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Tommaso Miele, Presidente aggiunto Corte dei Conti: “La funzione non deve mai diventare potere” | Stati Generali della Ripartenza

Nella giornata del 25 novembre, Tommaso Miele, Presidente aggiunto Corte dei Conti, ha dialogato con Gianni Trovati, giornalista de Il Sole 24 Ore, durante il panel PNRR e cambiamento del volto del Paese: quali i grandi obiettivi?”, nel corso degli Stati Generali della Ripartenza organizzati a Bologna dall’Osservatorio economico e sociale Riparte l’Italia.

Trovati domanda se, per uscire da una sorta di scontro frontale, sia in qualche modo da cambiare il controllo della Corte dei Conti ed eventualmente come. E Tommaso Miele replica così: “Grazie a Gianni Trovati, buongiorno a tutti e ringrazio anche chi ha voluto coinvolgermi in questa bella iniziativa di riflessione. Dico subito a Gianni Trovati che l’impegno a fornirti una risposta quasi ufficiale sul Sole 24 Ore, lo mantengo. Anche se poi ricordo che tu il giorno dopo il mio intervento a Palermo, riportasti puntualmente un po’ quello che io penso, in ordine non solo al cambiamento dei controlli sul PNRR e proprio nel rapporto Corte dei Conti-Pubblica Amministrazione, ma sul ruolo della Corte in generale. E che io sia, come dire, su posizioni un po’ diversificate rispetto anche agli altri vertici della Corte, ahimè è noto, perché è stato detto anche in occasione dell’incontro, proprio a margine di quel contrasto che secondo me fu frutto di un grosso equivoco e anche di una certa strumentalizzazione politica, quello che ci fu a maggio che ha dato poi luogo all’abolizione del controllo concomitante e anche al rinnovo del cosiddetto scudo erariale. Anche in occasione dell’incontro con il Governo, perché ci incontrammo, i tre vertici della Corte e il Governo, io manifestai quello che ho detto a Palermo, l’ho detto in tante altre occasioni, è noto anche perché è stato scritto sui giornali e lo ribadisco anche oggi”.

Perché io dico questo, – spiega Tommaso Miele – noi abbiamo un’opportunità storica, quella del PNRR, ed abbiamo, e quasi mi emoziono a dire questo, una grande responsabilità per cogliere in pieno quest’occasione e lasciare un’Italia migliore ai nostri figli. Quindi dobbiamo mettere da parte ogni strategia di potere. Io dico sempre, lo voglio ribadire anche oggi, che la funzione non deve mai diventare potere per noi che occupiamo ruoli istituzionali e mai come in quest’occasione non deve diventare potere, anche con riferimento alla Corte dei Conti. Perché ahimè, oggi, e mi piace evocare quello che disse proprio a proposito del PNRR il Presidente della Repubblica Mattarella qualche mese fa: “Ci dobbiamo mettere tutti dietro la stanga”. Io non sapevo che cosa fosse la stanga, poi ho visto, significa dietro al carretto per spingere. Noi siamo qui per gli stati generali della ripartenza e il titolo di questa tavola rotonda è quali grandi obiettivi? L’obiettivo è quello di un’Italia migliore, che riparta il Paese, che riparta l’economia, che lasciamo una società migliore ai nostri figli. E allora anche la Corte, dev’essere una Corte al servizio del Paese”.

Poi Tommaso Miele aggiunge: “Intanto va dato atto, e qui veramente lungi da me qualsiasi considerazione politica perché io faccio riferimento al Paese e devo esprimere quindi soddisfazione, di come siano state superate anche le criticità emerse nei primi anni di gestione del PNRR, i grandi ritardi e anche gli errori fatti, ahimè. Quindi quanto mai opportuna è stata la rimodulazione. Però oggi c’è veramente da metterci tutti dietro la stanga e spingere il Paese verso l’obiettivo di cogliere tutte le opportunità, di intercettare tutte le risorse, e anche la Corte deve fare il suo ruolo. Anche la Corte deve cambiare ruolo, io lo dico, vedo gli amici della Corte in presenza, ma nel mio ruolo di Presidente aggiunto della Corte lo voglio dire, lo dico in tanti convegni, lo dirò anche lunedì in un altro grosso convegno che ci sarà a Roma, la Corte deve cambiare il proprio ruolo perché non possiamo più dire la messa in latino. Oggi la Corte deve svolgere un ruolo di collaborazione nei confronti delle amministrazioni. Oggi le difficoltà che hanno le amministrazioni pubbliche sono soprattutto relative alla paura della firma. Guardate, io non sono solo Presidente aggiunto della Corte, io sono Presidente della sezione giurisdizionale più importante d’Italia, quella del Lazio, ossia proprio quella a cui fa riferimento di più la paura della firma, anche per carico di lavoro e qualità dei giudizi. Ebbene ve lo dico, oggi la Corte deve avere una posizione recessiva sul fronte della responsabilità e incentivare il ruolo collaborativo nei confronti delle amministrazioni pubbliche. Così si vince e si supera la paura della firma di amministratori e dirigenti, oltre che con la qualità della regolazione. Io in un articolo sull’Espresso parlai di qualità della regolazione per vincere la paura della firma e sicuramente esiste il problema della regolazione dei servizi. Oggi peraltro abbiamo un nuovo codice dei contratti pubblici che va messo alla prova sul campo. Però intanto è un segnale anche verso questa direzione”.

“Però ecco, torno al ruolo della Corte, – prosegue Tommaso Miele – oggi voglio assumermi anche la responsabilità di lanciare in quest’occasione, negli Stati Generali della Ripartenza, un segnale e un messaggio di politica istituzionale, perché io sono il Presidente Aggiunto della Corte e il mio pensiero è noto. Oggi non possiamo noi continuare ad esercitare la funzione come potere, lo dico anche ai colleghi. Io a Palermo ebbi molti apprezzamenti da grandi personaggi istituzionali. Oggi la Corte deve mettersi al servizio delle amministrazioni pubbliche. E anche il legislatore, perché la Costituzione diche che la legge la fa il legislatore e il giudice è tenuto ad applicare la legge. Perché io mi sono confrontato su queste mie idee, cioè di incentivare la posizione collaborativa della Corte attraverso la valorizzazione della funzione consultiva da parte delle sezioni regionali della Corte dei Conti”.

Tommaso Miele cita poi vari esempi e metafore: “Mi diceva una mia collega in Piemonte, un paese di poche centinaia di anime, con tre o quattro dipendenti, che gli erano stati assegnati finanziamenti per 20-30 milioni. Ma immaginiamo come fa il povero dipendente? Ha bisogno del conforto di qualcuno che gli dica “stai facendo bene”. Ma ora ha bisogno di dirlo. Non fra dieci anni, quando la Procura regionale andrà a chiedergli conto se hai sbagliato dieci anni fa. Io uso sempre la metafora del vigile, della Polizia Municipale. Dico, ecco, io non sono per una Polizia Municipale, una Corte, dico, che si nasconda dietro alla siepe e faccia arrivare a casa la multa dopo che comunque l’automobilista è passato ad una velocità eccessiva. Io dico invece che bisogna uscire fuori la siepe e dire all’automobilista attenzione perché la curva è pericolosa. Attraverso questa metafora vorrei dire che bisogna incentivare anche il legislatore, e lo dico, non è che bisogna prendere l’accordo, ecco perché dicevo prima che il giudice è soggetto soltanto alla legge e la legge la fa il legislatore. Perché se i vertici della Corte o i magistrati della Corte, faccio riferimento per esempio all’Associazione Magistrati, non sono d’accordo, il legislatore nell’interesse del Paese deve andare avanti, deve incentivare quindi la funzione consultiva delle sezioni regionali di controllo della Corte e anche un istituto nuovo, quello della richiesta di sottoposizione di un determinato provvedimento. Non su tutti i provvedimenti perché altrimenti si ingolferebbero le sezioni regionali della Corte, ma queste per esempio del PNRR sì, sarebbe l’occasione giusta di chiedere la sottoposizione al controllo preventivo di legittimità in maniera che chi deve firmare non avrà più paura, perché la Corte lo dice subito se lo può fare o no.

E guardate, – conclude Tommaso Miele – questo lo dico veramente in maniera accorata, è questa la strada giusta. E lo dico anche ai colleghi della Corte, ma tanto mi conoscono tutti, sanno tutti come la penso io, quindi ormai di nemici ne ho abbastanza. Vedo Massimiliano Tello e Marco Villani che sorridono. Per cui non dobbiamo, anche perché non mi devo sottoporre più ad alcuna elezione quindi se non condividono non me ne frega nulla, lo dico bello chiaro chiaro, dicevo non dobbiamo fare la fine dello stolto perché lo stolto, mentre il saggio gli indicava la luna, continuava a guardare la punta dell’indice. Anche noi se non vogliamo subire riforme nell’interesse del Paese sulla nostra testa, dobbiamo capire che non può essere più la Corte che esercita la funzione come potere. Deve essere una Corte che si metta a disposizione del Paese, al servizio del Paese, al servizio delle amministrazioni. E in questo modo riusciremo a dare un grande contributo anche nella realizzazione del PNRR nel suo insieme”.

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