“La crisi dell’ex Ilva di Taranto sta assumendo una dimensione che va ben oltre il piano industriale e occupazionale.
L’avvio delle procedure di licenziamento collettivo che interessano oltre 2.500 lavoratori dell’indotto, riferibili a 28 aziende dell’appalto, rischia infatti di produrre effetti significativi sulla domanda interna e sulla tenuta del sistema economico locale.
La questione non riguarda esclusivamente i lavoratori coinvolti, ma investe l’intero ecosistema economico che gravita attorno al polo siderurgico, il quale occupa oltre 8.000 addetti diretti e genera un’estesa rete di attività economiche, consumi e servizi sul territorio”.
Questa la posizione di Confesercenti, rappresentata dal vicepresidente nazionale Vincenzo Schiavo, al tavolo sull’Ilva a Palazzo Chigi, sottolineando che “la crisi dell’ex ILVA rischia di trasformarsi in una più ampia crisi dell’economia urbana e di prossimità.
La perdita o la significativa riduzione di migliaia di redditi da lavoro determinerebbe un impatto immediato sui consumi delle famiglie, con inevitabili ripercussioni sul tessuto imprenditoriale locale.
Le prime conseguenze riguarderebbero il **commercio al dettaglio, la ristorazione, i pubblici esercizi, i servizi alla persona, le attività professionali, la mobilità e il turismo di prossimità”, sottolinea Confesercenti.
“Nel solo Comune di Taranto operano 4.363 imprese del commercio e della ristorazione, con 11.539 addetti, mentre a livello provinciale il comparto conta 12.423 imprese e 33.868 occupati.
Si tratta di una componente essenziale dell’economia locale, costituita prevalentemente da micro, piccole e medie imprese strettamente dipendenti dall’andamento dei redditi delle famiglie e dei consumi”.
“Per molte attività economiche, una contrazione anche contenuta ma prolungata della capacità di spesa delle famiglie – spiega Confesercenti – potrebbe tradursi in una riduzione del fatturato, in tensioni di liquidità, nella contrazione dei livelli occupazionali e, nei casi più fragili, nella cessazione dell’attività.
Particolarmente esposte risultano le imprese localizzate nelle aree maggiormente interessate dai flussi di reddito generati dallo stabilimento e dal relativo indotto.
Tali criticità si inseriscono in un contesto già caratterizzato dall’aumento dei costi operativi, dalla debolezza della domanda e dalle profonde trasformazioni dei modelli di consumo, fattori che incidono in misura crescente sulla sostenibilità economica delle attività di minore dimensione”.








