “non avere un atteggiamento né di entusiasmo eccessivo né catastrofico”.
- Sul merito, invita a spiegare le opzioni: separare “alta amministrazione” e “attività… disciplinare” può essere “ragionevole”, ma serve anche una visione “a 360 gradi” perché gli istituti “si intersecano”.
- Punto chiave: “le norme non sono tutto”; non bisogna attribuire alle norme “un potere salvifico”.
Cultura professionale: autonomia e imparzialità “non fanno parte del kit”
- Sottolinea che i requisiti vanno vissuti: “autonomia, indipendenza e imparzialità… non fa parte del kit, ve lo dovete guadagnare tutti i giorni” con “competenza… cultura del dubbio… cultura dei doveri”.
- Denuncia l’attacco alla funzione: magistrati “dileggiati sui social”; chiede rispetto per chi esercita funzioni pubbliche: “deve essere anche rispettato nella funzione che esercita”.
Formazione e “saperi condivisi”
- Parte da un punto fermo: “competenze tecniche di altissimo livello” come “risorsa del Paese”.
- Spinge su fiducia e motivazione: senza sostegno le nuove generazioni si sentono “sfiduciate, delegittimate”.
- Indica la direzione: “carriere divise ma saperi condivisi”; confronto tra “magistratura”, “avvocatura” e “accademia”; “mescolare i saperi, le culture, le esperienze”.
Giustizia mediatica e reputazione
- Denuncia una degenerazione: processi fuori dall’aula, serve responsabilità: “magistrati parlino solo con i provvedimenti” e “avvocati non facciano i processi in televisione”.
- Richiama un tema strutturale: codice penale del 1930 e proliferazione di reati (“neanche Google riesce a dare una risposta”).
- Conclude sul bene da proteggere oggi: “la reputazione… è il bene più grande” e il processo penale può lederla; bisogna “pensare a come poter proteggere la reputazione”.








