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Guida autonoma, tra ambizioni tecnologiche e resistenze culturali | Alberto Viano, Presidente ANIASA

Alberto Viano, Presidente Associazione Nazionale Industria dell’Autonoleggio, della Sharing mobility e dell’Automotive Digital, ha partecipato agli Stati Generali della Ripartenza 2025 “Insieme per far crescere l’Italia”, organizzati a Bologna dal 27 al 29 novembre 2025 dall’Osservatorio economico e sociale “Riparte l’Italia”.

Il suo intervento si è tenuto nel panel “Sperimentazione e sviluppi della guida autonoma“, moderato dalla giornalista Maria Leitner.

Ecco l’intervista rilasciata prima di partecipare all’evento.

Buongiorno, oggi si parlerà di sviluppo della guida autonoma e quindi di futuro. A che punto siamo?

Direi che è una delle tante ambizioni che sta procedendo non al ritmo che era atteso. Oggi abbiamo parlato e parleremo brevemente di uno studio del Massachusetts Institute of Technology che nel 2019 dava il 2025 come anno dove avremmo avuto larga diffusione di vetture a guida autonoma.

La realtà è che gli investimenti si sono un po’ raffreddati, c’è stato il Covid, ma soprattutto quello che io credo è che sia necessario non pensare che sia sufficiente la tecnologia autonoma per avere la guida autonoma. Oltre alla parte normativa ci vuole anche che gli utenti siano pronti a voler avere un’auto a guida autonoma.

E se posso dire una piccola sottigliezza, attenzione perché sui taxi driverless penso che ci potremmo arrivare, sulle auto a guida autonoma per tutti sarà un pochino più difficile. C’è una differenza tra driverless e self-driving che credo sia ancora molto importante.

Questo perché Italia ed Europa non sono ancora pronte ad accogliere queste innovazioni?

Io credo che ci sia una resistenza culturale sicuramente e ci sia anche una grandissima incertezza normativa. È un tipico approccio europeo: prima normare e poi far funzionare. Storicamente però il mondo non funziona così: prima ci sono i fenomeni e poi si normano.

Il rischio è che di fronte a un fenomeno complesso, che tende a stravolgere tante abitudini dei conducenti, la normativa diventi talmente complessa da adempiere da scoraggiare l’implementazione.

Quanto è importante, su un tema così complesso, il dialogo tra istituzioni, imprese e società civile?

Credo che sia fondamentale, anche perché se vogliamo davvero che le auto a guida autonoma abbiano un’utilizzabilità diffusa, gli standard tecnologici sono centrali e lo standard tecnologico arriva solo tramite il dialogo.

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