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Vi spiego i trattori tedeschi e la decarbonizzazione in Germania | L’analisi di Pia Saraceno

L’agricoltura europea vive di sussidi ed esenzioni fissati dalla politica agricola in Europa e dalle legislazioni nazionali : ogni loro cambiamento ha incontrato opposizione rumorose in tutti i Paesi. La recente occupazione dei trattori a Berlino segue quelle di alcuni anni fa dei gilet gialli in Francia e quelle dell’anno scorso in Olanda. Ne sono derivate revisioni sul ruolo dell’agricoltura per la riduzione delle emissioni di CO2. Sotto la pressione degli agricoltori, tutte le istituzioni europee hanno di fatto contribuito ad annacquare gli impegni per raggiungere una maggiore sostenibilità nella filiera agricola ed alimentare attraverso proroghe e rinvii di prescrizioni ed obiettivi: uso dei glifosati ancora per 10 anni, indebolimento di norme del Regolamento sul ripristino della natura, eliminazione degli allevamenti intensivi dalla normativa sulle emissioni ecc.

L’opposizione alla Strategia Farm to Fork e alla Strategia Biodiversità 2030, parte integrante del Green Deal europeo, delle lobby degli agricoltori europei ha segnato le dimissioni di Timmermans dalla vicepresidenza della Commissione, con delega per il clima e il Green Deal, e la vincita dell’estrema destra alle elezioni del 2023 in Olanda. Restano gli impegni contenuti nella nuova PAC 2023-2027, dove si prevede che il 40 % della sua dotazione finanziaria complessiva sia destinata al sostegno di progetti che contribuiscono al conseguimento di obiettivi legati al clima e che i pagamenti diretti gestiti direttamente dagli stati nazionali siano subordinati a requisiti ambientali e climatici rigorosi.

Un certo grado di discrezionalità nell’interpretazione sul rigore dei criteri da parte di ciascun Paese per tenere a bada le opposizioni interne è forse scontata, mentre crescono timori che nel prossimo Parlamento europeo, si possano mettere a punto nuovi aggiustamenti. Tutti i Paesi europei prevedono in aggiunta ai sussidi Pac agevolazioni in diversa forma per i consumi di combustibili fossili in agricoltura, la loro eliminazione accelerata in Germania, per far fronte ai vincoli di finanza pubblica a seguito della sentenza della Corte costituzionale, è stata la causa scatenante e viene cavalcata, come in Olanda, dai partiti di estrema destra fino ad ora contrari alle agevolazioni al sistema agricolo.  In Italia le esenzioni di varie imposte sono previste per autotrasporto, agricoltura e pesca.

Quelle per l’ agricoltura ammonterebbero  ad  un miliardo. In uno studio sul suo impatto sul reddito di un agricoltore del 2019 in Piemonte questa agevolazione rappresentava in media un 20%. Si tratta dunque di un contributo significativo.  Nei Piani Nazionali di Transizione Energetica si stabilisce che le agevolazioni a carburanti di origine fossile vanno ridotti nel tempo secondo scalette stabilite che dovrebbero essere già operative. L’Italia ha ottenuto un rinvio, ma si è impegnata, per avere la quarta rata del PNRR, alla loro graduale eliminazione a partire dal 2026 ed entro il 2030. Sarebbe opportuno prevedere per tempo una strategia che coinvolga la categoria e preveda compensazioni per la transizione in grado di raggiungere gli obiettivi della sostenibilità per rendere la cosa praticabile.

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